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Cinquecento metri da incubo

Yara, non solo Bossetti: la maledizione del campo tra morti, risse e quella discoteca chiusa

Yara, non solo Bossetti: la maledizione del campo tra morti, risse e quella discoteca chiusa

Seicento passi da incubo. Una strada isolata, il senso di vuoto della zona industriale. Asfalto, parcheggi, una fila di alberi a destra, una piazzola a sinistra con la cabina dell’Enel. Qualche azienda (Metalpack e Radici Novacips), un via vai notturno di prostituzione e laggiù, in fondo, il nulla: il divieto d’accesso, un vicolo di campagna, sterpaglie, terriccio, sassi. Già, seicento passi da incubo. E terrore. Sangue. Benvenuti a Chignolo d’Isola, via Bedeschi. La via maledetta. Qui, proprio nei campi al di là della strada a fondo chiuso, il 26 febbraio del 2011 è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate Sopra sparita tre mesi prima. Qui - in questi cinquecento metri - il 16 gennaio 2011 è stato ucciso Eddy Manuel Barone Castillo, 26 anni, dominicano. Qui, il 14 dicembre scorso, è stato ferito a morte Loris Chiappa, 21 anni, di Calusco d’Adda. Tre tragedie legate, per diversi motivi, alla discoteca Sabbie Mobili Evolution. Che ora, maledizione delle maledizioni, ha chiuso. Appunto.

Quando, quel freddo sabato pomeriggio di tre anni e mezzo fa, venne ritrovato casualmente da un appassionato di aerei radiocomandati il corpo senza vita di Yara Gambirasio, il questore Enzo Ricciardi mise gli occhi subito su quello strano locale, a pochi passi dal campo, sempre pieno di ragazzi. Ipotizzò che l’assassino conoscesse la zona e - visto che ogni pista seguita prima era clamorosamente fallita - si buttò su questa. Quasi per disperazione. Fece monitorare la clientela, emise un’ordinanza per farsi assegnare personale anche da Milano e dispose un controllo di pubblica sicurezza: uomini della Mobile e dello Sco, supportati dalla polizia locale, entrarono in discoteca a mezzanotte e ne uscirono solo alle 6. Controllarono tutti e - grande colpo di fortuna - scoprirono che quel posto era un club e che c’erano i registri con le generalità di tutti i soci, 33mila nomi raccolti dal 2005 al 2011 con altrettante fotocopie della carta d’identità. Nessuno lo sapeva ancora, ma proprio la discoteca «Sabbie Mobili Evolution» stava fornendo l’occasione per risolvere un caso che altrimenti non sarebbe mai stato risolto. Sì, perché tra i risultati degli esami del Dna effettuati sui clienti registrati ne saltò fuori uno particolare: era di un giovane il cui profilo biologico aveva punti di coincidenza sopra la media con quelli di «Ignoto 1». Quel giovane, che nel frattempo era andato in Perù, venne fatto rientrare: era Damiano Guerinoni, nipote dell’autista di Gorno e - lo si è scoperto ora - cugino del presunto assassino Massimo Bossetti. Da quel momento, però, sulla discoteca che di fatto ha dato una svolta alle indagini, è piombata addosso una sorta di dannazione.

Fin da subito. Da quanto, un mese e dieci giorni dopo il ritrovamento di Yara, la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2011, proprio vicino alla cabina dell’Enel viene trovato morto Eddy Manuel Barone Castillo, 26 anni, originario di Santo Domingo che da anni viveva ad Almenno San Bartolomeo. Una rissa? Un collegamento con il giallo di Yara? L’analisi dei video delle telecamere di sorveglianza rivelano che si è trattato di un pestaggio. L’esame del Dna (saliva su un mozzicone di sigaretta e la pelle trovata sotto le unghie di Eddy) poi porterà all’arresto (dopo i controlli sui frequentatori del locale) di Nicola Comi, 32 anni, operaio di Carvico che si dichiara tutt’ora innocente, ma per il quale il pubblico ministero Carmen Santoro una settimana fa ha chiesto 30 anni di carcere. La discoteca «Sabbie Mobili Evolution» è fondamentale ancora una volta per far luce su un delitto, ma nel frattempo i clienti calano. I titolari provano a cambiare nome per cercare un rilancio e il locale diventa «Muzika». Ma la sfiga continua. Il 14 dicembre scorso una sfida a braccio di ferro si conclude in una mega rissa e Loris Chiappa, 21 anni, metalmeccanico di Calusco d’Adda, ha la peggio: viene colpito dai cocci di una bottiglia di birra che gli provocano un taglio profondo al collo, sfiorando la giugulare. Si salverà dopo un lungo e delicato intervento chirurgico e l’aggressore, un senegalese di 22 anni, verrà arrestato con l’accusa di tentato omicidio e rissa aggravata.

Yara, Eddy e Loris, tutto lì in quei seicento passi di sangue. La maledizione di via Bedeschi. Che, alla fine, ha colpito anche la discoteca: «Dopo la cattiva pubblicità di giornali e tv - ha raccontato la titolare Giusy Bonalimi di Villa d’Adda - la gente ha cominciato a non venire più. E così il 30 aprile scorso abbiamo chiuso i battenti. Riaprire? No, noi no. Solo se ci saranno nuovi acquirenti».

di Alessandro Dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • blues188

    02 Luglio 2014 - 11:11

    Bisogna essere idioti per scrivere che i luoghi di lavoro sono zone con senso di vuoto. Solo un terrone scrive queste cose piene di veleno. Il lavoro è una benedizione del Cielo. Solo al Sud fa paura anche solo la parola. Ma quelli sono dei mantenuti!!

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    • emanuele262

      02 Luglio 2014 - 13:01

      sei solo un idiota

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