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Foibe ed Esodo, Carla Cace e "l'Italia negata"

Foibe ed Esodo, Carla Cace e  "l'Italia negata"

Strana sorte quella delle vittime del comunismo: milioni di persone dimenticate dalla storia e dagli uomini. Kolyma, Magadan, Yodok, Kathyn, Goli Othok sono nomi che ai più non dicono granché, malgrado il loro essere stati luoghi d'orrore e di tormenti da girone dantesco. E' alla memoria di vittime dimenticate che è dedicato Foibe ed Esodo, l'Italia Negata (edizioni de Il Borghese) della giornalista Carla Isabella Elena Cace, esule di terza generazione autrice di altri due titoli sullo stesso tema: Foibe, Martiri Dimenticati e Foibe dalla tragedia all'esodo. "In Dalmazia, la mia famiglia è originaria di lì, non si infoibava: corda al collo, due pietre e giù in fondo al mare. Mio nonno la scampò per miracolo", spiega Elena, la cui opera esce in libreria proprio nel decennale della Legge 92 del 30 marzo 2004 che istituisce il Giorno del Ricordo (10 febbraio).


Un testo commemorativo?
"Molto di più! Un'inchiesta per comprendere cosa sia stato fatto e cosa ancora ci sia da fare dieci anni dopo l'approvazione della legge. Un viaggio a ritroso: dal 2014 scivoli indietro negli anni fino ad arrivare a raccontare, a descrivere cosa sia una foiba".
E perché?
"Gli ultimi testimoni dell'esodo stanno lentamente sparendo. E' necessario tenere alta l'attenzione sul tema e così raccolgo ancora racconti, storie, vicende umane. Con la fotografa Clio Crescente fotografa ci recheremo presto al Magazzino 18 del porto di Trieste per documentare ciò che è rimasto; poi per il 10 Febbraio 2015 proporrò un nuovo lavoro. C'è poco da fare, le persecuzioni titine sono materia tutt'oggi non molto nota. Alla scarsa conoscenza si aggiunge il fatto che i network fanno servizi sempre più sintetici sul tema e che la politica si ricordi di quell'orrore una volta l'anno. Impensabile".
Strumentalizzazioni?
"In 10 anni sono state fatte 10 commemorazioni istituzionali. Ha davvero senso? E' così che si pretende di far comprendere l'entità di quella tragedia?".
Ti è piaciuto Magazzino 18?
"Molto. La storia veicolata dall'arte, sensazionale. Eccetto un piccolo neo: la sequenza della bambina ad Arbe".
E cos'ha di male la scena?
"Ha di male le parole che sanno di velato giustificazionismo. A mio avviso avrebbe dovuto evitarle".
Ci hai parlato di tuo nonno esule che scampa alla morte in modo fortuito. Hai un padre che dirige un'importante rivista di genere, “Dalmatica”. Il tuo pare essere più di un lavoro di ricerca, quasi una missione...
"Gli ultimi testimoni dell'esodo stanno lentamente sparendo. E' necessario tenere alta l'attenzione sul tema e così raccolgo ancora racconti, storie, vicende umane. Con la fotografa Clio Crescente fotografa ci recheremo presto al Magazzino 18 del porto di Trieste per documentare ciò che è rimasto; poi per il 10 Febbraio 2015 proporrò un nuovo lavoro".

di Marco Petrelli
Twitter: @marco_petrelli

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