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L'inchiesta sul Mose

L'ex segretaria di Galan vuota il sacco: "Ecco come funzionava il sistema di mazzette"

Claudia Minutillo e Giancarlo Galan

E' più di un anno che la Dark Lady di Giancarlo Galan sta vuotando il sacco: parla delle mazzette alla Regione, al Ministero, al magistrato alle acque; parla della corruzione del generale della Guardia di Finanza; parla del vorticoso giro di fondi neri nelle quali è entrata; parla di giornali acquisiti e pure di ragazze assunte per avere buoni rapporti con i Servizi Segreti. La ex segretaria del governatore del Pdl (ora Forza Italia), Claudia Minutillo, è un fiume in piena e dagli interrogatori pubblicati oggi sul Corriere della Sera gli inquirenti del caso Mose sono riusciti a ricostruire il sistema con cui venivano creati fondi neri, qualcosa come 50 milioni di euro, necessari per pagare le mazzette.

L'inzio - Secondo la Minutillo, ribattezzata la Dark Lady per via del suo look total black, tutto sarebbe iniziato nel 2005. Dopo averla arrestata per fondi neri e false fatturazioni e sospettando che dietro si nascondesse la corruzione dei politici, i pm di Venezia la incalzano per sapere se le somme che transitavano dall’ufficio di Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, l’ente che governava sul Mose, servono anche per ungere i funzionari delle strutture regionali, ministeriali o del Magistrato alle Acque. «Sapevo che il sistema prevedeva sia la struttura burocratica, sia regionale, sia ministeriale e anche il Magistrato alle Acque che era di nomina ministeriale ma in realtà era Mazzacurati che decideva chi e come», ammette la Munutillo spiegando che i destinatari delle somme raccolte da Mazzacurati «erano (omissis) e Marco Milanese, uomo di fiducia del ministro Tremonti. A lui era destinata la somma di 500 mila euro che l’ingegner Neri conservava nel suo ufficio al momento dell’ispezione della Guardia di Finanza al Consorzio Venezia Nuova... Mi dissero: “Pensa che Neri li aveva nel cassetto e li buttò dietro l’armadio”. La Finanza sigillò l’armadio e la sera andarono a recuperarli». E ancora: «Il primo imprenditore che accettò di finanziare i politici veneti fu Piergiorgio Baita (ex presidente della Mantovani, già arrestato e liberato dopo aver confessato, ndr), che io ebbi l’onere di presentare a Walter Colombelli su incarico di Galan a Venezia, organizzando un appuntamento all’hotel Santa Chiara. Nell’occasione ricevetti una busta contenente del denaro a Galan. Erano i primi mesi del 2005», puntualizza l'ex segretaria del governatore, ma gli inquirenti sono convinti che la data sia precedente.

L'aiuto dei Servizi Segreti - Dagli interrogatori pubblicati sul Corsera viene fuori il sistema che garantiva a imprenditori a imprenditori, manager e Corsorzio una sorta di immunità giudiziaria attraverso la corruzione di un generale «ma non mi è stato detto il nome (si tratta di Emilio Spaziante, arrestato per aver ricevuto 500 mila euro, puntualizza Andrea Pasqualetto sul Corsera) pagato da La Mantovani, Baita», dice la Minutillo. L’ex presidente del gruppo Mantovani, la spina dorsale del Consorzio Venezia Nuova, capofila anche del maggior appalto dell’Expo secondo il racconto della Dark Lady gli «chiese anche di fare un paio di assunzioni (era già imprenditrice, ndr)». «I cognomi di queste due ragazze», spiega, «sono significativi: una si chiama S., il cui padre è comandante dei Servizi segreti, che evidentemente si pensava potesse avere un ruolo nell’ambito delle indagini in corso; e l’altra si chiama A., il cui padre è un importante funzionario della Regione del Veneto, che ha un ruolo fondamentale in molte attività del Gruppo Mantovani, come per esempio tutte le opere di bonifica e di salvaguardia della laguna». La Minutillo racconta un episodio in particolare: «Successe che un giorno andai da Chisso per chiedere chiarimenti su un accordo di programma che non si faceva e A. doveva seguire la questione. “Ma voi non gli dovevate assumere la figlia? Lui su questa cosa è molto arrabbiato, tu assumi la figlia e vedrai che le cose si risolvono”, mi disse».

Editoria - A un certo punto gli inquirenti scovano una serie di contatti romani della Mantovani finalizzati all’acquisto di una società capitolina, la New Time corporation. «Si trattava dell’acquisizione di una quota della società editrice di un giornale che si chiama Il Punto. Era gente appartenente ai Servizi, per cui questa partecipazione, che costò molti soldi e molti altri vennero versati in tempi recenti, era un modo per pagare queste persone, per avere informazioni e per vedere di influire sulle indagini in corso».

I soldi a Galan - Riguardo alle somme destinate alla Regione Claudia Minutillo ha detto agli inquirenti che «le somme sono state versate a Galan e a Chisso. A Galan venivano consegnate, anche più volte all’anno, somme ingenti di denaro, parliamo di 100 mila euro o anche più. Questo mi è stati riferito sia da Baita che si lamentava delle richieste esose, sia dallo stesso Galan quando ne ero la sua segretaria. Poi c’erano alcuni funzionari regionali ai quali si facevano favori. Quanto a Galan, Baita mi disse che aveva sostenuto finanziariamente la ristrutturazione della sua villa. Non so se avete mai visto la casa, credo che i lavori siano costati qualche milione di euro». E ancora: «So che normalmente l’ingegner Mazzacurati versava somme di denaro a Chisso all’Hotel Monaci all’ora di pranzo. Chisso in più occasioni si lamentò del fatto che Mazzacurati versava solo alle feste comandate... era chiaro che voleva essere remunerato più frequentemente».

Non è finita qui - Secondo l'ex segretaria di Galan il business del futuro del Mose «è la commissione di collaudo sulla gestione il vero. Il Mose ormai lo danno per finito perché i soldi sono stati erogati o comunque stanziati tutti (in realtà ne sono stati stanziati 4,9 miliardi su 5,4, ndr); il vero affare ora è quello della gestione del Mose. Vale svariate decine di milioni di euro l’anno».

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    08 Giugno 2014 - 16:04

    Galan, galan, galan, come un eco che vien da lontan... Inguaia tutta FI... ''i moderati'' perché chiedevano le mazzette formate da biglietti di 5.0 euro. I moderati: che bella barzelletta. E se ne sono accorti gli italiani: dal 37% al 14% nelle votazioni recenti....Chiaro?

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  • imahfu

    08 Giugno 2014 - 16:04

    Galan, galan, galan, come un eco che vien da lontan... Inguaia tutta FI... ''i moderati'' perché chiedevano le mazzette formate da biglietti di 5.0 euro. I moderati: che bella barzelletta. E se ne sono accorti gli italiani: dal 37% al 14% nelle votazioni recenti....Chiaro?

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    • blues188

      09 Giugno 2014 - 11:11

      imahfu, imahfu, la coscienza che non c'è più. Che parla solo per i ladri del PDL ma tace sulPD, che ne fanno di più belle.

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  • vincentvalentster

    08 Giugno 2014 - 09:09

    Italia squalificata

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  • boss1

    boss1

    07 Giugno 2014 - 18:06

    perché non ha parlato prima??

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