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Fiamme sul traghetto

Dramma dell'Adriatico, parla il sopravvissuto del Moby Prince: "Salvarsi? Poche speranze..."

Dramma dell'Adriatico, parla il sopravvissuto del Moby Prince: "Salvarsi? Poche speranze..."

"Mi fa male ripensare a quei momenti e parlare di quella nottata": quasi 24 anni dopo la tragedia del Moby Prince, il traghetto da Livorno a Olbia che si scontrò con la petroliera Agip Abruzzo, al Messaggero ha parlato Alessio Bertrand, l'unico sopravvissuto di quell'incidente, avvenuto alle 22.03 del 10 aprile 1991. 140 tra passeggeri e membri dell'equipaggio morirono asfissiati o bruciati: ben 60 persone non riuscirono a salvarsi perché intrappolate nel salone "Da Lux", protetto da porte taglia-fiamme, in attesa di soccorritori che si presentarono soltanto all'alba. Bertrand si salvò perché si buttò in mare, al buio, e fu ripescato la sera stessa: "Ricordo tutto come se fosse ieri, ma non voglio ricordare", afferma ora Bertrand. "Vivo della pensione della Cassa marittima con mia moglie e i miei due figli, con un vitalizio mensile".

"Affidarsi al Padreterno..." - Che cosa bisogna fare per salvarsi, in una nave che va a fuoco? Bertrand inizialmente dice che "bisogna recarsi nelle zone che vengono indicate", ma ricordando quanto successe sulla Moby Prince si lascia andare ad un "è necessario affidarsi al Padreterno, non c'è altro da fare". Bertrand, sulla Moby Prince, era un giovanissimo mozzo (aveva 23 anni): "Era il mio primo viaggio, non riesco a cancellare quella notte. Ricordare mi fa male: sono stato male anche dopo, per anni. Non posso cancellare quanto successo: per me è sempre lo stesso incubo".

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