Cerca

Doppiopesismo

Giordano stanga Gentiloni: "Il ministro prende in giro i rapiti"

Giordano stanga Gentiloni: "Il ministro prende in giro i rapiti"

Esistono ostaggi di serie A e ostaggi di serie B? Perché in alcuni casi lo Stato interviene e manda i servizi segreti a trattare e in altri invece abbandona le famiglie al loro destino? Perché in alcuni casi lo Stato paga di tasca sua e in altri invece non solo non paga, ma addirittura blocca i beni della famiglia per impedire il pagamento? A porre la questione, in modo semplice, con personale sofferenza, sono stati Anna Bulgari e suo figlio Giorgio, attraverso una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera. I due furono rapiti il 19 novembre 1983 e furono rilasciati la vigilia di Natale dello stesso anno, dopo 36 giorni di sofferenza e il versamento di un riscatto di 4 miliardi di lire di allora. Una cifra mostruosa. Al ragazzo, a quel tempo 17enne, tagliarono l’orecchio con un coltellaccio da cucina, senza anestesia. Lo mandarono a casa in una busta. «Aprii, sentii che c’era dentro qualcosa di molle: l’orecchio di mio fratello», ricorda Laura. Fu lei, la sorella di Giorgio, a condurre i negoziati. Da sola. Senza mai sentire lo Stato, se non come nemico. «La Procura aveva minacciato il blocco dei nostri beni – racconta - Dall’allora presidente del Consiglio Craxi e dal ministro dell’Interno Scalfaro nemmeno una telefonata».

Ecco: la questione è tutta qui, la domanda è semplice e cruda, come la storia del rapimento Bulgari. «Perché», scrivono Anna e Giorgio, «lo Stato non intervenne all’epoca per tutelare l’incolumità e la vita di suoi cittadini pacifici che non avevano preso alcun rischio, e interviene oggi per tutelare soggetti avventati e sprovveduti come le due ragazze Greta e Vanessa, spinte solo da puro senso di folle avventura e incuranti delle gravissime conseguenze del loro gesto? ». E Laura aggiunge: «Quando sento che per la liberazione di Greta e Vanessa a trattare sono stati i servizi segreti e a pagare addirittura lo Stato, sono assalita da rabbia mista a disgusto». Difficile darle torto.

Ma di fronte a questa questione, così semplice e lineare, di fronte a questo legittimo sussulto di rabbia e di disgusto, il governo italiano che fa? Non spiega, non chiarisce, s’intorta. Se possibile, fa aumentare ancor di più la rabbia e il disgusto. La (sedicente) risposta, infatti, è affidata a una lettera al Corriere del ministro degli esteri Paolo Gentiloni, direttamente chiamato in causa dalla famiglia Bulgari, che però si rivela un esercizio bizantino di solfeggio sul nulla, borotalco diplomatico sparso sui caratteri di stampa, un pateracchio di frasi banali che urtano terribilmente con la cruda forza delle domande. Da una parte ci sono sangue, sofferenza, dubbi atroci e orecchie mozzate. Dall’altra c’è il solito ministro che si arrampica sugli specchi per concludere «so di non aver risposto, cara signora Bulgari, al suo angoscioso interrogativo». Ma scusi signor ministro: se sa di non aver risposto, allora che scrive a fare? Certe parole, se possibile, sono perfin peggio del silenzio di quel cruento 1983...

L’unico argomento forte (si fa per dire) di Gentiloni, infatti, è che il terrorismo islamico non è l’anonima sequestri sarda. Scrive proprio così, testuale: «Il terrorismo islamico non è l’anonima sequestri». Beh, geniale: adesso che il ministro degli esteri è arrivato a capire questa straordinaria verità, possiamo stare più tranquilli. Siamo in buone mani, amici. Sicuro. Magari nelle prossime ore, il nostro genio della Farnesina riuscirà perfino a rendersi conto che Cagliari non si trova in Siria, che la provincia di Latina dove furono rapiti i Bulgari, non confina con la provincia di Kirkuk, e che Grazianeddu Mesina non è il Califfo Al Baghdadi, anche se un po’ potrebbe assomigliarci. Davvero rassicurante aver affidato la nostra diplomazia a un tipo così perspicace.

