Cerca

Minaccia a casa nostra

Jihadisti in Italia, indagati dieci islamici sospetti

Jihadisti in Italia, indagati dieci islamici sospetti

L’Isis minaccia Roma e i magistrati capitolini passano all’attacco. Una decina di stranieri di religione islamica, residenti in Italia da anni e soprattutto al Nord, sono stati iscritti (...)nel registro degli indagati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. I sospettati hanno legami con i jihadisti e sono stati individuati grazie ad alcune conversazioni scambiate su Internet e agli accessi su siti web che propagandano i proclami del fanatismo islamico. L’inchiesta, affidata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone ai quattro sostituti del pool antiterrorismo, è partita due anni fa da un’attività di monitoraggio degli ambienti integralisti e dall’analisi delle pagine più estremiste della Rete. Quando i carabinieri del Ros e i poliziotti della Digos si sono imbattuti nelle conversazioni degli stranieri, che inneggiavano alla jihad e avevano contatti con soggetti a rischio, sono scattati gli accertamenti.

I fondamentalisti sono stati individuati, seguiti giorno e notte, le loro frequentazioni sono state documentate. Secondo gli investigatori, però, i dieci aspiranti terroristi non compongono una cellula, ma sono dei «cani sciolti» che si muovono autonomamente rispetto all’Isis. Insomma, la peggior specie di fanatici, quei «terroristi molecolari» che si radicalizzano da soli, si addestrano grazie alle indicazioni su Internet e alla fine scendono in strada a mettere in atto gli attentati. L’attenzione sui sospettati è massima, i pedinamenti continuano senza sosta e puntano anche ai luoghi di ritrovo per possibili attività di indottrinamento e reclutamento, alla tipologia di viaggi compiuti all’estero da parte di personaggi sospetti, senza trascurare la minaccia che potrebbe derivare dagli sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Si cercano inoltre armi da guerra che possano condurre a potenziali jihadisti. L’analisi delle conversazioni è minuziosa, alla ricerca di ulteriori elementi che possano incastrare gli indagati e consentano di arrivare ad altre persone, che potrebbero presto finire nel registro degli indagati. E non solo nella Capitale, visto che i jihadisti del terrore sono radicati pure nel Nord Italia, soprattutto in Lombardia.

E proprio a Milano, ieri, c’è stato un vertice in Procura tra i pm del dipartimento antiterrorismo, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, e gli uomini della Digos e del Ros, per fare il punto su alcuni fascicoli che coinvolgono integralisti islamici. Tra le inchieste sotto la lente c’è il caso di Fatima, alias Maria Giulia Sergio, l’aspirante terrorista campana di 27 anni che ha vissuto nell’hinterland milanese ed è partita nei mesi scorsi per la Siria, per combattere a fianco dei fondamentalisti dello Stato islamico. In Italia, comunque, sono 211 le persone finite nella lista nera degli 007 e costantemente monitorate perché ritenute appartenenti alla rete jihadista. Si tratta di cittadini convertiti all’Islam, di immigrati di seconda generazione e di combattenti volontari che hanno risposto alla chiamata del califfo dell’Isis Abu bakr al-Baghdadi. Tutte le procure del nostro territorio sono in allerta, qualsiasi notizia di reato viene valutata con massima attenzione. E secondo il Tg di La7 di Mentana a Trento ci sarebbero altri 4 indagati. L’obiettivo, ora, è la costituzione di una Procura nazionale antiterrorismo che si concentri sul contrasto al terrorismo. Proprio dell’istituzione di questa «super Procura» si è parlato ieri in un incontro a via Arenula tra il ministro della Giustizia Orlando e il collega dell’Interno Alfano: l’orientamento è farla confluire nell’Antimafia.

Rita Cavallaro 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog