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La manifestazione a Roma

Tutti i traditori dei Marò

Girone e Latorre

Saranno state le sei del pomeriggio, sotto una pioggia prima indolente, poi man mano più violenta la testa del corteo «Tutti insieme, nessuno indietro» per la liberazione dei marò, guidata da Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre, era arrivata all’angolo con la via che portava a campo dei Fiori, a piazza Farnese. Un piccolo uomo la vede arrivare, scruta il corteo qualche istante per mestiere. Capisce di che si tratta, e accelera subito il passo verso piazza Farnese, afferrando al braccio la compagna e fuggendo di gran carriera sotto l'ombrello e i primi scrosci di pioggia, rischiando di scivolare sui sanpietrini che la pioggia aveva trasformato in saponette. Quel piccolo uomo era Ezio Mauro, il direttore di Repubblica. Sarà stato lì per una passeggiata di sabato pomeriggio, forse era diretto a prendere un the a casa dell'editore, Carlo De Benedetti, che a Roma abita proprio nella magnifica piazza dove era prevista la conclusione della manifestazione per i marò.
Pochi minuti dopo in quella stessa viuzza dove il direttore di Repubblica è fuggito dalla manifestazione, un ragazzo tentava di farsi largo fra la folla spingendo una carrozzella su cui sedeva un altro ragazzo - il volto quasi da bambino - con in testa un cappello da alpino. Sotto quel cappello con la piuma sedeva bagnato come un pulcino Luca Barisonzi, e insisteva per raggiungere la prima fila, essere vicino a Paola Moschetti e a un'altra donna che la accompagnava, anche lei fradicia sotto un cappello da parà: Annarita Lo Mastro. Barisonzi alpino lo è davvero: è un maresciallo, croce d'argento, ferito in un attentato in Afghanistan a Bala Murghab, dove perse la vita il suo amico caporalmaggiore Luca Sanna. Annarita Lo Mastro, parà lo è ad honorem: è la mamma di David Tobini, ucciso in Afghanistan il 25 luglio 2011.
Ecco le due Italie di ieri: quella che non vuole esser contaminata e fugge via gambe levate per non essere compromessa. E quella che portava ferite non rimarginabili nel cuore e perfino nel fisico. Eppure era lì, non risparmiata nemmeno dalla pioggia. Purtroppo ieri le istituzioni, proprio quelle che hanno combinato il disastro dei due marò, facevano parte della prima categoria: l'Italia che se la dà a gambe levate. La gente comune, le associazioni militari, chi ha vissuto il dramma e anche l'orgoglio per avere servito la propria patria in condizioni estreme, era lì.
Paola Moschetti aveva voluto che nessuno mettesse cappello politico su «Tutti insieme, nessuno indietro», perché non era della bandiera di questo o quel partito di cui aveva bisogno. La manifestazione l'aveva organizzata lei con due sue amiche, e tre testate giornalistiche l'hanno accompagnata: Libero, Il Tempo, Il Giornale. Sarebbe stata l'occasione buona per mischiarsi, dare il segno di una presenza e - perchè no?- di una compagnia dello Stato in un dramma che è anche familiare. Certo, telegrammi e messaggi ad uso politico, «con il cuore siamo lì con voi. Stiamo lavorando incessantemente a una soluzione, etc...» ne sono arrivati alla vigilia della marcia. E non ne dubitiamo: saranno state lì con il cuore anche Roberta Pinotti e Federica Mogherini che dicono di non pensare ad altro che a quella liberazione. Ma era così difficile oltre ai cuori fare arrivare lì, fosse anche solo all'ultimo in piazza Farnese, un paio di gambe in marcia da palazzo Chigi o da qualsiasi altri ministero? Sarebbe stato davvero imperdonabile fare marciare altre gambe dall’hotel Ergife dove il Pd stava affrontando i suoi profondi maldipancia, e inviare uno straccio di rappresentante da quelle parti? Non si è visto nessuno di loro. Nessun membro del governo, nessuno della maggioranza. Tutti a gambe levate, via da quelle parti. E il sindaco di Roma- Ignazio Marino- che ama sgambare in bicicletta per le vie della città sempre seguito dalla povera scorta costretta alle due ruote, aveva così paura dei sampietrini bagnati da tenersene così vistosamente alla larga? Temeva di guardare negli occhi mamma Annarita dopo avere prima promesso e poi rifiutato un posto per la salma di David nel cimitero di Santa Maria in Galeria. Che vergogna quella fuga di governo, città di Roma e istituzioni dai marò e dai loro cari. Piccola consolazione che qualche altro rappresentante della politica invece abbia voluto tenere compagnia, marciando con Paola e tutti gli altri. Non molti a dire il vero. Si è visto l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con mantella antipioggia azzurrina. C’era Giorgia Meloni difficile da scorgere sotto il grande ombrello e quasi refrattaria ai ben pochi riflettori. C’era Domenico Gramazio che si dava un gran daffare magnificando con la stampa i numeri dei partecipanti. C’era anche il povero forzista Elio Vito, senza ombrello, ma stoico fino alla fine con la camicia fradicia ormai attaccata alla pelle e gli occhiali sgocciolanti. Pochi loro, tanti i romani nonostante il tempo. Tutti a cantare l'inno di Italia, sotto il cielo di Roma che piangeva. È arrivato da loro quell’abbraccio ai marò traditi ancora una volta da quello Stato che con grande dignità hanno servito ogni giorno della loro vita.

di FRANCO BECHIS

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Commenti all'articolo

  • agostino.vaccara

    16 Giugno 2014 - 13:01

    La signora Meloni ha perfettamente ragione! I nostri marò erano in missione antipirateria sposorizzata direttamente dall'Onu. pertanto o l'India ce li restituisce oppure è giusto che l'Italia ritiri i propri soldati da TUTTE le missionio di pace volute dall'Onu!!! Tra l'altro in queste missioni i soldati indiani si sono sempre distinti per condotta immorale, i nostri le hanno svolte con onore!!!

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  • er sola

    16 Giugno 2014 - 13:01

    I nomi di chi ha tradito i Marò li conosciamo ma, per loro non ci sarà alcuna punizione… in questo mondo.

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  • rocc

    16 Giugno 2014 - 11:11

    i marò sono stati due volte in Italia e due volte sono tornati in India: loro, come tutti, sapevano che la legge italiana non consente estradizione in paesi dove vige la pena di morte, e quindi non dovevano partire, non sarebbe stata disobbedienza, ma applicazione della costituzione italiana

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  • gregio52

    16 Giugno 2014 - 09:09

    Il tradimento verso questi uomini parte dalla testa di questo paese. Da una sinistra incapace .....

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