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Dopo gli scontri di Cremona

I 99 Posse s'inventano le legnate a tempo di rap

I 99 Posse s'inventano le legnate a tempo di rap

C’è chi ha Stalingrado e chi si deve accontentare di Cremona. E non perché Cremona valga meno, come città, di quella russa. Ma perché il paragone che fanno, via Facebook, i 99 Posse è ridicolo. Postano una canzone degli StormySix che dice: «Stalingrado in ogni città» per dimostrare che contro il fascismo si deve lottare con tutte le armi. Fanno i martiri della libertà, i Posse, apprestandosi a cantare giovedì a Cremona al centro sociale Dordoni. Sì, si farà, nonostante il sindaco avesse dubbi - sacrosanti - sulla sicurezza, anche perché i 99 avevano scritto sul web: «Veniamo giovedì, siamo certi di trovare una città rasa al suolo». Ora si pongono come i coraggiosi che vanno a sostenere la «lotta antifascista». La realtà, che si sappia, è che vanno a propagandare la violenza.

I fatti - Ma andiamo con ordine, spieghiamo prima quello che è accaduto a Cremona. Il 18 gennaio, domenica, esce la notizia così riassunta ieri da Repubblica: «Emilio Visigalli, militante del centro sociale Dordoni» viene «ridotto in coma a sprangate da neofascisti di CasaPound durante gli scontri scoppiati nei pressi dello stadio dopo la partita di calcio Cremona-Mantova». Seguono orrore e indignazione generale: che schifo, i fascisti menano un cinquantenne padre di famiglia. «Questo ennesimo episodio di violenza inaudita dimostra ancora una volta solo una cosa: bisogna chiudere CasaPound. Il ministro degli Interni intervenga contro questi fascisti delinquenti», tuona Paolo Ferrero di Rifondazione.
Le ricostruzioni fornite dai giornali sono sempre più drammatiche, a un certo punto si arriva a dire che sessanta fascistoni armati si sarebbero diretti al centro sociale per farne scempio, menando a sangue otto poveri antagonisti presenti. Letta così, sembra una cosa terribile.

Il ferito di CasaPound - Poi si scoprono un po’ di altri fatti. Intanto che tra i feriti, quella domenica, c’è pure un ragazzo di CasaPound, finito all’ospedale in gravi condizioni, per fortuna non in coma. Inoltre non si capisce perché, se i fasci erano così tanti e così pericolosi, non abbiano effettivamente devastato il centro sociale e malmenato tutti i militanti, non soltanto uno. A questo punto, qualcosa non torna. E infatti, leggendo il Corriere (e non la Gazzetta del Fascistone) si apprende che in realtà sono stati i ragazzi del centro sociale a presentarsi fuori dallo stadio Zini di Cremona. Come mai? Volevano «restituire» alcuni adesivi di CasaPound ritrovati nei pressi della loro sede. Immaginiamo che intenzioni gentili avessero: «Tenete, amici fascisti, vi ridiamo gli adesivi e anche un bacino». Sempre dal Corriere, poi, si capisce che i militanti di CasaPound non erano sessanta, ma molti meno, forse una ventina, forse dieci. Non solo. Si capisce anche che l’uomo rimasto a terra ferito è un ex militante di estrema destra, poi passato dall’altra parte. Aggiungiamo un’altra cosa. Che hanno fatto i «pacifici» antagonisti per protestare contro la violenza fascista? Sabato hanno organizzato un bel corteo, supportati da Anpi e Rifondazione. Sapete com’è finita? Con gli antagonisti che spaccavano vetrine, cariche della polizia e feriti. Allora bisogna, per lo meno, guardarsi in faccia e dirsi la verità. I 99 Posse, quando scrivono sul loro profilo Facebook (come avvenuto ieri): «Onore a chi lotta. Più bastoni e meno tastiere», sono semplicemente onesti. Da sempre dicono: «Se vedo un punto nero sparo a vista». La violenza fa parte della cultura antagonista. Per loro, chiunque sia in odore di fascismo va preso a sberle. Poi, succede che in uno scontro un militante rosso si faccia molto male. Ed è un dramma per lui e la sua famiglia. 

Il concerto - Allora dite pure che le botte son brutte, che sarebbe meglio parlarsi seduti a un tavolo. Ma non venite a parlare di fascisti che aggrediscono gli indifesi militanti democratici. Perché la musica che si ascolta nei centri sociali è, appunto, quella dei 99 Posse. E chi la ascolta vuole impedire, con ogni mezzo, che una sede di CasaPound sia aperta. Anche se dentro ci sono ragazzi che fanno volontariato, che organizzano incontri culturali e non pericolosi terroristi neri.  Su internet si trova il video dell’apertura (4 maggio 2013) della sede cremonese di CasaPound. Si vede uno schieramento di militanti del centro sociale, con caschi e spranghe. Tra loro c’è anche Visigalli, ora in coma. Gli antagonisti urlano: «Le sedi dei fascisti si chiudono col fuoco, ma coi fascisti dentro, se no è troppo poco»; «facciamogli sentire il legno sulla testa». Ecco: questa è la gente che andrà a sentire i Posse giovedì. Sappiatelo.

di FRANCESCO BORGONOVO

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