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Niente diffamazione

"Rai lottizzata", l'articolo di Oscar Giannino su Libero del febbraio 2008

"Rai lottizzata", l'articolo di Oscar Giannino su Libero del febbraio 2008

Ripubblichiamo il pezzo di Libero del 7 febbraio 2008 a firma Oscar Giannino.

Che l’organico Rai fosse figlio delle lottizzazioni era noto da tempo. Un direttore di Rete a te, una testata a me. Meno nota era l’esatta ripartizione di questa lottizzazione, figlia degli accordi fra maggioranza e opposizione. Del tutto sconosciuta era invece l’entità, più o meno esatta, di quanto fosse vasta e diffusa la presenza del centrosinistra all’interno dell’assetto organizzativo della Rai. La prova di tutto questo è contenuta in un documento ufficioso in cui si dà conto da che parte sta chi occupa posizioni dirigenziali che vanno dal ruolo di direttore a caporedattore. La fotografia che ne esce fuori è una vera onda rossa.


 

Quando parliamo di parte alta dello schema, tanto per esser chiari, facciamo riferimento all’area Staff, limitandoci al Cda, ai direttori e ai vice (tabella di pagina 11). Ebbene su 36 posizioni, 21 sono occupate dal centrosinistra, 13 dal centrodestra e 2 da tecnici. Quante volte gli esponenti di centrosinistra, in questi ultimi due anni, hanno gridato che la politica doveva star fuori dalla Rai, quante volte hanno accusato il centrodestra di voler militarizzare la Rai? Quante volte? Colorando le caselle si scopre un’altra realtà. Volete un altro esempio? Presto fatto. Prendiamo l’area staff e l’area editoriale nella sua parte più ampia. Su 164 posizioni , 95 sono colorate di rosso, 62 di blu e 7 di verde. Più della metà fa massa critica. Scendendo verso il basso il rosso diventa alta marea.

Per fare un altro esempio, i deputati e senatori di Forza Italia, nonché membri della commissione di vigilanza sulla Rai, sostengono che i tg regionali «sono troppo sbilanciati a sinistra». Possibile, essendo Rai Tre tradizionalmente di sinistra. Sta di fatto che gli esponenti azzurri, a partire da Paolo Bonaiuti, vice presidente della commissione di vigilanza Rai, hanno chiesto all’azienda i dati dell’osservatorio di Pavia, che si occupa di monitorare quanto spazio viene dato a ogni partito. Certo, osservando la divisione “dei pani e dei pesci” di cui vi diamo conto in questa e nelle pagine successive, qualche dubbio ci viene, e diventa difficile dar torto agli esponenti azzurri. Stando al gioco del “chi sta con chi”, tanto in voga in Rai, si scopre che all’interno della testata giornalistica regionale, su 51 posizioni dirigenziali, ben 32 sono occupate da vice direttori e capiredattori che, per la vulgata interna dell’azienda, sarebbero di centrosinistra. Sarebbero. Perché questo non è un documento ufficiale, ma una variazione sul tema: l’assetto organizzativo corrisponde ai fatti, i colori invece, un po’ come le bandierine di Emilio Fede, sono stati piazzati lì secondo le «voci di dentro», riprendendo le indicazioni dell’editore, cioè la politica. E pensare che i nomi “colorati” sono quelli di professionisti. E non tutti hanno una tessera in tasca.

Se poi uno volesse andare sino in fondo, scoprire che alcuni rami dell’albero rosso-blu sono isole completamente rosse, fa un certo effetto. Ribadiamo, si tratta di professionisti dell’informazione, dipendenti della Rai, la cui colorazione dipende da una presunta appartenenza politica. Spesso però da quella presunta appartenenza dipende il ruolo, soprattutto nelle posizioni di vertice, come quelle di direttore e vice direttore. E volendo disquisire sui direttori delle testate giornalistiche, 9 in totale, al centrosinistra ne toccano quattro, altrettante al centrodestra, mentre una è di competenza tecnica.

Par condicio rispettata dunque? No, non è esattamente così. Perché secondo il risiko Rai, nel gioco dei vice direttori il rosso fa la parte del leone, finendo così con il controllare la macchina dell’informazione. Seguendo lo schema che trovate in questa pagina, al Tg3 l’unica voce fuori dal coro è quella di Anna La Rosa. Un capo redattore contro tutti. Mica male no? Qualcosa di simile avviene a Rai News 24 e a Radio Uno e Gr Rai, guidati da Antonio Caprarica. Il quale, tanto per dare l’idea di quanto sia flessibile il gioco dei rossi e dei blu, sta puntando ad occupare una casella dell’area televisione. Della radio, l’ex fashion corrispondente da Londra, non ne potrebbe proprio più.

Per chi volesse divertirsi un po’, invece, seguendo le regole del gioco enunciate all’inizio di questo pezzo, vi ricordiamo che la Rai e Deborah Bergamini, ex direttore del Marketing Strategico dell’azienda, ieri hanno raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con effetto dal 31 gennaio. Chi prenderà il suo posto? Di che colore diventerà quella casella? Attualmente è verde, si accettano scommesse. Nel frattempo uno dei verdi dell’albero rosso-blu, ieri ha battuto un colpo. Il Consiglio di Amministrazione della Rai infatti ha approvato a maggioranza il piano di produzione 2008 della fiction. Il Cda ha anche avviato l’esame del piano di produzione e trasmissione 2008 delle reti televisive, illustrato dal vice direttore generale per il prodotto, Giancarlo Leone. All’interno del Cda poi è stato affrontato anche il caso di Michele Santoro, che con il suo Annozero è finito nel mirino del garante dell’Agcom. Ma questa è un’altra storia, che non fa parte dei rossi e dei blu in senso stretto, visto che i conduttori sono sì schierati, ma in modo netto, senza dover ricorrere a tabellini o tabelloni. Insomma il gioco della lottizzazione in Rai, alla fine, rischia di essere tutt’altro che una cosa seria, se non fosse che quelli che ci credono di più sono quelli che stanno dentro al gioco. E non fuori. Ma sì, avanti popolo rosso-blu.

di Oscar Giannino 

 

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