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La beffa

Omicidio Terni, Mario Giordano: "Vedrete, gli daranno l'attenuante alcol"

Omicidio Terni, Mario Giordano: "Vedrete, gli daranno l'attenuante alcol"

Era ubriaco. E dunque, vedrete, alla fine se la caverà. Gli daranno l’attenuante alcol, la riduzione pena per beoni, il permesso premio avvinazzato d’oro. Ha ucciso un ragazzo di 27 anni? Sì, ma poverino: era brillo. L’ha scelto a caso, senza nessuna ragione? Per forza: era ciucco. Guai a chi dice che è stato stronzo: al massimo era sbronzo. Non l’avete visto che aveva rotto la bottiglia? Non può andare in galera. Al massimo va condannato a due mesi di bar.

La tragedia di Terni si può raccontare sotto tanti punti di vista. Per esempio ci si può chiedere come mai, due anni dopo, si possa ripetere un caso in tutto e per tutto simile a quello di Kabobo, il picconatore folle di Milano. Ci si potrebbe chiedere perché non impariamo mai nulla dal sangue versato. Perché nessuno controlla chi gira per il nostro Paese con l’intenzione di tagliare la gola al primo che passa, o magari di spaccargliela a picconate. Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che un marocchino, espulso nel 2007, se ne vada a zonzo impunito per l’Italia. E ci si potrebbe chiedere quanti altre persone innocenti dovranno perdere la vita prima che impariamo a difenderci. E a proteggerci.

Assoul Amine ha ucciso a caso, in una mite notte di Terni con «violenza inaudita», come ha detto il questore. Era arrivato nel nostro Paese nel 2007, distinguendosi subito per furti, rapine, delinquenza varia. Era stato espulso e rimandato in Marocco. È rientrato lo scorso anno a bordo di uno di quei barconi che approdano a Lampedusa, a dimostrazione del fatto che di lì passa di tutto, criminali, ex criminali, espulsi, terroristi, clandestini ripetenti, non fa differenza: noi non siamo in grado di individuare e controllare niente. Appena sbarcato Assoul ha fatto richiesta di asilo politico. La richiesta è stata respinta ma lui, come tutti, ha presentato ricorso. E nell’attesa della decisione, come è noto, poteva fare ciò che voleva. Andare. Venire. Sparire. Ricomparire. Rubare, rapinare, delinquere. Ammazzare. Ha scelto quest’ultima opzione, la più drammatica sulla ruota di Terni.

Dunque ricapitoliamo: c’è uno straniero, delinquente patentato, che viene espulso dal nostro Paese e poi rientra in modo clandestino. E noi che facciamo? Lo cacciamo a pedate? Macchè. Ce lo teniamo a casa. Il motivo? Ha fatto ricorso. Un ricorso che perderà sicuramente, ma che gli dà tempo per farsi i comodi suoi, sulla nostra terra, a spese nostre. Sul sangue nostro. Non è meraviglioso? La pratica cartacea che prevale sulla sostanza della vita. I diritti di Assoul che prevalgono su quelli del ragazzo con la gola tagliata. Le leggi sono queste, certo. Ma che aspettiamo a dire che queste leggi vanno cambiate? Che non servono a proteggerci? Che lasciano dietro di sé una scia di sangue?

Sarebbe incredibile, poi, se oltre a tutto questo, Assoul Amine venisse di nuovo perdonato, da questo nostro Paese malato di perdonismo, per avere agito in stato di ubriachezza. Perdonato quando rubava. Perdonato quando sbarcava come clandestino. Perdonato pure quando uccide? La tragedia di Terni si può raccontare sotto tanti punti di vista, ma questo per favore no. Questo proprio non vorremmo doverlo raccontare, anche se il timore è legittimo, dal momento che inciuccarsi, negli ultimi tempi, pare sia diventato una nota di merito da esibire in tribunale. Quasi una prova di innocenza.

Ci avete fatto caso? È di ieri la notizia dell’annullamento della condanna all’albanese assassino che guidava in stato d’ebbrezza: andava contromano in autostrada per dimostrare quant’era bravo, l’ultimo slalom è andato male, ha investito quattro ragazzi innocenti e li ha uccisi. Gli avevano dato 21 anni, ma la Cassazione ha cancellato la pena perché «era ubriaco». Meraviglioso, no? L’anno scorso la Corte d’Appello di Lecce ha assolto un padre che aveva ucciso il figlio trentenne che tentava di difendere mamma e sorella dalla furia dell’uomo. In primo grado aveva avuto 30 anni, ma i giudici hanno cancellato ogni pena. Il motivo? «Era ubriaco». A Vicenza, nel settembre scorso, è stato salvato per lo stesso motivo un serbo: i vigili l’avevano sorpreso alla guida di un’auto così brillo che nemmeno ce l’aveva fatta a soffiare dentro l’alcoltest. «Troppo ubriaco, assolto», è stata la sentenza. E persino sul lavoro essere ubriachi diventa un merito: ha fatto scuola l’alcolista cronico che non andava mai a lavorare e nemmeno si prendeva il disturbo di avvertire il datore di lavoro. Licenziato, è stato reintegrato dal pretore del lavoro. Il motivo? «Era troppo ubriaco per telefonare».

A questo punto viene il sospetto che la vera colpa sia quella di rimanere sobri. Che dobbiamo fare? Correre anche noi ad attaccarci a una bottiglia? «Assoul Amine non deve più uscire di galera», dice ora Alfano. Belle parole. Ma, a parte il fatto che forse ad Assoul Amine bisognava impedirgli di entrare in Italia, ci resta una domanda: come può assicurarci il ministro che a quell’assassino non sarà immediatamente applicata l’attenuante alcol? Come può garantirci che non gli sarà riconosciuta l’incapacità-avvinazzati? Per Bacco, è il caso di dirlo, bisogna fare qualcosa. O a forza di chiudere gli occhi su quelli che alzano il gomito, a qualcuno verrà voglia di alzare anche le mani.

Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • maledizione

    03 Aprile 2015 - 16:04

    Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dare l'esempio: occhio per occhio, ma con quei dementi di magistrati, vergogna d'Italia!!|

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  • dagolive66

    16 Marzo 2015 - 13:01

    Belle parole ma nel frattempo la mia città piange la morte di un figlio r.i.p grande David

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  • calimero63

    15 Marzo 2015 - 13:01

    qualcuno ha commentato riferendosi alla legittima difesa e diritto di andare armati. ma in un caso del genere,non avrebbe comunque fatto in tempo a sparare..e se lo avesse fatto..sarebbe finito in carcere lui per eccesso di legittima difesa. ecco qua.

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  • Vittori0

    15 Marzo 2015 - 09:09

    Non vorrei essere nei panni di chi dovrà giudicare,ma prendano in considerazione il dolore dei familiari e chiedersi;se capitasse a me?

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