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Mario Giordano: Treviso, licenziato il professore incapace. Finalmente...

Mario Giordano

Un professore è stato licenziato per demerito. Avete letto bene: per demerito. Non ha preso a botte un collega, non ha sputato in faccia al preside, non ha confuso la sua cattedra con le vacanze alle Bahamas e non ha nemmeno molestato le ragazzine del primo banco. Macché: semplicemente non sapeva insegnare. Era una capra docente. Avrebbe dovuto spiegare educazione tecnica, ma probabilmente confondeva la proiezione ortogonale con la proiezione cinematografica e pensava che gli assi cartesiani fossero quelli da calare quando si gioca a briscola. E così, anziché bocciare gli studenti, per una volta è stato bocciato lui.

La storia che arriva dall’Istituto superiore Einaudi Scarpa di Montebelluna, in provincia di Treviso, fa impressione. Un dipendente pubblico che perde il posto di lavoro è già una rarità assoluta. Un dipendente pubblico che perde il posto di lavoro per demerito è ancor più raro. Che tutto ciò, poi, accada proprio nella scuola dove la difesa del corpo insegnanti da qualsiasi tipo di valutazione è stata sempre ferrea, sembra quasi incredibile. Gli esperti, andando a scartabellare negli archivi, hanno tirato fuori un unico possibile precedente, nel 1987, a Padova. Ma i contorni sono piuttosto incerti. Per il resto niente. Il professore d’italiano che scriveva: «Smettetela se no non ce la facete a passare l’hanno»? Mai rimosso. E quello di geografia che annunciava: «Per completare gli Usa ci manca solo il Canada»? Sempre al suo posto. E quella di storia che definiva la Sacra Rota una ruota benedetta del Papa? Insegna liberamente.

Secondo le stime più attendibili sono 22mila i docenti completamente inadeguati che circolano per le classi d’Italia. Il 3 per cento del totale. Non è mica poco. Ci sono professori di matematica che vacillano di fronte alle tabelline («Quanto fa 7 per 8? 48)». Ci sono professori di scienza convinti che i polmoni pompino sangue nel corpo (evidentemente confondono i bronchi con il cuore: chissà se confondono anche la testa con i piedi…). Ci sono professori di inglese che non saprebbero nemmeno ordinare un tè a Londra. E professori di francese convinti che mon cheri si traduca con “cioccolatino”. E allora la domanda è: perché non si possono cacciare? Perché l’incapace di Treviso prede il posto e loro se lo tengono stretto? Perché i ragazzi dell’Einaudi di Montebelluna devono essere giustamente messi in grado di imparare l’educazione tecnica e quelli del resto d’Italia invece non possono imparare l’italiano o la matematica?

Si badi bene: il professore licenziato in tronco non era un precario. Non era un neo assunto o un debuttante ancora sottoposto alla valutazione di merito. No: era regolarmente in cattedra. Aveva un incarico fisso e definitivo. Ma i genitori degli studenti si sono ribellati e hanno ottenuto l’intervento drastico del preside. Che ora commenta con un’alzata di spalle: «Di solito si pensa che licenziare nella scuola sia impossibile, ma non è così…». Così come se avesse appena bevuto un bicchier d’acqua. E non come se non avesse appena compiuto uno dei gesti più rivoluzionari dell’amministrazione pubblica: la cacciata di un prof incapace...

Oh benedetto uomo, ma visto che a lei sembra tutto semplice, ci può spiegare perché gli altri non lo fanno? Ha per caso trovato una ricetta magica? Un apriti-sesamo speciale? Un’abracadabra scolasticamente efficace? E perché non lo diffonde subito a tutti i suoi colleghi? Certo: lo sappiamo che adesso si leverà il solito coro degli insegnanti e dei loro rappresentanti, lo sappiamo che «bisogna fare attenzione ai criteri discrezionali» e «è pericoloso affidare la valutazione dei docenti al preside» (ma chi li deve valutare allora?), lo sappiamo che «questa scelta priverebbe chi sale in cattedra anche delle più normali tutele contrattuali» e blablabla con i soliti ritornelli in sindacalese. Lo sappiamo. Ma, abbiate pazienza, noi siamo convinti che la scuola sia arrivata a questo disastro proprio perché per troppo tempo ha tutelato gli incapaci senza premiare i meritevoli.

E allora, se per rivoltare tutto non ci vuole nemmeno una legge o una riforma, ma basta la volontà, come il caso di Montebelluna (Treviso) dimostra, l’unica domanda che ci viene è: che diavolo aspettiamo a farlo?

di Mario Giordano

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  • ninina200551

    27 Aprile 2015 - 02:02

    Sapete che ogni insegnante npn fa una lezione generale, ma costantemente aggiornarsi e fare lezioni imdoviduali per ogni mentalità differente di alunno perché non tutti hanno la stessa capacità comprensiva. Se poi sono 30 alunni per classe significa insegnare 30 volte nell'ora la stessa cosa in modo diverso 1 per ogni allievo. E il lavoro non è mai riconosciuto, wuesto lavoro significa strategie

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  • ninina200551

    27 Aprile 2015 - 01:01

    Sapete che ogni insegnante npn fa una lezione generale, ma costantemente aggiornarsi e fare lezioni imdoviduali per ogni mentalità differente di alunno perché non tutti hanno la stessa capacità comprensiva. Se poi sono 30 alunni per classe significa insegnare 30 volte nell'ora la stessa cosa in modo diverso 1 per ogni allievo. E il lavoro non è mai riconosciuto, wuesto lavoro significa strategie

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  • fausta73

    20 Aprile 2015 - 16:04

    Un professore di matematica che non sa la tabellina, di francese che non sa che significa mon chéri, di inglese che non sa ordinare un tè. Non ci credo per niente. Che ci siano docenti non all'altezza del compito ci credo ( sono una piccola percentuale) e vanno licenziati dal Preside. Ma un Preside non deve decidere le assunzioni, si facciano i concorsi e vincano coloro che hanno voti alti.

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  • Longino52

    12 Aprile 2015 - 17:05

    Ma quando l'hanno assunto, chi lo ha esaminato? Via ANCHE LA COMMISSIONE! Questa è una mancanza grave, come chi certifica un "falso invalido" il quale poi percepisce una pensione che non meritava! Sono truffe!!

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