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Palazzo Barberini, la storia e la collezione

Palazzo Barberini, la storia e la collezione

Divenuto pontefice nel 1623, Maffeo Barberini volle edificare per sé e per la sua famiglia una dimora solenne e fastosa, simbolo di un potere ormai acquisito, fondato anche sulla cultura che nel suo regno svolge un ruolo centrale. Acquista perciò le antiche fabbriche della famiglia Sforza poste sul colle del Quirinale con l’intento di ampliarle e farne una vera e propria reggia. Il progetto è affidato al grande architetto Maderno, che lavora con Borromini, suo nipote. Nel 1629 alla morte dell’anziano Maderno, i Barberini incaricano Gian Lorenzo Bernini di proseguire i lavori. L’artista si era già guadagnato la fiducia del pontefice sia come scultore sia come architetto nella chiesa di S. Bibiana. Bernini realizza quindi l’attuale configurazione del palazzo, decisamente innovativa, a metà tra villa suburbana e palazzo di rappresentanza, con le sue aperture ampie e il suo porticato che si congiunge, attraverso la rampa a gradoni, con il giardino segreto posto sul retro, appena restaurato. A Bernini spetta il progetto del maestoso scalone che porta al piano nobile nell’ala nord; all’opposto, nell’ala sud è posta la scala elicoidale di Borromini.

Il fasto dell’architettura si estende alla grandiosa decorazione pittorica voluta dai Barberini per glorificare il proprio casato, affidata ai protagonisti della cultura figurativa del Seicento. Il grande Salone di rappresentanza, che occupa lo spazio centrale della fabbrica, divenendone fulcro strategico, venne affrescato da Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639 con il Trionfo della Divina Provvidenza. Si tratta di una vera e propria visione simbolica di grande e suggestivo effetto del buon governo della famiglia Barberini, rappresentato attraverso scene di storia romana, figure mitologiche, allegorie, dal significato complesso ma di grande e seduttiva bellezza. L’affresco, che per la prima volta non ricorre alla ripartizione dello spazio con l’idea del quadro riportato, si sovrappone alla volta architettonica, inglobandola in uno spazio fortemente illusionistico, che apre al linguaggio barocco.

Pochissimi anni prima, tra il 1629 e il 1631 un altro protagonista del barocco, ma con una visione pacata e classica, Andrea Sacchi aveva avuto l’incarico di dipingere un’altra grande sala del piano nobile con il la Allegoria della divina Sapienza, in cui si adombrano le concezioni delle teorie astronomiche del momento. L’effetto, al contrario del salone di Cortona, è solenne ma sobrio e darà vita a uno stile molto più classico di cui diviene il manifesto Altre sale sono decorate da Andrea Camassei, Giuseppe Chiari, e da altri pittori del 600 e 700. Le dimensioni vastissime del palazzo, la grandiosità delle sale, il fasto della decorazione, la presenza di importanti arredi e, naturalmente, delle ricchissime collezioni di dipinti, fanno ancora oggi di Palazzo Barberini uno dei più significativi e maestosi monumenti barocchi.

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