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Norman Atlantic, la drammatica storia dell'autotrasportatore napoletano

Norman Atlantic, la drammatica storia dell'autotrasportatore napoletano

Nella tragica storia della Norman Atlantic, sono emersi anche i nomi di tre italiani annegati, tutti campani. Il Corriere della Sera ha recuperato la testimonianza del cognato del più anziano dei camionisti napoletani, Carmine Balzano. A leggere l'intervista sono emersi parecchi elementi che fanno subito pensare ad una grande sfortuna. 

L'intervista - Enzo Spina tra le lacrime e la commozione racconta lo sfortunato viaggio del cognato Carmine Balzano. L'autotrasportatore più anziano dei tre aveva 55 anni abitava a Napoli era sposato e con tre figli tra i 22 e i 30 anni. "Era disoccupato dopo il licenziamento dalla compagnia di corrieri Tnt, ciò nonostante nel periodo di Natale aveva stretto una collaborazione con Eurofish. Il 28 dicembre i quattro autotrasportatori dovevano partire in volo da Napoli per raggiungere gli altrettanti camion vuoti che la ditta aveva destinato a Patrasso per farli caricare di pesce da vendere al cenone di Capodanno. Il fato però li mette in guardia da subito, infatti il velivolo per un guasto non decolla, costringendoli a partire con un altro aereo che finalmente li porta in Grecia. Ma le sfortune non finiscono qui. Arrivati a Patrasso, per una serie di difficoltà e ritardi nel carico delle anguille, Carmine e altri due camionisti non ppossono prendere il loro traghetto che arriva a Brindisi. Solo uno dei quattro si imbarca e arriva tranquillamente in Puglia. I tre invece, salgono a bordo del Norman Atlantic per Ancona per il loro appuntamento con la morte. Un viaggio davvero maledetto: per Carmine, quello del 28, era poi l'ultimo".

Il giallo e la verità della moglie - Spina apre poi un giallo sulla morte del cognato: "Mi hanno fatto vedere le immagini di un cadavere, ma non ho identificato in quella foto il corpo di mio cognato che aveva i capelli più chiari. Per me è ancora un disperso. Mia sorella? Come volete che stia...è distrutta, in uno stato pietoso". La donna ha però ancora la forza di accusare la Capitaneria di porto: Per tre giorni abbiamo chiesto notizie al loro numero verde. Ci hanno sempre detto di stare tranquilli perchè lui era sulla nave. Ma noi sapevamo che non era così. E lo sa perché? L'ultimo contatto è avvenuto alle 3 di notte del 28 quando Carmine era già sulla scialuppa. Per questo motivo eravamo certi che non fosse sul traghetto. Abbiamo parlato con lui fino a quando il telefonino non ha perso campo: ci diceva che satva pregando perché era molto credente, che la nave bruciava e alcuni suoi compagni di sventura piangevano. E' stato un commiato tremendo, non potremo mai dimenticarlo".

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Commenti all'articolo

  • apostrofo

    31 Dicembre 2014 - 00:12

    Invito a leggere un articolo su Der Spiegel on-line , sempre .... benevolo nei nostri confronti.Hanno fatto tutto i greci. Di tutta l'operazione condotta ed attuata dall'Italia neanche una parola. C'è di più. Andate a leggerlo. Vuol dire anche che bisognerebbe fare relazioni pubbliche con la stampa estera, che pubblica sempre e solo quello che di peggio si può dire sull'Italia. E lo trova

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