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L'intervista

Scajola: soldi, donne e sorprese Parla il pm che lo accusa: "Ecco perchè l'ho fatto arrestare"

Scajola: soldi, donne e sorprese Parla il pm che lo accusa: "Ecco perchè l'ho fatto arrestare"

La ’ndrangheta gli ha promesso 200 kg di tritolo. Ma lui non ha smesso di indagare sui rapporti, veri o presunti, tra cosche e politica. Giuseppe Lombardo è il magistrato antimafia di Reggio Calabria che ha chiesto l’arresto di Claudio Scajola e di altre sette persone per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, condannato a cinque anni in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Dottor Lombardo, nell’ordinanza di custodia cautelare non esiste prova di passaggi di denaro tra Matacena e Scajola.


«Quando si parla di soldi le ricostruzioni sono sempre complicate».

Ma nell’ordinanza non c’è traccia di questo.

«No, nell’ordinanza non c’è. Tenga conto, però, che ci sono quattro società riconducibili a Matacena e oggetto di sequestro, due con sede in Lussemburgo e due con sede nella repubblica della Liberia, su cui gli approfondimenti non sono agevoli e non è semplice avere risposte in tempi rapidi. Quindi su questo aspetto è difficile pronunciarsi. Comunque cercheremo di capire a che cosa servissero quelle società e che ruolo abbiano avuto».

Voi avete arrestato Scajola per il presunto piano di trasferimento in Libano di Matacena, che alla fine non viene realizzato, mentre non avete preso provvedimenti per lo sbarco dello stesso Matacena a Dubai. Secondo la vostra ricostruzione Cecilia e Giorgio Fanfani (figli dell’ex leader Dc Amintore) insieme con un’intera squadra di avvocati si sarebbero adoperati per farlo giungere nell’emirato.


«Le indagini non sono concluse. Il problema della mia risposta, e mi rendo conto di non essere esaustivo, è quello di non poterle dire che tipo di attività ci siano in corso. Chiaramente ci sono attività più ampie, ma oltre a questo non posso andare. Però il suo dubbio ha un fondamento. Lei è convinto…».

…che ci siano più elementi investigativi sul trasferimento a Dubai che su quello in Libano…

«In realtà non è così, perché le risposte non riguardano solo la materialità della condotta, è necessario dimostrare quale sia il grado di consapevolezza dei protagonisti… Per i personaggi raggiunti dall’ordinanza questo elemento era dimostrato senza ombra di dubbio, per gli altri non vi è certezza di questa adesione psicologica».

Intende dire che Cecilia Fanfani potrebbe dire che non sapeva della condanna in via definitiva?

«È esattamente così. E quando c’è un dubbio, va valutato a favore degli indagati».

Mi indichi un’intercettazione che dimostrerebbe l’«adesione psicologica» di Scajola…

«Quella dove dice alla moglie di Matacena, Chiara Rizzo, che deve “scegliere”: è una frase connessa al piano sul latitante, non facile da capire, ma dà la misura del grado di adesione a un determinato progetto, non mi sembra una cosa estemporanea».
La cosa certa è che sembrano tutti quanti un po’ una banda del buco: organizzano per Matacena il viaggio a Dubai dandogli delle garanzie e appena atterra l’ex politico viene arrestato.

«Eh sì, sì, e non è l’unica situazione di questo tipo, ma è proprio così».

Secondo alcuni siti, per esempio Dagospia, diverse intercettazioni “allusive” testimonierebbero un coinvolgimento sentimentale tra Rizzo e Scajola.

«Sinceramente non penso che sia così. C’è indubbiamente un legame molto confidenziale, questo sì, ma non credo si vada oltre. Certo le perquisizioni che abbiamo effettuato, comprese quelle informatiche, potranno dare risposte definitive anche su questo fronte».

Queste risposte non si trovano nelle intercettazioni non depositate?

«In quelle non si va oltre a ciò che lei ricava dalla lettura del provvedimento. In ogni caso la ricerca della prova connessa alle perquisizioni serve anche a chiarire fino in fondo la natura dei rapporti tra le persone. Valuteremo nei prossimo giorni se ci saranno acquisizioni in tal senso».

Voi avevate contestato l’aggravante mafiosa per gli indagati, il giudice l’ha esclusa.


«Il gip ha fatto una valutazione parzialmente diversa, ha adottato un atteggiamento prudenziale, pur reputando particolarmente grave che un soggetto come Scajola, inserito in un determinato contesto, soprattutto politico, abbia potuto agevolare la latitanza di un condannato per mafia».

Non le sembra eccessivo aver richiesto l’arresto in carcere per Scajola e per gli altri indagati, viste le accuse?


«Nell’ordinanza il giudice ben spiega perché, nonostante l’esclusione dell’aggravante mafiosa, ci siano esigenze cautelari. Ha ritenuto che potessero essere reiterate certe condotte, soprattutto da parte di chi, come Scajola, ha un ruolo politico, anche se al momento non ricopre cariche pubbliche».

Quale parte di questa indagine andrà particolarmente approfondita?