Ma con tutte le sue capacità intuitive il ministro degli Esteri lascia insoddisfatte tutte le vere domande. A cominciare da quelle essenziale: ritiene che per salvare una vita umana sia legittimo pagare, in ogni caso, oppure no? Se lo ritiene legittimo lo dica chiaramente, difenda la sua scelta o la sua idea (ammesso che ce l’abbia) e chieda scusa alla famiglia Bulgari. Se non lo ritiene legittimo spieghi in che cosa consiste la «contropartita» che abbiamo dato ai terroristi in cambio di Vanessa e Greta. Scrive Gentiloni che il terrorismo va sconfitto «sul piano politico» con una «battaglia senza ambiguità»: bene, cominci a smetterla di essere ambiguo lui, la smetta di trincerarsi dietro le «attività che non possono essere rivelate», la smetta di giocare con le parole e i soldi degli italiani, almeno di fronte alle domande dolorose di una donna che ha visto mutilare il figlio davanti ai suoi occhi. Scrivere una lunga risposta per ammettere di “non aver risposto” , non è un bel modo per iniziare una “battaglia senza ambiguità”, non le pare caro ministro? Di questo passo, il terrorismo vincerà sempre. Islamico e non.

Sembra incredibile ma l’unico sussulto di coraggio Gentiloni lo trova non per fare chiarezza, non per rispondere a ciò a cui non ha mai risposto, non per spiegare agli italiani come sono stati utilizzati i loro soldi, non per rivelare qual è la vera strategia di lotta la terrorismo (caso mai ce ne fossa una) e nemmeno per confortare il dolore indimenticato e indimenticabile della famiglia Bulgari. Macché: l’unico sussulto di coraggio Gentiloni lo trova per difendere le due volontarie-fai-da-te, Vanessa e Greta, infermierine dei combattenti islamici, finte sognatrici con la sporta piena di kit per guerriglieri. «Ho trovato inaccettabili le accuse di essersela andata a cercare», scrive. Proprio così: Vanessa e Greta non se la sono andata a cercare. E lo Stato, in questo caso, ha fatto «il proprio dovere». Chiaro, no? È la signora Bulgari che non capisce, evidentemente: s’è fatta rapire a casa dall’anonima sarda, anziché organizzare un tour spericolato alla ricerca di sequestratori esotici; poi se l’è cavata da sola, senza bisogno dell’intervento dei servizi segreti; ha pagato di tasca sua, anziché scaricare la spesa sui contribuenti. E nonostante tutto questo – incorreggibile donna - si ostina ad aver fiducia nelle istituzioni a tal punto di rivolgere un domanda semplice semplice a un ministro della Repubblica. Come se lui sapesse rispondere. Che illusa.

di Mario Giordano

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • fofetto

    28 Gennaio 2015 - 13:01

    Ma trovatemi un ministro adeguato al ruolo che ricopre in questo governo, a cominciare dal Menestrello fiorentino. Non è mica colpa di Gentiloni. Lui è quello che è: imbarazantissimo. Ho detto tutto!

    Report

    Rispondi

  • rendagio

    28 Gennaio 2015 - 12:12

    purtroppo questo sciacallo di ministro, dimostra ancora uma volta, in che mani di certa gentaglia siamo, irresponsabbili ed opportunisti di partito, quelle due baldracche andavnao lasciate al loro destino, dal momento che e´stata una loro LIBERA SCELTA, GENTILONI ed i MARO `che dire ? non hanno scelto sono stati comandati... sei come tutti i comunisti, volgare merdacce.....

    Report

    Rispondi

  • giorgio_collarin

    28 Gennaio 2015 - 08:08

    "paghiamo ...ma non si dice"????? coi soldi dei contribuenti non si mantengano segreti di stato!!!!!!zze trasparenza decantata...alle ortiche!!!!! riguardo alle due ragazze, ai lavori sociali ad vitam!!!! almeno qualche annetto per disintossicarle!!!

    Report

    Rispondi

  • flikdue

    28 Gennaio 2015 - 08:08

    Un governo di catto-comunista, il peggio del peggio, all'ipocrisia democristiana sommano la pseudo ideologia comunista e questo è il risultato !!!!! Ma non è finita ora una componente ex dc. che si definisce di centrodestra puntella un governo dichiaratamente di sinistra, gli ex democristi non finiscono mai di stupirci .

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog