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Frutta e verdura dall'altro capo del mondo
La top ten dei cibi più inquinanti

Ciliege dal Cile, meloni dai Caraibi, more dal Messico avvelenano l'aria

Frutta e verdura dall'altro capo del mondo
La top ten dei cibi più inquinanti

Si fa presto a dire che la frutta fa bene. Dipende che frutta. Le ciliege a Natale, le more in primavera, le angurie in autunno e le noci a ferragosto sono figlie della globalizzazione dei consumi. Un tempo si chiavano "primizie" e, sui banchi dei fruttivendoli, costavano come il fuoco. Ma quello accadeva quando in inverno, per tante settimane, era persino difficile nei supermercati e nei negozi del nord Italia trovare persino i pomodori. Oggi tutti mangiano tutto in tutte le stagioni. E ci sono tanti prodotti, per lo più proprio frutta e verdura, che non possono viaggiare in nave perchè arriverebbero sulle nostre tavole marci. E allora, si fanno un bel volo transatlantico. Le suddette more dal Messico, le ciliege dal Cile, le noci dalla California, le angurie dal Brasile. E poi ancora i meloni dai Caraibi, i fagiolini dall'Egitto, gli asparagi dal Perù, i mirtilli dall'Argentina. La Coldiretti, in occasione della Giornata mondiale per l'ambiente, ha stilato la classifica dei dieci cibi più inquinanti: al primo posto ci sono le ciliege cilene che per arrivare sulla nostra tavola volano per 11.900 chilometri; secondi i mirtilli argentini che arrivano da 11.200 km; al terzo gli asparagi californiani da 10.800 km da 10.500 km; quarte le noci californiane (10.500km); quinte le rose dell'Ecuador (1.200 km); seste le more messicane (10.100 km); settime le angurie brasiliane (9.200 km); ottavi i meloni da Guadalupa (7.800 km); noni i melograni di Israele (2.200 km); decimi i fagiolini egiziani (2.100 km).

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