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Truffe cellulari e super bollette: multe Antitrust da 5 mln di euro agli operatori telefonici

Ignazio Stagno
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I gestori telefonici nel mirino dell'Antitrust. Multa esemplare da 1,7 milioni di euro a Telecom Italia e H3G e di 800mila euro a Wind e Vodafone, per i servizi premium - giochi, musica, contenuti erotici - attivati su cellulare senza il permesso degli utenti. "Non è la prima volta che li multiamo per questo motivo, ma stavolta è diverso: è la nostra decisione più importante, perché sancisce che quanto fatto finora dagli operatori non va più bene. E le cose devono cambiare: stimiamo che questo è un business da quasi un miliardo di euro l'anno, per gran parte costituito da attivazioni non richieste dagli utenti", dicono a Repubblica.it dall'Antitrust. Il problema riguarda milioni di utenti che navigano su siti via cellulare o usano applicazioni e si trovano abbonati a un servizio premium: 5 euro a settimana senza averlo richiesto. Su siti web e app ci sono banner all'apparenza innocui, con pubblicità, ma se l'utente ci clicca viene abbonato inconsapevolmente al servizio. E i costi sono automaticamente addebitati dall'operatore sul conto telefonico. In certi casi, persino, i banner sono invisibili (nascosti all'interno del codice della pagina) e l'utente non sa nemmeno di aver cliccato su di loro. E secondo l'Antitrust, di questo schema truffaldino non sono responsabili solo i fornitori dei servizi o delle pubblicità, ma anche gli operatori stessi. Così è scattata la multa. "Anche sulla base di quanto emerso nel corso delle ispezioni eseguite con l'assistenza della Guardia di Finanza (Gruppo Antitrust - Nucleo speciale Tutela mercati), l'Autorità ha accertato che i quattro operatori hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte", scrive l'Antitrust. La nota dell'Antitrust - "Da un lato, l'omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l'esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l'utente che voglia utilizzarlo di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco. Dall'altro, l'adozione da parte dell'operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell'attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore". L'Antitrust inoltre considera "troppo aggressiva" e quindi illecita anche la prassi che è alla base di questi addebiti: l'utente clicca (anche senza saperlo) e l'operatore automaticamente passa all'addebito, spartendosi i proventi con i fornitori dei servizi. Le responsabilità - L'Antitrust chiede insomma, implicitamente, che gli operatori controllino con l'utente se questi ha effettivamente richiesto il servizio. Nella stessa logica si inserisce la delibera Agcom (per ora ancora in vigore), secondo cui questi servizi andrebbero attivati solo se l'utente ha inserito manualmente il proprio numero di telefono nella pagina relativa. H3G e Tim hanno avuto multe più grandi perché "la pratica si è articolata in un'ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l'accesso e l'attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente", spiega l'Antitrust. La mossa - "Secondo l'Antitrust, la responsabilità delle quattro aziende discende - oltre che direttamente dall'adozione di tali condotte - anche da altri fattori: gli operatori traggono infatti uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un'elevata percentuale. E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili". Entro 60 giorni gli operatori sono ora chiamati a comunicare all'Antitrust i modi con cui intendono rimediare al problema.   

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