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La testimonianza

Ebola, parla il primo medico italiano contagiato

Ebola, parla il primo medico italiano contagiato

I primi sintomi, il ricovero, poi l'aggravamento e il vuoto. E finalmente la ripresa. In una lettera a Repubblica, il medico di Emergency, primo malato italiano di Ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma, racconta la sua malattia. "Ricordo i primi due o tre giorni trascorsi in isolamento, i farmaci sperimentali che ho iniziato, l'estremo malessere, la nausea, il vomito, l'irrequietezza", scrive il medico: "Pensavo in quei momenti ai pazienti che avevo contribuito a curare, stavo provando le stesse cose che loro avevano provato e cercavo di capire qualcosa di più di ciò che mi stava succedendo, cercavo di mantenere la mente lucida e distaccata per un'analisi scientifica. Ma il malessere era troppo e troppo difficile restare concentrato". Poi il buio: "La trasfusione di plasma cui credo sia seguita una reazione trasfusionale e la luce della coscienza che grossomodo si spegne".

Soldato - Ebola è una malattia mostruosa: "Mi hanno raccontato di essere stato in rianimazione, di essere stato intubato e sedato", "non ho memoria di nulla", continua, "mi mancano due settimane, quelle del mio aggravamento, durante le quali mi sono in qualche modo battuto contro il mio nemico; e pare che sia riuscito a batterlo". Ora il "paziente zero" sta meglio: "Ho lentamente ripreso in mano il controllo del mio corpo, riesco a muovermi in autonomia". Ma non si sente un "eroe" e nemmeno un "untore": "Sono solo un soldato", scrive ancora, "che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato".

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