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Nell'ospedale dei Papi i malati terminali possono scegliere di morire

Nell'ospedale dei Papi i malati terminali possono scegliere di morire

"Io non ho paura: stiamo facendo il bene dei pazienti". A parlare, in una intervista per l'associazione "Viva la vita Onlus" ripresa da Il Fatto quotidiano, non è un medico svizzero. O olandese. Ma il professor Mario Sabatelli, neurologo responsabile del reparto Sla  del Policlinico Gemelli di Roma. Un ospedale cattolico, dove sono stati curati papa Wojtyla e il fratello di Ratzinger. Il centro prende in carico, ogni anno, 120 pazienti ed è uno dei più grandi d'Italia per la cura della Sclerosi laterale amiotrofica. "Ma arriva un momento in cui bisogna scegliere tra 'la situazione finisce qui' o 'avanti con una vita artificiale'". Cioè il momento in cui il malato di Sla non è più in grado di respirare da solo  e deve decidere di sottoporsi alla tracheostomia, con una macchina che gli pompa aria nei polmoni. E Sabatelli, nell'intervista, ammette che "qui da noi le persone possono scegliere se continuare a vivere artificiosamente o essere lasciate andare. Un paziente può dire basta e nessuno dietro una scrivania ha diritto di scegliere per lui". Cioè, il paziente cosciente e lucido può decidere di non voler più respirare attraverso la macchina e di essere stubato sotto sedazione, con il passaggio di lì alla morte che è la diretta conseguenza. Una pratica che, ammette Sabatelli, è stata già eseguita al Gemelli su pazienti sottoposti a ventilazione non invasiva.

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