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Le ultime parole

Terni, la telefonata di David Raggi al 118: "Non arrivo in ospedale, vi voglio bene"

Terni, la telefonata di David Raggi al 118: "Non arrivo in ospedale, vi voglio bene"

C’è un detto: se vuoi stare lontano dai guai, guarda le mani, non la faccia. Sembra un consiglio da far west, non una raccomandazione per una serata in una piazza centrale di Terni. Avrebbe forse salvato la vita a David Raggi, il ventisettenne sgozzato col collo di una bottiglia da Aassoul Amine, detto Aziz, due anni più della vittima, verso la mezzanotte di giovedì. David, seduto a un tavolino, ha incrociato lo sguardo di Aziz ubriaco che usciva dal bar People dove aveva dato in escandescenze; avrebbe dovuto chinare la testa invece. «Che guardi?» lo affronta Aziz e gli apre la giugulare.

A Terni c’è smarrimento, nella conferenza stampa il prefetto ha una voce sgomenta come se si fosse risvegliato da un incubo, c’è un senso di rassegnazione nei video, nelle cronache.
Quello scoramento che prende quando la vittima è uno come David Raggi, il figlio di un operaio delle acciaierie Ast in pensione e di una madre che lavora in una casa di cura. Un fratello maggiore, Diego, per il quale la scorsa estate era stato testimone di nozze. Un famiglia distrutta che abitava nel Nuovo Villaggio Matteotti, palazzine di edilizia popolare sorte a poca distanza dallo storico complesso che accoglieva gli operai del siderurgico. Dicono che David abbia ereditato dalla madre la passione per la medicina - si stava laureando in biotecnologie farmaceutiche - e per il volontariato che svolgeva sulle ambulanze del 118, lui che era informatore farmaceutico. Può darsi, a noi piace pensare che l’altruismo non si erediti come il colore degli occhi o dei capelli, ma che sia una libera scelta.

Una scelta che evidentemente per David era la giustificazione dei suoi vent’anni, come per altri è sbronzarsi fino a diventare belve e assassinare un ragazzo che osa guardarti. Gli amici lo ricordano con tenerezza, rimpianto, dolore, affetto, ma le parole di chi resta, inevitabilmente, si somigliano un po’ tutte. Per sapere qualcosa di più autentico dobbiamo risalire alle ultime parole di David. «Non arrivo in ospedale, questa è un’emorragia arteriosa. Vi voglio bene, dite a mamma, papà e Diego che gli voglio bene». Queste, secondo il medico che per primo ha soccorso David che aveva la giacca coperta dal fiotto inarrestabile, le sue ultime parole, mentre aspettava l’ambulanza. Dite che sembrano parole da film? E invece sono vere, e quello che colpisce di più: nella loro tragicità, nella lucida coscienza di morire a ventisette anni per un’aggressione di violenza assurda, non sono parole disperate, ma di amore. Le parole di chi era abituato a soccorrere chiunque, sbandati, ubriachi, emarginati, di qualunque razza e religione.

Era uno che aiutava, che si prodigava per gli altri, David, tutto il resto è biografia secondaria. E li aiutava guardandoli in faccia. Cercando di capire l’umanità delle persone. Perché è vero che per stare lontano dai guai bisogna abbassare gli occhi, ma così il cuore si indurisce, la mente si cancella. Diventiamo solo dei fantasmi in mezzo a altri fantasmi. Non era un santo, era uno che faceva tardi, cui piaceva bere, la sua ultima sera sul tavolino c’era un “persichetto”, il suo cocktail. Era straordinariamente normale e raro. Ecco perché ora a Terni lo ricordano tutti storditi, perché non ce ne sono tanti, come David, in una città.

Giordano Teodoldi

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Commenti all'articolo

  • Satanasso

    15 Marzo 2015 - 12:12

    Sempre e solo al centro nord succedono ste'' cose con gli immigrati che ammazzano i locali...al Sud MAI ! ci sara' un motovo...no ? ;-)

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  • GIORGIOPEIRE@GMAIL.COM

    GIORGIOPEIRE

    15 Marzo 2015 - 10:10

    Genitori, parenti ed amici debbono ringraziare il governo e tutti gli organi predisposti che in mare salvano questi elementi.

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  • cartonito

    14 Marzo 2015 - 23:11

    era ubriaco e solo in un paese non suo perciò questo poveretto va preso rifocillato darli una bella casa gratis un lavoro sicuro magari in un ufficio e fino a quando non si è ripreso pagarli tutte le bollette ,e pazienza se per sbaglio ha ucciso uno ,se riuscirà ad integrarsi si spera che non lo rifaccia più.Non bisogna scandalizzarsi questa è la nostra giustizia.

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  • cadlonia

    14 Marzo 2015 - 17:05

    Incredibile, questi sono animali anzi peggio, qui la giustizia non centra. Loro sono abituati a sgozzare gli animali e quindi la stessa sorte deve essere riservata a loro. Lasciarli in mano alla gente per darli in pasto ai porci. Unica vera giustizia. E non quella di 4 giudici babbei che credono di poter far girare il mondo a loro piacimento indossando toghe da giullari.

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