«Quella che dovremo ricostruire al meglio riguarda il ruolo di Vincenzo Speziali. Con la sua comparsa sulla scena, il progetto di fuga verso il Libano arriva a un certo stadio. Secondo me l’aspetto più preoccupante della vicenda è che non ci troviamo di fronte a un meccanismo che si mette in moto solo in relazione alle necessità contingenti di Matacena. Qui parliamo di qualcos’altro, di una struttura in qualche modo ampiamente collaudata».

Si riferisce alla stessa che è stata utilizzata per Marcello Dell’Utri?

«Ecco…».

Una specie di «Soccorso azzurro»?

«Non penso che ci sia un colore politico predefinito. Certo, in questo caso è facile pensare il contrario, visto che i protagonisti gravitano tutti in quell’area. QuMa non è questo quello che conta: ho la sensazione che questa storia si sviluppi all’interno di una struttura stabile, formata da soggetti con ruoli precisi. Ecco perché nel decreto di perquisizione eseguito l’altro ieri contestiamo un ulteriore reato: l’associazione per delinquere. È il collante che può fornire una chiave di lettura per valorizzare, in un contesto associativo, passaggi ed elementi che si trovano nell’ordinanza».

Perché non avete contestato il favoreggiamento, meno grave dell’accusa di «procurata inosservanza della pena»?


«Il favoreggiamento si applica solo in caso di provvedimenti non definitivi, l’articolo 390 invece riguarda le sentenze definitive ed è applicabile anche ai prossimi congiunti, come la moglie e la madre. In presenza di una sentenza non definitiva il legame famigliare prevale sulla pronuncia cautelare, mentre questo legame cede di fronte a una sentenza definitiva».

In questa storia c’entra la ’ndrangheta?

«Tutto qui ruota intorno alla ’ndrangheta».

Anche nel presunto soccorso a Matacena?

«Se Matacena è uno dei principali concorrenti esterni della ’ndrangheta reggina, in qualche modo il vantaggio che era destinato a lui doveva avere anche effetti a favore dell’organizzazione. Questa è la nostra idea. Spingersi oltre e dire che queste sono certezze ovviamente non è giusto. La nostra impostazione è questa, vedremo quanto corretta».

I soliti dietrologi hanno prefigurato scenari in cui compaiono, come un refrain, massoneria, gli immancabili servizi segreti deviati, l’estrema destra .

«L’ho letto anche io. Ma oltre a quanto evidenziato nel decreto di perquisizione è difficile oggi andare, anche se non vuol dire che non possano esserci ulteriori sviluppi».

Le indagini dunque proseguono?

«È evidente. Questo è lo stesso procedimento che due anni fa riguardò Belsito (Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord), cercheremo anche sul filone principale di completare il nostro lavoro…».

In effetti sul fronte dei fondi neri della Lega non avete ancora portato a casa il risultato finale…

«Esattamente».

C’è da aspettarsi qualche sorpresa?

«Non è una questione di sorprese, è che la ’ndrangheta va perimetrata in maniera corretta, va ricollocata nella sua dimensione effettiva. È molto di più di quello che si racconta. Non è un’organizzazione che finisce con “locali” e relativi boss. In essa esiste una struttura invisibile. Sono gli stessi ’ndranghetisti che, in alcuni dialoghi intercettati, hanno distinto una componente visibile e una invisibile. Per capire quali siano le relazioni esterne della ’ndrangheta, per esempio con la politica, bisogna prima individuare questa componente segreta».

di Giacomo Amadori

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Commenti all'articolo

  • domino65

    12 Maggio 2014 - 09:09

    praticamente il nulla del nulla, nessuna prova. che schifo di giustizia!

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  • amorososalvatore

    12 Maggio 2014 - 07:07

    Ma se un politico viene arrestato percepisce lo stipendio?

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  • wolfma41

    11 Maggio 2014 - 21:09

    Ne abbiamo le scatole piene di questi PM dalle manette facili nei confronti dei Vip e dei politici e larghi di maniche con gli assassini, gli stupratori, ecc. Almeno venissero ad arrestare mia moglie (ma non è vip nè politicante) così me la tolgono di torno per un po'. Ma mia moglie non ha mai fatto niente di male!! e che vuol dire, questi PM sono bravi a trovare colpe anche dove non ci sono!!!!

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    • giorgio3

      23 Luglio 2014 - 21:09

      "...Scajola, inserito in un determinato contesto, soprattutto politico, ha agevolato la latitanza di un condannato per mafia..." Secondo Lei questo è un comportamento lecito? Ci vorrebbe più rispetto per il difficile, e anche pericoloso, lavoro dei magistrati, soprattutto per quelli dell'antimafia. Siamo noi cittadini onesti ad avere le scatole piene di gente ottusa e superficiale come Lei.

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  • Chry

    11 Maggio 2014 - 11:11

    Finalmente un articolo giornalistico serio, un caso unico su Libero, un plauso al magistrato Lombardo e a tutti i nostri rappresentanti dello stato, che ogni giorno rischiano la vita, e continuano a fare un grande mestiere

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