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Toghe e mafia

Catanzaro, si suicida in casa l'ex giudice Giancarlo Giusti: indagato per collusione con la 'ndrangheta, cene ed escort pagate dai boss

Catanzaro, si suicida in casa l'ex giudice Giancarlo Giusti: indagato per collusione con la 'ndrangheta, cene ed escort pagate dai boss

L'ex giudice Giancarlo Giusti è stato trovato morto nella sua abitazione di Montepaone, in provincia di Catanzaro, dove si trovava detenuto agli arresti domiciliari. La scoperta è stata fatta questa mattina dai familiari dell'uomo che viveva da solo. Giusti si è tolto la vita impiccandosi con una corda all'interno dell'appartamento. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e il personale della scientifica per i rilievi del caso.

L'inchiesta milanese - Giusti aveva ricoperto il ruolo di giudice per l'udienza preliminare a Palmi (Reggio Calabria), quindi era finito in due inchieste per i suoi rapporti con la 'ndrangheta. In particolare la Procura di Milano lo aveva indagato nell'ambito dell'inchiesta contro la cosca Valle-Lampada, mentre la Dda di Catanzaro lo aveva indagato nell'operazione contro la cosca Bellocco. Dopo la sua sospensione dall'incarico e la detenzione nel carcere di Milano, Giusti aveva ottenuto i domiciliari nella sua casa in provincia di Catanzaro. A settembre 2012 l'ex giudice aveva tentato il suicidio nel carcere di Opera.

Cene, soggiorni ed escort - Le accuse erano di aver favorito esponenti delle 'ndrine calabresi dietro il pagamento di cene, soggiorni ed escort. L'ultima accusa riguardava 122mila euro presi dal giudice in cambio di aiuto nella scarcerazione di tre malavitosi. Dopo la condanna in Cassazione per associazione mafiosa l'ex giudice Giusti, che fu arrestato nel novembre del 2011 su mandato di Ilda Boccassini per corruzione aggravata in atti d'ufficio e per associazione mafiosa, spiegava a Klaus Davi: "Ora sono rovinato, non ho più un lavoro. Non mi aspettavo una condanna della Suprema Corte così dura visto che, come hanno potuto dimostrare i miei avvocati, il mio ufficio di gip non è mai stato coinvolto in questa vicenda mai una sola volta". Giusti aveva anche detto: "Sono stato leggero. Mi pento di aver infangato la toga, ma non sono un corrotto. Con Giulio Lampada c'era un rapporto affettivo amicale: gli volevo bene, lo consideravo una persona da abbracciare, un confidente. Mi sono sentito accettato, coccolato e risollevato. Come accertato dai processi in primo e secondo grado, nel periodo in cui lo frequentavo io non era assolutamente identificato come esponente della 'ndrangheta". "Ho sbagliato ad accettare - aveva ammesso ancora l'ex magistrato - che mi pagasse donne e cena, ma non gli ho concesso nulla in cambio. Non risulta nessun provvedimento del mio ufficio in favore del Lampada, tanto meno sentenze aggiustate. Mai ho preso soldi da lui. Sia chiaro. In tasca mia non è mai entrato un euro. Si è trattato solo di quattro cene con relative quattro donne. Questo era il modo di fare di Lampada, di testimoniare la sua amicizia. Lo faceva con tutti quelli che gli capitavano. Li è stato il mio errore. Ma attenzione a fare il salto, dalle utilità che ho ricevuto (quattro cene al ristorante e quattro donne) a una certa corruzione, che non vi è stata".  "La mia - ha raccontato ancora Giusti nell'intervista - è stata una debolezza dovuta al momento terribile che stavo attraversando per la mia separazione. Sono stato stupido. Anche se presi informazioni per mezzo delle forze dell'ordine e di persone vicine ai servizi citate nel processo con nome e cognome, nessuno mi disse mai nulla. E' chiaro che non ci si siede con nessuno se si è nella mia posizione. E' stato un errore molto grave il mio. Ma nessun atto ha mai coinvolto il mio ufficio".

Il sindacato polizia: "Tensioni insopportabili" - Il suicidio dell'ex gip Giusti è "una notizia drammatica, ma sintomatica del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena nazionale", è il commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. 

 

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Commenti all'articolo

  • gregio52

    16 Marzo 2015 - 19:07

    Giustamente non avendo le possibilità, la tempra e il coraggio del Cav per difendersi da quella tigna di Ilda Boccassini ha preferito togliersi la vita. Vi immaginate quando un Magistrato con i neuroni difettosi si punta che dolori per chi gli cade sotto tiro. Questi Magistrati dovrebbero sottoporsi a frequenti test psicologici che li riconducano alla ragione: La legge è uguale per tutti.

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  • emigratoinfelix

    16 Marzo 2015 - 13:01

    dati i pregressi,non e´che un´indagine condotta dalla bokassini con i suoi discutibilissimi metodi possa essere garanzia di serieta´,professionalita´imparzialita´.lei fa capo a quella scuola di procure che prediligono i teoremi precostituiti,le convinzioni aprioristiche,quindi nutro serissimi dubbi sulla eventuale colpevolezza del giudice.In ogni caso,spero che egli abbia trovato un po´di pace,

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  • etano

    16 Marzo 2015 - 09:09

    Ecco un'altra vittima della feccia rossa formata dalla Boccassini e la sua banda. Se ciò che affermava il giudice è vero dovevano approfondire le indagini e non l'hanno fatto, ma così l'hanno messo alle strette provocando la prima reazione suicida ad Opera e po,i pur essendo una persona a rischio, lo hanno associato "da solo" agli arresti domiciliari. Pagherà la Boccassini per questo?

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  • antari

    16 Marzo 2015 - 07:07

    ... mentre per le escort pagate da Tarantino (o Tarantini) nulla? .....

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