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La storia

Yara Gambirasio, le tappe di un giallo durato quasi quattro anni

Yara Gambirasio, le tappe di un giallo durato quasi quattro anni

Si chiude, dopo quasi quattro anni di indagine, l’omicidio di Yara Gambirasio. È Massimo Giuseppe Bossetti, 44enne incensurato, padre di tre figli il presunto assassino della 13enne. Tutto inizia il 26 novembre 2010, quando a Brembate di Sopra, nel Bergamasco, si perdono le tracce della giovane. Attorno alle 18.30 Yara, atleta di ginnastica ritmica, esce dal palasport del paese distante solo poche centinaia di metri da casa, ma dopo 15 minuti il suo cellulare è già spento. Gli investigatori ascoltano i familiari, gli amici, i compagni di scuola, ma non emergono elementi utili a ritrovarla. Un fascicolo per sequestro di persona viene aperto dalla Procura di Bergamo.

30 novembre 2010: le ricerche si concentrano in un cantiere a Mapello, comune al confine con Brembate, dove è in costruzione un centro commerciale e dove gli inquirenti vengono condotti dal fiuto dei cani specializzati: il sospetto è che la ragazza sia stata prelevata proprio in quel punto. Il cellulare di Yara, prima di essere spèento, ’aggancià prorio quella zona.

5 dicembre: un marocchino di 22 anni viene fermato su una nave diretta in Marocco perchè sospettato del sequestro e dell’omicidio di Yara: è Mohammed Fikri, un operaio del cantiere dove si erano concentrate le ricerche dopo che i cani avevano fiutato tracce della ragazza. A insospettire gli investigatori la decisione di lasciare lavoro e casa all’improvviso e imbarcarsi per l’Africa. Pochi giorni dopo le accuse contro Fikri vacillano: da alcune frasi intercettate si pensava di aver trovato la soluzione del giallo, ma alcune parole in arabo mal tradotte e un biglietto per il Marocco già in tasca da tempo fanno cadere l’ipotesi di una fuga. Il 7 dicembre Fikri esce dal carcere.

28 dicembre: Fulvio e Maura Gambirasio rivolgono un appello ai presunti sequestratori. «Noi vi preghiamo: ridateci nostra figlia. Aiutateci a ricostruire la via della nostra normalità. Imploriamo la pietà di quelle persone che trattengono Yara, desideriamo che nostra figlia faccia ritorno nel suo mondo, nel suo paese, nella sua casa, nelle braccia dei suoi cari». Pochi giorni dopo la famiglia chiede il silenzio stampa «per dar modo agli inquirenti e alle forze dell’ordine di svolgere l’attività investigativa con maggior serenità e tranquillità».

26 febbraio 2011: il corpo di Yara Gambirasio viene ritrovato nella zona industriale di Chignolo di Isola. Coperta da alcune serpaglie in avanzato stato di composizione il suo corpo viene trovato da un passante, vicino a un’area industriale pochi metri da una stradina non asfaltata che si trova vicino al torrente Dordo.

28 maggio: Lutto cittadino per i funerali di Yara. Tra i messaggi per ricordare la vittima c’è anche quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: la cui storia «ha commosso tutta l’Italia». «Il mio auspicio - scrive il Capo dello Stato - è, naturalmente, che si riesca a far luce sull’atroce delitto e a rendere giustizia alla memoria della povera Yara : per quanto talvolta il cammino per giungere a tali risultati sia difficile e incerto ne sia l’approdo».

«Dall’inizio dell’inchiesta abbiamo fatto tantissimi passi in avanti e spero - spiega il pm di Bergamo Letizia Ruggeri- che tutto questo lavoro non sia vano. Le forze dell’ordine continuano a raccogliere campioni di Dna, continuiamo ad ascoltare persone, verifichiamo segnalazioni ’strampalatè, indicazioni fornite da alcuni sensitivi e riceviamo ancora lettere con informazioni destituite da ogni fondamento». Indagini, dunque, che non tralasciano nulla. I risvolti scientifici del Dna trovati sugli slip e i leggins di Yara puntano su Gorno, paesino della bergamasca di circa 1.600 anime.

7 marzo 2013: È stata riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno, sospettato di essere il padre naturale del presunto assassino. Avere la certezza che l’autista è il padre dell’uomo che ha ucciso Yara, però, non risolve il problema di dare un volto a ’Ignoto 1’ ossia il killer- figlio illegittimo di cui non c’è traccia.

30 novembre 2013: Maura Panarese, la mamma di Yara rompe il silenzio. «Io e mio marito viviamo sospesi con la paura che quello che è successo a Yara possa ripetersi per opera della stessa mano. Viviamo nella speranza che anche dopo 3 anni chi ha visto, ha sentito o è venuto a conoscenza di qualcosa, anche un dettaglio, si faccia avanti senza paura. Abbiamo fiducia nella giustizia umana e in quella divina, e attendiamo che il responsabile di questo terribile gesto venga assicurato alla giustizia e venga messo in condizione di non nuocere più».

L’ultima conferma sul Dna di Yara Gambirasio non lascia adito ad alcun dubbio: l’autista di Gorno (Giuseppe Guerinoni morto nel 1999) è il padre del presunto killer della 13enne. È questo il riscontro che emerge nell’ultima relazione dell’anatomopatologa: la probabilità che Guerinoni sia il padre del cosiddetto ’Ignoto 1’ è del 99,99999987%, una paternità praticamente provata scientificamente.

16 giugno 2014: A quasi quattro anni dalla morte di Yara, il presunto assassino della minorenne ha un nome: è Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni originario di Clusone ma residente a Mapello. Spostato, padre di un bambino e due bimbe figli, muratore si trova nella caserma dei carabinieri di Bergamo dove viene interrogato.

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Commenti all'articolo

  • piebo53

    17 Giugno 2014 - 22:10

    ..........Anche nel mio caso, a detta dei Periti, le prove erano ""scientificamente perfette"" ERGASTOLO !! A distanza di 14 anni ho trovato che le perizie erano Taroccate e gli atti di Polizia Giudiziari falsi con complicità dei Giudici !! MEDITATE !!!

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