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Ministeri condannati

Non garantì la sicurezza dei cieli
Lo Stato condannato a risarcire
i parenti delle vittime di Ustica

La Cassazione, a 33 anni dalla strage, condanna in via definitiva i ministeri della Difesa e dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza dei cieli. Resta un mistero chi fu a fare fuoco sull'aereo civile
Non garantì la sicurezza dei cieli
Lo Stato condannato a risarcire
i parenti delle vittime di Ustica

 

Ci sono voluti quasi 33 anni. Ma oggi, per la prima volta da quel tragico, misterioso e vergognoso 27 giugno 1980 c'è una sentenza di Cassazione (cioè definitiva) che dice che il Dc-9 Itavia cadde nel mare di Ustica perchè colpito da un missile, e non in seguito all'esplosione di una bomba collocata a bordo. Si tratta della sentenza che condanna i ministeri della Difesa e quello dei Trasporti (cioè lo Stato) a risarcire i parenti delle 81 vittime dello sfortunato volo Bologna-Palermo. Secondo i giudici della Corte, infatti, i due ministeri non furono in grado di garantire, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli, quella sera d'estate. La sentenza civile, che "premia"  tre famigliari delle vittime (i primi che fecero ricorso al tribunale per ottenere un risarcimento) è la prima verità giudiziaria su Ustica dopo il nulla di fatto dei processi penali, conclusisi alcuni anni fa in cassazione con l'assoluzione dei generali dell'aeronautica che erano stati accusati di aver impedito, o quantomeno ostacolato, l'emergere della verità. Il processo civile più imponente, quello che chiede allo Stato un risarcimento complessivo di circa 110 milioni di euro, è stato invece rinviato al 2015.

Resta ancora il mistero sulla nazionalità dell'aereo che sparò il missile che accidentalmente colpì il Dc-9 dell'Itavia. Nell'area c'era un intensa attività di velivoli militari battentibandiera francese e americana, forse a caccia di un caccia libico che usò l'aereo civile per farsi scudo.

 

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Commenti all'articolo

  • fdrebin

    29 Gennaio 2013 - 20:08

    Già. C'è rimasto solo Giovanardi a sostenere la teoria della bomba a bordo. Aiutatelo.

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  • Caio70

    29 Gennaio 2013 - 10:10

    ...per la sua , per altro ben nota lentezza, forse bisognerebbe concedergli il non poprio piccolo attenuante di aver dovuto indagare nell'ambito delle Forze Armate, Servizi compresi, con tutta la reticenza, il corporativismo e le coperture del caso, oltre l'immancabile connivenza politica, non ultimo, in perfetta osservanza della la "grande tradizione italiana" di insabbiature, con una serie notevole di strani suicidi e morti "accidentali" attorno la vicenda. 30 anni per stabilire quello che tutti già sapevano, quando saran morti o morenti i responsabili forse il cerchio si chiuderà davvero, certo con italica calma, tanto i morti innocenti sotto il mare non hanno fretta, giusto?

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  • gelcat

    29 Gennaio 2013 - 10:10

    Sbandierano continuamente il vessillo dell'onesta', della rettitudine e della lealta', e per 33 anni hanno insabbiato le manovre di quella notte. Abbiamo piu' comandanti che comandati e nessuno degli alti papaveri ha avuto il coraggio di dire come ando'. Lo stesso comportamento tenuto quando nel 1997 la corvetta Sibilla sperono' il barcone di albanesi, mandandoli tutti a picco. Per insabbiare tutto, gli ammiragli si misero d'accordo su cosa dire ai magistrati. Paese di pulcinella in divisa immeritata.

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  • teomondo scrofalo

    29 Gennaio 2013 - 08:08

    Esatto, mi è sfuggito un 9 al posto di un 3. I'm sorry. Si trattava di un MIG-23, aereo con ali a geometria variabile. @ciannosecco. Teomondo Scrofalo, tanti anni fa, era un ufficiale dell'AMI, che ha prestato servizio soprattutto a Grosseto. Quando poi si trovò di fronte a vergogne ed omissioni decise di mettere fine a questa esperienza e cambiò vita, accontentandosi di un impiego medio-basso, ma che gli permetteva di guardare a testa alta la sua famiglia. Andare a quegli anni causa disagio e rabbia. Non ne voglio più parlare. I colpevoli non hanno pagato, chi ha insabbiato tutto è stato assolto e chi è stato ucciso è stato dimenticato. Una storia italiana.

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