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Corruzione aggravata

Soldi al boss mafioso dal candidato antiracket per un pacchetto di 1500 voti

Soldi al boss mafioso dal candidato antiracket per un pacchetto di 1500 voti

Un imprenditore antiracket candidatosi al consiglio comunale di Palermo nel 2012 nelle liste dell'Udc avrebbe comprato voti dalla mafia, secondo quanto emerse dall’indagine che ha portato all’arresto di 95 esponenti dei clan mafiosi di San Lorenzo e Resuttana. L’uomo, Pietro Franzetti, è stato raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora, misura più attenuato rispetto all’arresto che era stato chiesto per lui dalla Procura. Secondo le indagini, un esponente mafioso, Francesco Graziano, rampollo di una famiglia che gli inquirenti ritengono dominante nel nuovo panorama mafioso, assieme a suo cugino Lorenzo Flauto, aveva stipulato con Franzetti un «patto di scambio», ottenendo dal candidato 13.200 euro (di cui euro 2.990 a Flauto) in cambio di un pacchetto di 1500 voti degli elettori del territorio controllato dal clan. Ciò nonostante, Franzetti ottenne 328 voti e non diventò consigliere comunale. Pochi giorni fa, Franzetti aveva organizzato una manifestazione davanti a Montecitorio per chiedere la revoca dei vitalizi ai parlamentari condannati per mafia e per altri gravi reati. A Pietro Franzetti viene contestato il reato di corruzione elettorale aggravata. 

La precisazione dell'Udc - Non è tardata ad arrivare la precisazione della segreteria regionale dell'Udc: «Pietro Franzetti non è nè un dirigente dell’Udc, nè risulta iscritto al partito. È stato candidato alle amministrative del 2012 a Palermo per poi passare ad altre forze politiche, come si rileva dalla sua attività sui social network», puntualizza la segreteria in una nota aggiungendo che «Franzetti come tutti gli altri candidati ha sottoscritto il codice antimafia e quello deontologico come richiesto dal nostro partito che, da anni, si impegna per garantire liste pulite». Se quanto emerge dalle indagini sarà confermato -conclude la nota- siamo di fronte a un personaggio inquietante che, da una parte, produceva false certificazioni antimafia per entrare in lista e trarre in inganno i dirigenti locali dell’Udc e dall’altra, come si apprende dalla stampa, si recava a Montecitorio per chiedere la sospensione dell’assegno vitalizio ai condannati per reati di mafia».

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