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Il racconto di Cristiana Lodi

Garlasco, le tappe del processo: c'era una donna quando uccisero Chiara

Garlasco, le tappe del processo: c'era una donna quando uccisero Chiara

Ripubblichiamo l'articolo di Cristiana Lodi uscito su Libero il 30 settembre 2009.

C'è l'orma di una scarpa da donna nella villetta dove Chiara è stata uccisa. E quella suola appartiene all'omicida o al suo complice. La presenza di due distinte persone, sulla scena del crimine, è stata accertata dal perito nominato dal giudice che deve decidere se assolvere o condannare Alberto dall'accusa di avere ammazzato la fidanzata. Il 14 ottobre l'esperto depositerà la relazione in Tribunale e nel mistero di Garlasco ci sarà un altro colpo di scena. L'assassino di Chiara non era solo e, a meno che non si tratti di un nano, questo omicida (o il suo complice) calzava una scarpa di lunghezza 24- 26 centimetri; corrispondente al numero 36-37. Sono le conclusioni clamorose dell'ultima perizia. È completata, ma sarà consegnata il 14 ottobre. Questa settimana ci sarà l'ultimo confronto fra il perito del gup e i consulenti delle parti, quindi il documento sarà firmato e depositato. Il giudice Stefano Vitelli lo inserirà negli atti del processo, affinché diventi oggetto di discussione in aula.

Le orme - Le orme individuate dal professore Nello Balossino sarebbero quindi di due differenti tipologie. Alcune, di identica foggia, si trovano davanti al tappeto del bagno di casa Poggi. Altre, cosiddette “parziali”, sono state individuate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dov'è stato trovato il corpo senza vita di Chiara. Una di queste impronte “parziali” sembra corrispondere “per forma e misura” alla scarpa di una donna. Il perito ha escluso possano appartenere ad Alberto Stasi . Un elemento nuovo e importantissimo, per due motivi. Primo: scagiona l'imputato e imprime un altro durissimo colpo all'impianto accusatorio già ampiamente demolito dalla perizia medico legale depositata lunedì dal dottor Lorenzo Varetto. Secondo: apre un inquietante scenario e offre spunti investigativi fino a questo momento mai presi in considerazione. Chi ha ucciso Chiara? Se non sono di Alberto, allora a chi appartengono queste orme misteriose? Perché in due anni di indagini non sono state prese analizzate dai consulenti della procura? Eppure c'erano anche il 13 agosto 2007, erano sul luogo del delitto quando il Ris ha fatto i suoi consueti sopralluoghi e ha spruzzato il luminol.

Gli esami - Il pm Rosa Muscio aveva chiesto l'arresto di Alberto proprio perché le sue Lacoste erano rimaste “immacolate”, nonostante egli avesse attraversato il soggiorno della morte la mattina in cui trovò la fidanzata nel sangue. Intanto, all'attenzione del magistrato, sono sfuggite queste orme (probabilmente di donna). Rileggiamo una pagina (la 46) del documento firmato da Marco Ballardini, il medico legale di Pavia che ha fatto l'autopsia. Scrive il dottore: sulla coscia sinistra di Chiara Poggi sono presenti ecchimosi da calpestamento, la scarpa è dotata di punta e tacco. È di una donna? Di certo le Lacoste (da ginnastica) calzate da Alberto, non hanno né tacco né punta. Stamattina il professore Francesco Ciardelli, ordinario di chimica macromolecolare all'università di Pisa, consegna le sue conclusioni. Il giudice lo ha incaricato di stabilire «l'esatta composizione chimico-organica della suola delle Lacoste di Stasi », e valutare le «probabilità di acquisire e trattenere sangue». Il perito conferma ciò che Lorenzo Varetto ha già messo per iscritto e che l'avvocato della famiglia Poggi chiede di fare annullare: il sangue era secco in casa Poggi, le scarpe di Stasi potrebbero averlo «acquisito» oppure no. E se lo hanno «acquisito» potrebbero averlo disperso camminando. Per questo i carabinieri non lo hanno trovato. Non si spiega invece come abbiano fatto a non vedere le orme misteriose.

di Cristiana Lodi
30 settembre 2009

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