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Muto come un pesce

Cinquanta giorni in cella: perchè Bossetti non parla

Il muratore ribadisce la sua innocenza. Crepet: "Se è estraneo sa che la verità verrà fuori, se è colpevole ogni giorno diventa più forte"

Cinquanta giorni in cella: perchè Bossetti non parla

Impassibile, tranquillo. Freddo. Silenzioso. Riguardi le immagini (riprese come se si fosse su un set cinematografico e si poteva decisamente evitare...) dell’arresto di Massimo Bossetti, lo scorso 16 giugno, e ti colpisce come il muratore - accusato dell’atroce omicidio di Yara Gambirasio, la ginnasta tredicenne sparita da Brembate Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata morta esattamente tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, - sia stato capace di non farsi sopraffare dall’angoscia, non abbia reagito, urlato, non sia andato via di testa. Già, glaciale. Poi ripensi a questi cinquanta giorni di carcere passati in isolamento, senza la possibilità di vedere nessuno a parte gli avvocati e il cappellano, con poche visite di parenti (una volta la moglie Marita Comi e, l’altro giorno, i genitori Ester Arzuffi e Giovanni Bossetti con la sorella gemella Letizia) e il contatto con il mondo esterno limitato alla lettura dei giornali, e ti chiedi come abbia fatto, come faccia.

Perché Massimo Bossetti, 43 anni, in questi cinquanta giorni duri, devastanti, non ha dato segni di cedimento fisico (a parte una lieve tachicardia da stress dopo una settimana) e soprattutto mentale, nessuno sfogo, nessuna scenata. Non è crollato e chi si aspettava una confessione è rimasto deluso: l’uomo, anzi, continua a ripetere di essere innocente, di non c’entrare nulla con la morte di Yara Gambirasio. E allora pensi e ripensi a quelle immagini dell’arresto e all’isolamento in carcere e ti ritrovi sempre più sorpreso, stupito di tanto autocontrollo. Qualunque sia la verità: sia immaginando Bossetti colpevole, come sostiene l’accusa; sia innocente e ingiustamente detenuto, come dice lui.

«Chi sa di avere compiuto qualcosa - spiega lo psichiatra Paolo Crepet - solitamente resiste di più. Ma anche chi è innocente può avere un atteggiamento di forza». E allora come prima cosa proviamo a entrare nella testa e nelle emozioni di Bossetti, qualora fosse colpevole. «Un uomo che sa di aver commesso un crimine tiene duro, guarda avanti e nel frattempo, magari, maledice la sfortuna per essere stato preso. Ma non confessa. Perché con il passare del tempo si genera un distacco emotivo. Un conto è se ti prendono dopo un giorno, quando c’è un’aura di emozione che può tradirti, un contro dopo quattro anni. Tradotto, più trascorrono i mesi, più uno si sente neutro. E più è improbabile che decida di aprire la bocca». E nella testa e nelle emozioni di Bossetti, qualora fosse innocente, cosa si potrebbe trovare? «Dobbiamo partire dal presupposto che non siamo tutti uguali - dice Crepet - e nella medesima situazione qualcuno potrebbe sbattere la testa contro la parete, altri restare glaciali perché sono convinti che la verità verrà fuori. È una situazione più rara, questa, ma non impossibile, anche perché chi è accusato di reati di questo genere non sempre ha fretta di uscire: finché non vieni assolto, in carcere ti senti protetto. La forza di andare avanti senza crollare, inoltre, può dartela una figura femminile: se la donna che ami non ti abbandona, ti senti protetto (la moglie di Bossetti, in carcere, avrebbe detto al marito: «Io ti credo» ndr).

Impassibile, tranquillo. Freddo. Silenzioso. Massimo Bossetti non crolla e stupisce. Ma forse, a pensarci bene, una spiegazione la si può trovare. Nella famiglia. La madre Ester, per 43 anni, si è tenuta dentro un segreto pesantissimo: Massimo e la sorella gemella (lo ha detto il dna) non sarebbero figli del marito, ma di Giuseppe Guerinoni. E per tre anni e mezzo, chissà, la donna potrebbe aver tenuto per sé anche il dubbio che Massimo fosse Ignoto1. «Tutti noi da piccoli abbiamo preso - spiega Crepet -, anche inconsapevolmente, atteggiamenti dei nostri familiari più stretti. Spesso capita che una madre glaciale abbia almeno uno dei figli con lo stesso carattere». Già, Ester Arzuffi donna ermetica e fredda. Che due giorni fa, davanti a Massimo, ha ribadito: «Sei figlio di tuo padre». Contraddicendo il dna. Un atteggiamento che, secondo lo psichiatra, è «il tentativo disperato di accudirlo avendo la coda di paglia».

di Alessandro Dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    10 Agosto 2014 - 09:09

    Se è colpevole perché mai dovrebbe confessare? Che ci guadagna? Con un quadro probatorio così labile (basato solo su di una miserabile traccia di DNA) e con la testimonianza della moglie a favore, come si potrà affermare che è colpevole "oltre ogni ragionevole dubbio"? E se fosse veramente innocente e confessasse non sarebbe una dimostrazione che è stato torturato?

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  • desiderig

    07 Agosto 2014 - 00:12

    ma se ha una sorella gemella ha lo stesso DNA? cominciano ad essere troppi credo

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  • walter112

    06 Agosto 2014 - 23:11

    Più passa il tempo e più mi sorge il dubbio che quest'uomo non sia colpevole, quando i magistrati dipo anni di investigazioni inutili e costosissime, devono trovare a qualunque costo un colpevole, egeneralmente lo trovano...questo assioma mi preoccupa. E' l'indagine pi costosa e fallimentare della Storia umana, ed a questo punto devono trovare a tutti i costi un colpevole.

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  • francescoconforti27

    06 Agosto 2014 - 21:09

    senza prove ne movente Bossetti va scarcerato, il dna sui laccioli di yara potrebbe essere stata una contamninazione orchestrata per indurlo a parlare. Nulla di mostruoso è statato accertato contro la sua persona inaudita la flagellazione quotidiana di chi lo vuole colpevole a tutti i costi pur di dimostrare le proprie convinzioni.

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