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Le indagini

Yara, Massimo Bossetti: il mistero del 20 novembre

Massimo Giuseppe Bossetti

Il 20 novembre 2010 è una data molto importante per le indagini che devono far luce sull'assassinio di Yara Gambirasio. Era un sabato. Sei giorni dopo la ragazzina di Brembate fu rapita e uccisa. La data, fa notare il Corriere della Sera, torna ossessiva negli interrogatori. Cosa hai fatto il 20 novembre? Ti viene in mente qualcosa di particolare? Domande che sono state rivolte a Massimo Bossetti dal giudice per le indagini preliminari nell'interregotario di convalida. Ma anche alla moglie, ai parenti più stretti.

Bossetti non ricorda - Ma perché è così importante? Gli inquirenti mantengono il loro silenzio, ma sembra, secondo la ricostruzione del Corsera, che tutto parta dalla deposizione di una persona molto vicina all’indagato. Sarebbe stata questa persona a far trapelare poche ore dopo il fermo la presunta importanza di quel 20 novembre 2010. Era successo qualcosa, sei giorni prima dell’omicidio di Yara, al carpentiere di Mapello? C’era (o c’è) una ricorrenza che tornava nella sua mente dagli anni precedenti che, proprio alla stessa data, nel 2010, aveva provocato eventi particolari? È come se gli inquirenti avessero certezze solo su alcuni frangenti di quel giorno. Tanto da spiegare: "Se il 20 novembre è importante o no, lo può dire solo Bossetti". Lui, però, ha detto di no: "Quel giorno non mi dice nulla". E anche la moglie ha fatto lo stesso.

Il padre biologico - Non solo. Non tutti gli inquirenti sono convinti che prima dell’inchiesta, e prima dell’omicidio di Yara, Massimo Bossetti non sapesse nulla sul suo vero genitore. Lui, comunque, continua con forza a professarsi innocente, non esistono misteri, non ci sono zone d’ombra, nemmeno sul grande segreto di famiglia, ormai svelato: lui, interrogato dal gip, ha affermato di essere figlio di Giovanni Bossetti, anche di fronte all’evidenza scientifica, secondo la quale il padre naturale è Giuseppe Benedetto Guerinoni, di Gorno, morto nel 1999.

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Commenti all'articolo

  • agostino.vaccara

    16 Luglio 2014 - 13:01

    Credo che questa inchiesta sia stata condotta male fin dall'inizio quando ancora si sarebbero potuto trovare indizi utili. Ora si viene a chiedere cosa facesse l'imputato un determinato giorno di molti anni fa!!! La domanda è: se gli inquirenti fanno questa domanda è perchè sanno che potrebbe essere successo qualcosa, allora perchè non sono più chiari? Oppure, come al solito, non sanno niente???

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  • RaidenB

    16 Luglio 2014 - 12:12

    Il comportamento degli inquirenti mi ricorda una storia della Disney dove Paperoga indagando su un furto di galline voleva dare la colpa ad un agricoltore che, benché avesse un alibi per il giorno del furto, non ne aveva uno per tre mesi prima. Se questo è il modo di indagare in Italia credo che sia ormai giunto il momento di cambiare sia la magistratura che le forze dell'ordine.

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  • killer49

    killer49

    15 Luglio 2014 - 18:06

    Ho nella testa ancora una cosa che mi ha lasciato di stucco, nei giorni successivi alla scomparsa della povera Yara e cioè quando si arrancava nel buio piu' totale c'era un personaggio sconosciuto ai piu' che hanno ammesso i carabinieri che c'è una persona con una renault 4 rossa che non poteva essere disturbato in quanto neanche i carabinieri potevano interrogare. Se questo è il modo di indagare!

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  • mferrati

    15 Luglio 2014 - 18:06

    Se dovessero chiedere ad ogni persona che cosa ha fatto il 20 Novembre del 2010 non ci sarebbe più nessuno in giro....saremmo tutti dentro.....ma come è possibile arrivare a questo livello con le indagini...

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    • bettely1313

      15 Luglio 2014 - 18:06

      poi perché proprio il 20 novembre e non altri 5 giorni prima della scomparsa di Yara? Forse il 20 novembre è il giorno più adatto per incolparlo, cioè far rientrare questo giorno nelle loro indagini personali

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