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Al Sant'Orsola di Bologna

Fecondazione, via libera all'impianto "post mortem": gli embrioni erano stati congelati 19 anni fa

Fecondazione, via libera all'impianto "post mortem": gli embrioni erano stati congelati 19 anni fa

Il marito è morto, ma la cinquantenne potrà comunque avere un figlio da lui. E' questo l'effetto della sentenza del Tribunale civile di Bologna che, accogliendo il ricorso di una signora del Ferrarese, ha dato di fatto il via libera all’impianto di embrioni congelati 19 anni fa al Policlinico Sant'Orsola di Bologna, nonostante il marito sia morto nel 2011. "È una vittoria importante", ha commentato commenta il legale della donna, Boris Vitiello, "per due ragioni: dà il diritto alla donna di decidere essa stessa sui propri embrioni crioconservati, e in questo modo gli embrioni crioconservati prima della legge 40 ricevono un’osservazione e una tutela molto forte".

Congelati da 19 anni - La storia della cinquantenne che adesso potrà diventare madre di un figlio concepito 19 anni fa la racconta il Corriere della Sera. La coppia, sposata dal 1998, nel 1996 si era rivolta al centro di fecondazione assistita del Sant'Orsola. Quell’anno fece un intervento, ma l’impianto non riuscì: otto embrioni non impiantati furono congelati, con il consenso dei due. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 2011, la donna si è rivolta ancora al centro di procreazione medicalmente assistita chiedendo l’impianto. Nonostante il nulla osta del comitato di bioetica dell’università, la direzione ha negato la possibilità, però, per un’interpretazione della legge 40 secondo cui doveva sussistere la permanenza in vita di entrambi. A febbraio 2013 c’è stato il ricorso in via d’urgenza, il rigetto del tribunale, poi il reclamo accolto dal collegio, dopo un’udienza a dicembre 2014. Secondo l’ordinanza, anche se la dichiarazione del 2010 non si può considerare un valido consenso, la stessa "costituisce una manifestazione di volontà idonea" ad escludere gli embrioni dalla categoria di "embrioni in stato di abbandono". In conclusione i giudici scrivono che, vista l’età della donna, l’aleatorietà dei risultati della fecondazione assistita e le maggiori difficoltà proporzionate al progredire dell’età, è necessario provvedere in via d’urgenza, non potendo la 50enne "attendere il normale esito di un procedimento civile ordinario, stante la sua lunga durata".

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Commenti all'articolo

  • allianz

    10 Febbraio 2015 - 18:06

    ...Alla fine della favola interverrà qualche magistrato che sentenzierà che è troppo vecchia per tenere la figlia,verrà emesso un decreto di adozione e gliela porteranno via.E visse infelice e mazziata.

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