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Il racconto di Cristiano Lodi

Garlasco, le tappe: la telefonata di Alberto Stasi dalla casa di Chiara Poggi, "c'è sangue dappertutto"

Garlasco, le tappe: la telefonata di Alberto Stasi dalla casa di Chiara Poggi, "c'è sangue dappertutto"

Ripubblichiamo l'articolo di Cristiana Lodi uscito su Libero del 24 dicembre 2008.


Un anno fa Libero ha pubblicato gli atti dell'inchiesta sul delitto di Garlasco . Sulle pagine del nostro giornale il lettore ha trovato gli interrogatori rilasciati da Alberto Stasi , accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ai carabinieri e al pubblico ministero di Vigevano Rosa Muscio, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Libero ha rivelato le audizioni del giovane indiziato, ma anche la registrazione (resa pubblica ieri) della chiamata che lui fece al 118 dal cellulare, come si può vedere nello strappo qui riprodotto e datato 4 ottobre 2007.

Già un anno fa, analizzando la mole di carte processuali: testimonianze degli amici di Chiara e Alberto, dei loro parenti e familiari, ma anche le perizie di accusa e difesa, le intercettazioni e gli scambi di mail tra i due fidanzati, abbiamo constatato che gli investigatori non hanno trovato la prova di colpevolezza del giovane bocconiano. Tant'è che lo stesso giudice delle indagini preliminari, Giulia Pravon, a quattro giorni dal suo arresto stabilì che doveva essere liberato, addirittura per «assenza dei gravi indizi di colpevolezza».

Una perizia aveva dimostrato che il presunto sangue rintracciato dal Ris all'interno dei pedali della sua bicicletta (elemento che lo aveva trascinato in prigione a un mese dall'omicidio), in realtà non era sangue. Stasi fu subito scarcerato, ma da allora ha continuato a essere l'unico sospettato e il solo indiziato in questa indagine concentrata fin dall'inizio solo sulla sua persona. Già il 13 agosto 2007, lunedì del delitto, sia il magistrato inquirente sia il gip, erano in possesso anche del testo della telefonata fatta da Alberto al 118 alle ore 13 e 49. Una chiamata che non aggiunge alcun tassello all'inchiesta.

Ascoltandola si può dire tutto e il contrario di tutto: il ragazzo è freddo ma anche in ansia mentre chiede all'operatrice di mandare subito un'ambulanza perché ha trovato la sua fidanzata «distesa a terra». Non sa se sia morta o ancora viva. Sottolinea che lei «ha 26 anni» e c'è «sangue dappertutto». Chiede soccorso senza andare in escandescenza e lo fa mentre già si trova già nella vicinissima caserma dei carabinieri (si trova a poche centinaia di metri dalla casa del delitto), per dare l'allarme e «raccontare quel che è successo». Trentaquattro secondi dall'inizio della registrazione. Bastano per far scrivere alla pm, da subito convinta della colpevolezza di Alberto Stasi , che quella telefonata «insolita» ha in sé qualche «stranezza», soprattutto «nel tenore».

Eppure, nonostante l'efferatezza del massacro, la dottoressa Rosa Muscio e i carabinieri non hanno trovato una sola impronta di Alberto sulla scena del crimine che conduca al crimine stesso. La fine di Chiara, assassinata con almeno una decina di colpi alla testa e gettata in fondo a una scala buia, è ancora un mistero. I suoi genitori non accusano nessuno, ma vogliono la verità. È un loro diritto.

Il prossimo 24 febbraio ci sarà l'udienza preliminare, il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta del pm di processare il ragazzo. Se Stasi andrà alla sbarra com'è probabile, la battaglia in aula fra accusa e difesa, salvo colpi di scena dell'ultima ora, si giocherà su una serie di puri indizi. Oltretutto insufficienti a tenere Alberto in cella.

Nei giorni scorsi Rita e Giuseppe Poggi hanno dato incarico al loro avvocato, Gianluigi Tizzoni, di fare eseguire a uno specialista informatico: l'ingegnere romano Paolo Reale, una nuova perizia sul computer di Alberto. Il Ris sostiene che quel pc non può essere un alibi per l'indiziato, in quanto la mattina dell'omicidio pur avendolo accesso in due fasi, egli non «vi avrebbe interagito, se non per guardare pochi minuti una foto pornografica». Secondo la difesa, invece, Alberto Stasi ha lavorato alla tesi di laurea quel lunedì di agosto, «lo dimostra il numero di pagine dello scritto che nella mattina del 13 agosto è aumentato». Due tesi opposte e a oggi nessuna verità. I signori Poggi vorrebbero capire di più. Per esempio sapere definitivamente se quel computer sia stato spento all'improvviso dal ragazzo la sera precedente il delitto. La Procura non ha trovato l'arma e tantomeno il movente. Però i genitori della povera Chiara vogliono escludere che lei possa avere scoperto nel computer del suo ragazzo qualcosa di scottante. Ma al punto di scatenare un omicidio?

Alberto Stasi telefona al 118il 13/08/2007, 13.49 Alberto: ...Sì... mi serve un'ambulanza in via Giovanni Pascoli a Garlasco Operatore: via Pascoli al numero? Alberto: è una via senza uscita, la trova subito Operatore: come? Alberto: è la via senza uscita, mi sembra al 29 (...) non ne sono sicuro Operatore: ma cosa succede? Alberto: e, credo che abbiano ucciso una persona ma non ne sono sicuro, forse è viva... Operatore: cioè che cos'è successo lei cosa vede? Alberto: adesso sono andato dai carabinieri, c'è... c'è sangue dappertutto e lei sdraiata per terra Operatore: in strada o in casa? Alberto: no, in casa! Operatore: (...) è una sua parente ? Alberto: no, è la mia fidanzata Operatore: quanti anni ha? Alberto: 26 Operatore: va bene (...) ma lei è in casa adesso ? Alberto: no, sono in caserma, sono appena arrivato, adesso gli dico cosa è successo Operatore: va be adesso comunichiamo anche noi con i Carabinieri e mando a vedere.

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