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Documenti falsi

A Malpensa via libera ai terroristi

Mille persone all’anno - quasi tre al giorno - piombano all’aeroporto di Malpensa con documenti falsi, ma anziché le manette si beccano una semplice denuncia a piede libero. «In tempi di allarme terrorismo, è una falla gravissima nella sicurezza» spiega il sindacato di polizia Ugl che ha sollevato il caso. La vicenda ha dell’incredibile. Gli stranieri che atterrano nel secondo hub italiano e vengono pizzicati con passaporti taroccati, «vengono semplicemente invitati a presentarsi, due giorni dopo, all’ufficio stranieri per l’identificazione o l’espulsione» racconta Manuel Brignoli, segretario regionale Lombardia dell’Ugl Polizia di Stato. Che aggiunge: a Varese, il personale che dovrebbe gestire la faccenda è ridotto all’osso. Il che moltiplica i problemi e i disagi. Ma il succo è che - per esempio - un potenziale estremista islamico arrivato in Italia con le peggiori intenzioni, se pizzicato non finirebbe in cella neanche per sbaglio. Gli direbbero più o meno così: «Vada in questura, poi le diranno se deve lasciare il Paese e con quali modalità».

Guardacaso, proprio due giorni fa una notizia è rimbalzata su tutti i giornali italiani. All’aeroporto di Catania, un albanese con documenti falsi è stato fermato dalle forze dell’ordine. Voleva imbarcarsi per Londra. Dai controlli sono emerse due cosucce. La prima: aveva una pen drive con fotografie che lo immortalavano con kalashnikov, oltre ad altri passaporti falsi. La seconda scoperta è che pochi giorni prima era stato beccato per lo stesso motivo in un altro aeroporto del Belpaese. Cioè Malpensa. Eppure era riuscito subito a uscire dall’impiccio, tanto da dirigersi in Sicilia e ritentare la fuga verso l’Inghilterra. Lo scalo di Varese imbarca acqua, ma anche in altri aeroporti la situazione è preoccupante. È sempre il sindacato di polizia ad alzare la voce. Mancano i lettori ottici per i passaporti elettronici, tanto per cominciare. L’ha ripetuto il segretario nazionale Ugl Valter Mazzetti. Che chiosa: questi aggeggi sono diffusi in Paesi come l’Albania o la Repubblica Dominicana. In Italia, no. Sono troppo pochi. Se ci fossero, «controlleremmo anche il tempo di permanenza all’estero degli stranieri regolari e magari potremmo anche verificare quanti, in possesso del permesso di soggiorno, vengono in Italia solo per usufruire della sanità» conclude Mazzetti.
Non è finita. Tensione pure a Venezia, terzo scalo del Paese per numero di passeggeri in transito, dove nonostante le promesse e gli annunci mancano uomini. Gli aerei sono stracolmi ma i controlli latitano. Tanto che di notte la situazione è monitorata solo da un appuntato scelto. E non è mai stata attivata la squadra di esperti per gestire eventuali emergenze.
La fotografia della situazione è scattata dal solito sindacato di polizia, che ricorda come lo scalo veneziano abbia parecchi collegamenti internazionali.

Che la situazione sia preoccupante lo confermano anche i magistrati. All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale facente funzioni di Roma, Antonio Marini, ha sottolineato: «È auspicabile l’istituzione di una Procura nazionale antiterrorismo, che sembra in arrivo, al fine di rendere più efficace il coordinamento delle indagini non solo a livello nazionale ma soprattutto a livello internazionale». Questo, ha continuato, perché «una strategia d’indagine efficace non può prescindere dalla costituzione anche di una banca dati nazionale analoga a quella realizzata per la criminalità mafiosa».

Il pg di Roma ha poi sottolineato anche «la necessità di rafforzare gli strumenti normativi in materia di terrorismo, elaborando nuove norme che sembrano in arrivo, come annunciato dal ministro dell’Interno» Come se non bastasse, le ultime notizie confermano che l’Isis ha messo radici solide pure in Libia, da dove riuscirebbe a controllare le partenze dei barconi diretti (anche) verso le coste italiane. Un pericolo concreto. Ammesso a denti stretti pure dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: «Il rischio c’è» ha sibilato l’altro giorno mentre dal Viminale s’affrettavano a fare i pompieri. L’esecutivo ha annunciato misure anti-terrorismo più severe. Ma non se n’è fatto ancora nulla. Mancano i soldi.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • sgnacalapata

    28 Gennaio 2015 - 09:09

    Demenziale! O lo si rimette sull'aereo o lo si tiene al chiuso in attesa di accertamenti!

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  • Happy1937

    28 Gennaio 2015 - 08:08

    Chi arriva con passaporto falso deve essere immediatamente rimandato indietro sul primo volo disponibile ed iscritto sul libro nero di quelli che mai nella vita potranno mettere piede su suolo italiano. La semplice denuncia a piede libero è roba da perfetti imbecilli.

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  • rendagio

    27 Gennaio 2015 - 23:11

    nere questa banda di criminali mafiosi e socvi i soldi ci sono e tanti, ma per la sicurezza del citadino e´miseria, spero e mi auguroc he se sucede qualcosa ci sai di mezzo qualche politico o suo familiare, enon solo, forse solo allora capirebberoc he gentaglia e´..

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  • alkhuwarizmi

    27 Gennaio 2015 - 20:08

    Ciò che più preoccupa è la certezza (Gentiloni) che "per fortuna gli apparati di sicurezza funzionano". Una barzelletta, se non fosse che l'argomento è troppo serio per riderci su. In Italia potrebbe arrivare direttamente Maometto a guidare la guerra santa e nessuno se ne accorgerebbe.

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