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La mossa

Il piano per il pubblico impiego: le certificazioni affidate all’Inps

Il piano per il pubblico impiego: le certificazioni affidate all’Inps

Una stangata sui fannulloni. Dopo la malattia di massa dei vigili urbani di Roma nella notte di Capodanno il Governo ha deciso che modificherà le norme del lavoro nel pubblico impiego con un emendamento dell’esecutivo che potenzierà i controlli sui certificati medici del settore pubblico, oggi gestiti dalle Asl, affidandoli all’Inps. Inoltre ogni singola amministrazione dovrà dotarsi di Commissioni ad hoc per valutare il comportamento dei dipendenti e decidere sull’eventuale licenziamento.

Il caso - Tra il 2012 e il 2013, hanno calcolato i tecnici di Palazzo Chigi, il numero complessivo di certificati di malattia, nel settore pubblico, è aumentato del 27%. Per affidare il controllo dei certificati medici all’Inps il problema, come sempre, sono le risorse. Come spiega il Corriere della Sera, oggi l’Inps controlla i certificati solo nel privato per un costo di 25 milioni, mentre le Asl controllano quelli del pubblico, che sono meno della metà, per un costo di 70 milioni. In maniera consuetudinaria, è stata accettato il principio che le visite mediche di accertamento per i dipendenti pubblici siano organizzate ed effettuate dal Servizio sanitario nazionale, senza alcuna tariffazione a carico dei datori di lavoro, se non in maniera molto parziale ed episodica, con la conseguenza che negli ultimi anni sono stati utilizzati 70 milioni di euro provenienti dal Fondo sanitario nazionale.

Cosa cambia - Ma nel marzo scorso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha ribadito in un documento ufficiale che tali accertamenti non rientrano nei Livelli essenziali di assistenza e dunque non è proprio compito provvedervi e sostenerne le spese. Anzi la Conferenza ritiene necessario integrare nuovamente il Fondo con le risorse che sono state sottratte per queste finalità. A propria volta l’Inps oggi ricorre a personale con contratti libero-professionali, pagato sostanzialmente a prestazione e in regime di incompatibilità più o meno totale con altri incarichi. I tagli di spesa conseguenti alla spending review hanno reso drammatica la situazione di molti medici che hanno svolto per anni in modo prevalente o addirittura esclusivo tale attività professionale.

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    03 Gennaio 2015 - 14:02

    Le visite fiscali non funzionano. Come potrebbe un medico dell’Inps smentire una diagnosi di “stato ansioso-depressivo” formulata dal medico di famiglia? La confermerebbe punto e basta. Piuttosto, introduciamo una franchigia, come per le assicurazioni. Per i primi 10 giorni di malattia (frazionati o continuativi) di ogni santo mese, al lavoratore viene corrisposto il 50% della retribuzione.

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  • arwen

    03 Gennaio 2015 - 11:11

    C'è veramente del ridicolo nel pensare che siano Renzi e la Madia a parlare di fannulloni. 2 figli della casta, 2 individui che nn hanno mai lavorato nella loro vita e che certo nn sanno ne come si lavora in un ufficio pubblico ne tanto meno sotto padrone. I loro tentativi goffi x sembrare credibili sono deprimenti, pretendono di mettere ordine in un mondo che nn conoscono.....finirà male!

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