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Vanessa e Greta, cosa non torna nella loro storia: le quattro accuse di Belpietro

Vanessa e Greta, cosa non torna nella loro storia: le quattro accuse di Belpietro

Il governo si è dato da fare per smentire di aver pagato un riscatto in cambio della liberazione di Vanessa e Greta. «Solo illazioni» ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quale subito dopo ha però aggiunto che nel caso delle due cooperanti italiane l’esecutivo si è comportato come i precedenti (che infatti pagavano), precisando che per Palazzo Chigi e dintorni dà la priorità al salvataggio di vite umane (tradotto: pazienza se ci sono costate 12 milioni, tanto sono soldi dei contribuenti). Con il rientro delle due ragazze e le rassicurazioni del ministro si vorrebbe così chiudere la faccenda, mettendo una pietra sopra l’imbarazzante trattativa con i terroristi.

Si dà il caso che però la vicenda sia tutt’altro che archiviabile ma necessiti di ulteriori approfondimenti, soprattutto dopo la rivelazione di una serie di antefatti. Ieri in un articolo del Fatto quotidiano si dava conto dell’esistenza di una informativa dei Ros sulla missione siriana di Vanessa e Greta. Non un rapporto compilato dopo la sparizione delle due ragazze, ma una nota predisposta prima della partenza. Quanto prima? Leggendo l’articolo non è dato sapere, ma si capisce che la relazione del reparto operativo dei carabinieri risale al periodo in cui le due giovani lombarde stavano organizzando il viaggio. Vi state chiedendo perché l’Arma si occupasse di due esponenti di un’organizzazione non governativa intenzionate a partire per la Siria? Perché le due entrano in contatto con un pizzaiolo emiliano che i Cc tengono d’occhio ritenendolo un militante islamico. Così, per caso, intercettano Vanessa e Greta che si mettono d’accordo con il tipo e a lui raccontano nel seguente ordine due cose: di voler partire per la Siria per consegnare kit di pronto soccorso alla popolazione civile ma anche ai combattenti islamici, così che gli oppositori al regime di Assad possano curarsi in caso di ferite. Secondo, Greta in una conversazione spiega di godere di una specie di lasciapassare, in quanto sostenitrice della rivoluzione e protetta dall’Esercito Libero. La ragazza non dice al telefono di essere in contatto con gente dello stato islamico, anzi, assicura che quelli dell’Esercito Libero non impongono neppure il velo alle donne. Come è finita si sa, con un sequestro che le ha consegnate nelle mani di una banda vicina ad Al Qaeda, cioè l’organizzazione che poi l’avrebbe rapita. Nell’articolo si fa cenno anche a un universitario in collegamento con i ribelli ed anche ad un medico.

Risultato: leggendo il Fatto si apprendono le seguenti informazioni. La prima, forse scontata ma fino a ieri non molto documentata, è che sul territorio italiano operano dei militanti che inviano denaro e aiuti ai combattenti islamici. Due: Vanessa e Greta non sono partite per la Siria per andare ad aiutare i bambini, per lo meno non solo: in Siria sono andate per consegnare kit di pronto soccorso ai miliziani, che se non è un aiuto a chi combatte poco ci manca. Tre: le giovani appoggiavano la rivoluzione e consegnando i medicinali volevano contribuire materialmente a sostenerla. Quattro: se sono finite nelle mani di tagliagole che le hanno rapite e segregate per più di cinque mesi, liberandole solo in cambio di un riscatto multimilionario, è perché qualcuno dei loro amici le ha tradite. Ne consegue che i carabinieri sapevano tutto, del viaggio e anche dei contatti con i militanti islamici, ma nessuno ha fatto niente, lasciando partire le ragazze e dunque facendole finire nelle mani dei rapitori. Non solo: qualcuno in Italia si dà addirittura da fare per agevolare la partenza e poi forse per agevolare anche il sequestro, così che la fiorente industria dei rapimenti ad opera dei militanti islamici possa prosperare e soprattutto finanziare la guerriglia e il terrorismo. Infine, come spiegava ieri il nostro Francesco Borgonovo, risulta evidente da questo rapporto che molte delle organizzazioni non governative in apparenza dicono di voler aiutare chi soffre, ma nella sostanza hanno rapporti poco trasparenti con chi combatte. Altro che ragazzine finite in un gioco più grande di loro. Greta e Vanessa pensavano di fare la rivoluzione e invece sono finite in una prigione dalle parti di Aleppo, perché la rivoluzione non è un pranzo di gala e se poi è islamica si va a pranzo con il boia.

Risultato: la faccenda è tutt’altro che chiusa e il governo non può pensare di cavarsela con l’intervento reticente del ministro Gentiloni. Essendoci di mezzo la sicurezza nazionale (la gente che aiuta i combattenti l’abbiamo in casa) e soprattutto i soldi dei contribuenti vorremmo andare fino in fondo. E state sicuri che per quanto ci riguarda faremo di tutto per farlo.

di Maurizio Belpietro
maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • massimoudinese

    15 Febbraio 2015 - 17:05

    Quello che non mi convince e che mi stuzzica la fantasia, e forse non solo a me....è il perche delle scuse per il loro rapimento se non è stato pagato nessun riscatto? e perche la messa in onda del video come se dovessero a giorni essere sgozzate, quando era evidente dai loro occhi dalle loro espressioni che poi non stavano cosi male, e che forse non erano prigioniere ma in hotel??

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  • massimoudinese

    15 Febbraio 2015 - 17:05

    penso che ci sia qualcosa di piu......interessante sotto, che Belpietro non ha esplicitamente detto ma stuzzicato l'immaginazione delle persone, quella immaginazione che spesso confina con la realtà, ma stavolta trattasi forse di una spiacevole realtà! Belpietro non può dirlo chiaramente, ma forse è proprio quello che la gente pensa!!

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  • cloudgossip

    26 Gennaio 2015 - 22:10

    comunque avesse fatto il governo avrebbe sbagliato 1)caso a: non si paga e le due ragazze muoiono: pioggia di commenti negativi contro tutto il mondo arabo, strumentalizzazione da destra e sinistra, lista di tutte le vole in cui si è pagato per altre persone (ci sono di sicuro) 2)caso b: si paga: articoli come questo, twit molto mean di gasparri etc etc vorrei ricordare che sono state sequest

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    • giuseppetoffetti

      06 Febbraio 2015 - 15:03

      Dalle facce della foto tutti noi possiamo notare le sofferenze subìte in 5 mesi di sequestro, incatenate chissà in quali anfratti, forse senza cibo...Ma quanti chili hanno perso?

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  • 68zagor

    26 Gennaio 2015 - 18:06

    AAA Cercasi Arabi (vanno bene pure italiani che somigliano a marocchini) per sequestro condiviso che mi tengono per 4/5 mesi in Africa e dintorni per chiedere poi ad una banda di coglioni una valigia pieni di euro.Si offre con max serietà il silenzio dei familiari,poco fastidio e una giusta percentuale sul ricavato.Si chiede nella permanenza solo cucina italiana,smartphone,pc con giochi e tv.

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