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In lista d’attesa per cambiar sesso: 20mila euro a testa. Paga lo Stato

In lista d’attesa per cambiar sesso: 20mila euro a testa. Paga lo Stato

Sono 50mila i transessuali in Italia. Il 40% di loro è in attesa di un intervento chirurgico per modificare i connotati anagrafici e sessuali. Costo dell’operazione: 20mila euro a totale carico dello Stato, oltre alle spese di un’eventuale operazione bis se la prima fallisce o se presenta complicazioni.
Basta presentare domanda di “rettificazione di attribuzione di sesso” (disciplinata dalla Legge nazionale 164/1982) presso il proprio tribunale di residenza. E il gioco è fatto. Anche chi vuole operarsi all’estero, dove i costi sono più contenuti, può ottenere facilmente il rimborso. In Thailandia per esempio operarsi costa 10mila euro, ma se si ottiene l’autorizzazione a operarsi all’estero di potrà comunque chiedere rimborso alla propria Asl. I tempi di attesa sono comunque contenuti.

Le operazioni presso gli ospedali italiani sono 100 al mese ma di fronte all’impennata di richiste che si è registrata dal 2000 in poi non riescono a smaltire subite tutte le pratiche, a volte richiedono due mesi di attesa. Sempre poco a confronto con i tempi necessari per alcune prestazioni del servizio sanitario pubblico.

L’avvocato Alessandra Gracis ha appena mutato i propri connotati sessuali e anagrafici. A “Libero” racconta la sua esperienza e quella di molti suoi assistiti, transessuali anche loro che hanno fatto domanda per il cambio di sesso. «Si tratta di una vera e propria patologia cioè il "disturbo dell’identità di genere", non sempre le Asl sono in grado di fornire un’adeguata assistenza di tipo urologico e psichiatrico. In California dove mi sono recato io privatamente, sebbene la mia Ulss mi avesse indicato Trieste», spiega Gracis, «ho speso 23.000 dollari per l’intervento. «Ovviamente oltre al costo dell’operazione ho pagato un mese di degenza, viaggio in Usa e alla fine ho raggiunto i 50.000 euro, cifra che non tutti si possono permettere. Il mio intervento in America è durato 3 ore, ma se l’avessi fatto in Italia, sarebbe durato almeno 12».

Un po’ più complicato il ritorno a casa dopo l’operazione. Per Gracis è stato drammatico: «Nessun supporto psicologico dalle Ulss e nessuno che sia in grado di prescriverti gli ormoni corretti per compensare lo sfasamento ormonale dovuto al mutamento di sesso. Io mi reco sempre privatamente al S. Orsola di Bologna».

L’autorizzazione viene concessa più facilmente per i passaggi da femmina a maschio, perché non esistono centri italiani esperti in falloplastica ricostruttiva. Una delle migliori scuole europee per interventi di questo tipo è a Gent in Belgio.

Più difficile è ottenere il rimborso estero per i passaggi da maschio a femmina, perché vi è la presunzione che le Asl italiane siano in grado di effettuare questi interventi. «La chirurgia transessuale italiana non è all’altezza della situazione», spiega Gracis, «uno dei luminari mondiali è il nostro connazionale dott. Gennaro Selvaggi che attualmente opera all’estero proprio per la nostra arretratezza in questo settore». A volte gli interventi non riescono bene e si complicano con stenosi, fistole e infezioni con costi pesantissimi per le casse dell’erario e conseguenze devastanti per gli interessati.

«Una mia cliente Silvia a causa di complicazioni post intervento è rimasta ospedalizzata per un anno con costi di degenza assurdi per le casse pubbliche e uno strazio per lei. Per migliorare la chirurgia transgender», suggerisce Gracis, «sarebbe necessario istituire un centro unico nazionale di alta specializzazione di riferimento per tutte le Asl» senza disperdersi in un provincialismo ospedaliero che nuoce alle tasche di tutti gli italiani e soprattutto non dà adeguate garanzie di successo a chi si debba sottoporre all’intervento.

Oltre alla fase strettamente clinica il trans deve affrontare due passaggi giudiziari. Infatti, trattandosi di una patologia psichica, l’interessato deve fare istanza al tribunale di sua residenza che, previa istruttoria e relative perizie psichiatriche, ne accerti le condizioni psicosessuali e con sentenza accolga la domanda di rettificazione di attribuzione di sesso. Poi, fatto l’intervento, è necessaria una seconda causa per accertare l’intervenuta modifica delle caratteristiche sessuali del soggetto e per ottenere l’autorizzazione a trascrivere le nuove generalità all’anagrafe: è l’unico caso in cui l’ordinamento consente a un soggetto di scegliersi autonomamente un nome nuovo. Ovviamente la nuova identità del trans è pagata con la pecunia anche della siura Maria che non ha più nemmeno i soldini per i farmaci salvavita che la mutua non le passa più. Le tasche della collettività sopportano economicamente interventi costosissimi per andirivieni sessuali, mentre la sanità di noi banalissimi conservatori eterosessuali è totalmente squattrinata e a suon di esosi ticket. Sono le politiche progressiste per la famiglia del futuro: lo stato paga falloplastiche, ma non le mense del nido…

di Matteo Mion
www.matteomion.com

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Commenti all'articolo

  • aifide

    13 Aprile 2014 - 17:05

    Luxuria docet....................

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  • gibuizza

    13 Aprile 2014 - 17:05

    Ma chi ha votato una legge di questo tipo? Un poveraccio deve vivere senza i denti perchè la mutua non li passa e se uno vuole cambiare sesso dobbiamo pagarlo noi? Siamo impazziti.

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  • fossog

    13 Aprile 2014 - 14:02

    strano come il parassita vaticano non dica nulla su queste scelte..... è forse perchè questo parassita vaticano ha decine e decine di cliniche ed ospedali che spuntano convenzioni d'oro con il nostro SSN ? è perchè loro fanno operazioni simili a spese nostre ? di sicuro è una questione di soldi, e che passa sopra i loro sporchi dogmi medioevali, ovviamente.

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  • agostino.vaccara

    13 Aprile 2014 - 13:01

    Questa è una vera e propria corbelleria!!! Ma che senso ha??? Non è che chi vuole cambiare sesso è in pericolo di vita, è solo una scelta propria e come tale chi vuole farla se la dovrebbe pagare di tasca sua!!!

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    • kimmy

      09 Gennaio 2016 - 11:11

      Non è una scelta di vita ma un disagio psichiatrico o psicologico

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