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Il delitto

Omicidio Musy, Furchì condannato all'ergastolo: "Non è giusto, sono innocente"

Omicidio Musy, Furchì condannato all'ergastolo: "Non è giusto, sono innocente"

"Non è giusto, sono innocente". Non si dà pace l’imputato Francesco Furchì. Appena il giudice ha pronunciato la sentenza di condanna all’ergastolo per l'omicidio dell’ex consigliere comunale dell’Udc Alberto Musy, prima che gli agenti lo portassero in cella, ha urlato: "Sono innocente e lo devono capire". Un sospiro di sollievo ha invece tirato la vedova. "Finalmente so cosa dire alle mie bambine quando torno a casa", ha detto subito dopo aver sentito la sentenza. Angelica ha poi spiegato di non essere sorpresa dal verdetto: "Me l’aspettavo, si è capito dal lavoro degli inquirenti che c’erano le basi per una condanna. Per tutti noi è una liberazione, ora possiamo tornare a vivere". "Ringrazio tutti", ha concluso.

Il ricorso - "Faremo appello e credo che avremo ottimi argomenti", ha detto invece l’avvocato Gaetano Pecorella, legale di Francesco Furchì. "Questo processo presenta mille dubbi e mille ricostruzioni alternative possibili. - ha spiegato - Si desume che ci sia stato un agguato premeditato, quando tutte le caratteristiche dell’omicidio portano a conclusioni diverse.
Musy non èstato colpito direttamente da un proiettile, ma da una scheggia che si è frantumata sul soffitto dell’androne. Voglio vedere come giudicheranno l’micidio volontario".

Risarcimento - Un milione e duecentomila euro di provvisionali sono stati stabiliti dalla corte d’Assise di Torino nei confronti dei familiari di Alberto Musy che si erano costiuiti parti civili al processo che si è concluso con l’ergastolo nei confronti di Francesci Furchí. Duecentomila euro andranno alla vedova Angelica Corporandi d’Auvare e la stessa somma a ognuna delle quattro fglie di Musy. La donna e le bimbe sono assistite dall’avvocato Giancarlo Zancan. Alla sorella di Alberto Musy, Antonella e alla madre andranno invece provvisionali di centomila euro a testa. Entrambe sono assistite dall’avvocato Valentina Zancan. Il resto dei risarcimenti saranno stabiliti in sede civili.

L'omicidio - Era il 21 marzo 2012 quando Alberto Musy, avvocato, docente universitario, già candidato a sindaco di Torino per il Terzo Polo e capogruppo dell’Udc in Comune, rientrava a casa, dopo avere accompagnato a scuola due delle quattro figlie. Nell’androne della sua abitazione in via Barbaroux, nel pieno centro di Torino, era stato colpito da alcuni colpi di pistola in un misterioso agguato. Da allora non aveva più ripreso conoscenza e fu ricoverato in una clinica fino alla morte, 19 mesi dopo. L’immagine del killer fu ripresa da diverse telecamere e la foto dell’uomo con il volto coperto da un casco integrale per diversi mesi accompagnò le indagini. Si cercò in più direzioni, nella vita privata e professionale di Alberto Musy, nella sua attività politica, fino all’arresto di Francesco Furchì, che si è sempre proclamato estraneo all’agguato al professore torinese.

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