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Figli vittime

Mamma uccisa, papà accusato. Tutti gli orfani della cronaca nera

Mamma uccisa, papà accusato. Tutti gli orfani della cronaca nera

Elisa, Raffaele, Giovanni e Anna. E ancora prima, Alessia e Daniele. E Vittoria. Ragazzini o, ancor peggio, bambini che da un momento all’altro si sono ritrovati senza famiglia. Senza genitori. Senza casa. Soli, sballottati. Feriti dentro. Traumatizzati. Devastati da qualcosa più grande di loro che al momento non sono nemmeno riusciti a comprendere, forse, ma che un giorno li assalirà costringendoli a farsi domande, cercare risposte, inseguire un difficile equilibrio.

Elisa, Raffaele, Giovanni, Anna, Alessia, Daniele e Vittoria sono gli orfani della cronaca nera e dei femminicidi, i figli - gli ultimi in ordine di tempo - della tragedie familiari che in questi anni hanno travolto e stravolto l’Italia. Sono le vittime più fragili, indifese. Sì, perché tutti noi abbiamo pianto e pregato (giustamente) per Elena Ceste, Roberta Ragusa e Melania Rea che non ci sono più, mogli e mamme ammazzate vigliaccamente; ci siamo accaniti contro Michele Buoninconti, Claudio Logli e Salvatore Parolisi, mariti in carcere (Buoninconti) o semplicemente indagati (Logli), presunti colpevoli o condannati (Parolisi, 30 anni in secondo grado); ma troppo spesso ci siamo dimenticati di loro, i figli - ignorandoli o, ancor peggio, non rispettandoli -, anime innocenti e incolpevolmente punite. Vittime indifese che hanno perso per sempre la madre. E che rischiano di perdere per molto tempo anche il padre.

Già, pensiamo a Elena Ceste (la donna sparita a Costigliole d’Asti il 24 gennaio 2014 e ritrovata morta lo scorso 18 ottobre) e ai suoi quattro bambini - Elisa, Raffaele, Giovanni e Anna - che hanno tra i 6 e 14 anni. Ragazzini abituati a una vita scandita dagli impegni scolastici, una casa grande, nonni e zii e un paese piccolo sperduto nelle colline di Asti. Improvvisamente, un giorno, non hanno più visto la madre. E la loro vita si è ribaltata. Per il dramma, certo, ma anche per la morbosità con cui la stampa ha analizzato ogni dettaglio della loro abitazione, della loro vita, del loro padre. Che è andato avanti a crescerli (sicuramente con affetto e attenzioni), ma - lo si è scoperto dall’ordinanza del Gip - comportandosi in modo da “condizionare i propri figli” secondo “un metodo sottilmente intimidatorio” allo scopo di suggestionarli, minacciando di allontanarli da casa se non facevano ciò che diceva lui: cioè negare negli interrogatori le sue liti con la moglie.

L’arresto del padre  - Elisa, Raffaele, Giovanni e Anna, poveri ragazzi, dopo nove mesi hanno scoperto che la mamma Elena era morta e l’altro giorno, all’uscita da scuola, ad aspettarli, contrariamente al solito, non hanno trovato il papà. Che era stato arrestato e che è considerato l’assassino di Elena, la mamma. Un dramma nel dramma. Proprio per questo la Procura ha sottolineato l’esigenza di tutelare i minori il più possibile, raccomandando di procedere all’arresto solo dopo aver attivato psicologi e assistenti sociali: ora i ragazzi vivranno coi nonni materni.

La scelta difficile - Daniele Logli aveva 15 anni quando - era la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, la stessa della tragedia della Concordia al Giglio - sua madre Roberta Ragusa, 45 anni, sparì nel nulla a San Giuliano Terme (Pisa). E fu proprio lui, spaventato e allarmato, a chiedere aiuti su Facebook. Roberta non è più tornata e poco tempo dopo Daniele (e la sorella Alessia) si sono ritrovati in casa Sara Calzolai, loro ex baby sitter, nel nuovo ruolo di compagna (fino a quel momento era l’amante)del padre Antonio Logli, 50 anni. Situazione delicata. Assurda. Imbarazzante, tanto che Alessia, 11 anni, ha più volte litigato con la donna al punto da allarmare i carabinieri che hanno segnalato la questione al Tribunale dei minorenni (nella relazione si segnala il disagio della minore per la presenza invasiva ed autoritaria dell’amante del padre in casa e si riporta un’intercettazione in cui “Sara Calzolaio discute con la bambina e poi si lamenta con Logli del comportamento di sua figlia”. La donna “perde il controllo” quando la piccola “le risponde dicendole testualmente: ... omissis ... di là ci vado perché c’ho voglia e non perché me lo dici te... questa è casa mia!”). Antonio Logli è indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere e il Procuratore di Pisa Ugo Adinolfi e il Pm Aldo Mantovani hanno chiesto al Gup di mandarlo a giudizio: l’udienza preliminare è fissata per il 6 marzo. Per Alessia, ma soprattutto Daniele, ora si apre un nuovo incubo. Perché i due figli sono tra le 16 parti offese nel procedimento penale contro il padre e devono scegliere da che lato stare. Ma se per la ragazzina il Tribunale per i minorenni di Firenze ha nominato una curatrice speciale che deciderà il da farsi, Daniele, che nel frattempo è diventato maggiorenne e che con Antonio sembra avere un buon rapporto (i due sono andati in moto insieme in Procura), dovrà fare questa scelta da solo: costituirsi parte civile chiedendo il risarcimento dei danni e la condanna del padre, oppure no?

Vita con i nonni - Figli che devono prendere decisioni da adulti, ma anche bimbi piccolissimi salvati dall’amore dei nonni. È il caso di Vittoria, che aveva due anni quando - il 18 aprile del 2011 - la madre Melania Rea venne uccisa con 35 coltellate. Salvatore Parolisi, il marito, fu arrestato il 20 luglio dello stesso anno e poi condannato (in appello) a 30 anni di carcere. La piccola Vittoria - che secondo l’accusa sarebbe stata presente sul luogo del delitto - sta crescendo con i nonni materni, che la descrivono solare e sorridente. Si, Vittoria. È, con Elisa, Raffaele, Giovanni, Anna, Alessia e Daniele, una degli orfani della cronaca nera che vanno protetti, rispettati e aiutati con tutte le nostre forze. Perché un giorno riescano, loro più di altri, ad avere la fortuna di vivere una famiglia felice.

di Alessandro Dell'Orto

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