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La scoperta

Wired: "Il traffico di corriere.it di aprile è stato dopato da clic automatici", Rcs: "Pratica usata a nostra insaputa"

Wired: "Il traffico di corriere.it di aprile è stato dopato da clic automatici", Rcs: "Pratica usata a nostra insaputa"

Ad aprile il traffico di corriere.it ha superato quello del principale concorrente di via Solferino, repubblica.it. Un sorpasso dopato secondo quanto scoperto dal sito di Wired. La rivista di innovazione della Condé Nast, in un video mostra il "trucchetto" usato per gonfiare i dati delle pagine viste sul sito del Corriere della Sera. La tecnica si chiama in gergo "site under", genera pagine e utenti che non ci sono grazie all'acquisto di clic creati automaticamente. In questo modo si aprono pagine con banner e video in autoplay preceduti dai preroll, gli spot video, che gli inserzionisti hanno commissionato e si presume pagato su Corriere Tv.

Il boom dopo il flop - Il rilancio di corriere.it con nuova grafica e rinnovata impaginazione aveva portato a un dimezzamento del traffico. Lo stesso ad di Rcs, Pietro Scott Jovane, intervistato il 4 giugno dal direttore di Wired, Massimo Russo, aveva ammesso che il restyling aveva portato qualche problema, ma "le correzioni apportate in corsa" avevano aggiustato la rotta, tanto che "per alcuni giorni in aprile abbiamo superato il nostro benchmark, Repubblica.it". Ed è proprio il periodo pasquale quello incriminato di "doping".

Come funziona - Il video di Wired mostra come navigando nel sito stranemaweb.com, un portale di gossip, compare un pop-up, una finestra pubblicitaria, di Allianz. Cliccando sulla "x" per la chiusura, l'annuncio sparisce, ma automaticamente si apre una nuova pagina con la home di corriere.it. Un'azione del tutto involontaria da parte dell'utente, che non si accorgerebbe di aver aperto il sito del Corsera se non chiudendo tutte le altre finestre. L'operazione viene ripetuta in una sezione interna del sito di gossip, dove cliccando sulla chiusura di un video, compare un'altra finestra in sottofondo con la pagina di Corriere Tv e il video di una lite in tv tra il giornalista Peter Gomez e l'ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Come accade per tutti i video, anche in questo caso parte il preroll, lo spot pubblicitario, prima del contenuto che fa riferimento al titolo. La lite su La7 è avvenuta la sera del 16 aprile, la home di corriere.it che compare nel video, Wired stima sia del 18 aprile. E proprio il 17 aprile Audiweb aveva rilevato il sorpasso di corriere.it (2 milioni e 615 mila utenti, 33 milioni di pagine viste) su repubblica.it (2 milioni e 600 mila utenti, 31 milioni di pagine viste).

Pratica fraudolenta - A permettere il rigonfiamento improvviso del traffico di corriere.it è stata la società Tradedoubler, multinazionale con sede a Milano con un potente network di siti utili agli inserzionisti per migliorare i propri investimenti dalle attività di marketing. Normale investire nell'acquisto di visibilità nei motori di ricerca e social network, ma il "site under" secondo Vittorio Veltroni, già responsabile della divisione digitale di Mondadori, è una tipologia "fraudolenta" perché sfrutta meccanismi non umani, ma generati da automatismi informatici.

Traffico a nostra insaputa - Rcs contattata da Wired ha scaricato la responsabilità sul fornitore Tradedoubler che "ha deciso a nostra insaputa - dicono da via Solferino - di accelerare l'erogazione nei giorni di Pasqua. Quando ci siamo resi conto che non si trattava di quel che avevano concordato abbiamo interrottto la fornitura". Secondo Rcs il contributo del site under è stato del solo 3%. Per quanto riguarda  l'ad Jovane che non sapeva niente è, secondo la nota di Rcs, perché si "tratta di un tema di marketing". Il tutto potrebbe essere accaduto anche all'insaputa del fornitore Tradedoubler, aggiunge Wired. Il traffico che Rcs ha acquistato è infatti poi commissionato dal fornitore a una serie di intermediari, e qualcuno di questi potrebbe aver usato tecniche un po' border line. Sul site under il Wall Street Journal ha dedicato anche un'inchiesta a marzo scorso: secondo il giornale economico solo negli Usa i clic fasulli rappresenterebbero un terzo del traffico totale.

 

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Commenti all'articolo

  • minimo

    05 Giugno 2014 - 19:07

    Cosa vogliono difendere. Come fanno a non sapere . E la pubblicità per il click al banner? Immaginiamo i possibili click fasulli sul blog di Grillo. Un terzo? Io penso di più.

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