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L'anniversario

L'Aquila ha i soldi, ma non sa spenderli e cade a pezzi

L'Aquila ha i soldi, ma non sa spenderli e cade a pezzi

Sono ormai passati sei anni dal devastante terremoto (ore 3.32 del 6 aprile 2009, con 309 vittime, oltre 1600 feriti e circa 65mila sfollati) che ha distrutto L’Aquila e il suo circondario. E ci piacerebbe molto poter dire che le cose sono migliorate. Invece, la situazione non è nemmeno identica al drammatico day after. Incredibile dictu, è peggiorata. Il capoluogo abruzzese è sempre più a pezzi. Non per colpa della Natura imprevedibile quanto degli uomini, quelli sì prevedibili e incapaci di risollevare una città in ginocchio. Nella ricostruzione, dopo la fase di emergenza e di assistenza ben gestita dalla Protezione civile, non ha funzionato nulla. E ancora oggi non funziona nulla.
Lasciamo stare, per carità di patria, i vari problemi giudiziari gravitanti attorno a quello che dovrebbe essere considerato in prospettiva il più grande cantiere d’Italia: mazzette, truffe, avvisi di garanzia, arresti, infiltrazioni camorristiche (il clan dei Casalesi...), ditte sospese, scandali vari e tante altre cose che non sono ancora emerse ma ci sono eccome. Se ne occuperà, speriamo con maggiore energia, la procura aquilana. Vediamo piuttosto i disagi maggiori ancora sofferti dai cittadini.
In centro è stato sì finalmente aperto qualche cantiere, ma il 90% degli abitanti non è ancora riuscito a rientrare nelle proprie case o ha preferito aspettare poiché non si può certo stare in una sorta di fortezza Bastiani. Gli unici segni di vita tra la Villa comunale e la Fontana Luminosa (l’asse nord-sud equivalente al cardo medievale, mentre del decumano non si sa niente) sono dati dai locali della movida universitaria (e anche qui si avvertono più le negatività - rumore, sporcizia, risse tra ubriachi - che i fattori positivi). Tutto il resto, durante il giorno, è avvolto in un silenzio spettrale. E le case abbandonate, sempre più in rovina per il gelo e le intemperie, senza più la zona rossa attiva e sorvegliata dai militari, sono in balia dei ladri, con un impressionante aumento di furti. Nessuno passeggia sotto i portici o per i vicoli, si vedono soltanto operai - per la gran parte stranieri - in tuta da lavoro, ogni rapporto umano si svolge nei centri commerciali in periferia come “Il Globo” o “L’Aquilone”, così che quanti non hanno la macchina, i giovani e gli anziani, sono tagliati fuori dalle relazioni sociali. Perché da una città, antica e preziosa, fornita di un grande patrimonio artistico, si è passati a uno squallido arcipelago di periferie. I ragazzi, una volta usciti da scuola, non sanno cosa fare, si sentono in trappola, e così bevono, si drogano e compiono spesso atti vandalici nell’assoluta mancanza di controlli. Gli adulti, da parte loro, sono sfiniti e demotivati, fino al punto di dedidere di andarsene per sempre.
Inoltre alcune delle 19 new town - quartieri-dormitorio privi di ogni servizio costruiti in tempi record (talvolta da imprese ora fallite: e a chi vai a chiedere i danni?) tutti sparpagliati in un territorio tanto vasto, tra Assergi e Preturo, quanto mal collegato e non in un unico luogo come inizialmente avrebbe preferito il governo Berlusconi - cadono letteralmente a pezzi. C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili: ospitano 10.752 persone) e M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori: ospitano 2.328 persone) presentano infiltrazioni d’acqua, perdite, pavimenti che si scollano, isolatori sismici sotto le piastre che non hanno resistito alle prove di laboratorio... A Cese di Preturo nel settembre scorso è crollato un balcone e quindi ben 800 sono stati messi sotto sequestro con gli inquilini “sigillati” all’interno degli appartamenti. E ora il Comune, interrotte le forme onerose di assistenza alla popolazione, per esempio il contributo di autonoma sistemazione, vorrebbe che la gente si trasferisse proprio negli alloggi (C.A.S.E. e M.A.P.) rimasti vuoti.
La ricostruzione delle decine di frazioni del Comune dell’Aquila, spesso borghi medioevali che hanno fondato la città nel 1294, è ferma, senza risorse né tempistiche. Stimata in 1,6 miliardi di euro, sarebbe dovuta partire in almeno cinque delle frazioni più danneggiate già nel 2013 e invece niente.
Il crono-programma è già saltato, non per mancanza di soldi, come sottolinea lo stesso ineffabile sindaco Massimo Cialente, ma per i troppi passaggi burocratici e per la carenza del personale che dovrebbe analizzare e approvare i progetti. A proposito di tecnici, quelli assunti con il “concorsone” tanto strombazzato dove sono finiti? Sono insufficienti? Ma prima non lo immaginavano? Purtroppo manca chi dirige, un vero manager e una strategia politica ed economica. Perfino i pagamenti dei S.A.L. (saldo avanzamento lavori) - quindi con soldi presenti in banca - sono fermi da mesi perché manca una banale firma da parte del personale del Comune.
Ah, dimenticavo. In tutto ciò, la senatrice aquilana Stefania Pezzopane più che ai drammi del post-sisma sembra pensare all’amore e alle comparsate televisive con il suo giovane fidanzato...

Miska Ruggeri

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Commenti all'articolo

  • primus

    06 Aprile 2015 - 19:07

    Che dire, quando vi era Berlusconi ricordo che non passava settimana che vi fossero manifestazioni contro l'allora governo, mi viene a mente la ridicolaggine delle carriole e, centinaia di altre manifestazioni organizzate ad arte dalla sinistra contro quel governo che almeno qualche cosa aveva fatto. Ora gli aquilani si lamentano., ma che dire, da anni sta governando la sinistra che volevano.....

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  • deltabravo

    06 Aprile 2015 - 18:06

    Tocca a te no a me invece era lui l'addetto però bisogna sentire il parere che a sua volta deve ricevere la nuova norma che deve essere ancora pensata e scritta e depositata infine i soldi dove li mandiamo??Alla coop o a qualche ente online del PD a cui servono come moneta spicciola?Mai un responsabile uno schifo e tutto con un governo illegittimo che legifera leggi incostituzionali e non valide

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  • gregio52

    06 Aprile 2015 - 17:05

    Direi un titolo molto sbagliato in quanto non è che le sinistre non sanno spenderli, ma non sanno sperperarli con le cooperative giuste. Troppi occhi sono rivolti sulla ricostruzione il modo di sinistra che sta governando a tutti i livelli, prima di far sparire i soldi come da loro abitudine, deve essere un pò più oculato, visti gli ultimi eventi, e quindi i passaggi sono un pò più lenti.

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  • bettely1313

    06 Aprile 2015 - 11:11

    SI è fermato tutto subito dopo l'emergenza. Allora c'era Berlusconi al governo e stanzio tantissimi soldi, c'era Bertolaso che ha fatto funzionare tuto a dovere. E qui che poi tutto si arresta, hanno massacrato Bertolaso con colpe inesistenti, l'Aquila è tornata in mano alla sinistra è si fermato tutto. Per quanto riguarda noi, con il terremoto ci tocca mangiare l'abbacchio rumeno che fa schifo

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    • mago.yota

      07 Aprile 2015 - 09:09

      Si... furono stanziati molti soldi... per l'Emergenza... gestita dalla Protezione Civile "quasi futura" SPA... ma per la ricostruzione??? Informatevi. Non parlate per sentito dire...

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