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La confessione

Strage al Tribunale, Giardiello: sono entrato senza tesserino, volevo uccidere ancora

Strage al Tribunale, Giardiello: sono entrato senza tesserino, volevo uccidere ancora

Era ben congegnato il piano di Claudio Giardiello. Ed è riuscito alla perfezione, anche senza un falso tesserino da avvocato. Se n'era parlato subito dopo la sparatoria al tribunale di Milano, nella mattinata di giovedì, durante la conferenza stampa della procura. Il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, fino a ieri supponeva che fosse entrato «presentando un documento falso». Tutto quel che è stato raccolto, per ora, è il video nel quale si vede l'assassino riporre il portafoglio nella tasca interna della giacca, poco prima delle 9.30. Non lo ha accompagnato il suo legale, Michele Rocchetti, che assicura: «Sono entrato, come sempre, dall'ingresso riservato agli avvocati in via Freguglia», spiegando di essersi incontrato con il suo cliente «al terzo piano, poco lontano dall'aula, davanti alla cancelleria della seconda sezione penale. Quando Giardiello è arrivato io ero già là, a scambiare due chiacchiere con un testimone».

Manca ancora, invece, una traccia della sua uscita. Intanto si vagliano altre registrazioni ma l' ipotesi, che si stava verificando, non regge al confronto con i filmati delle telecamere interne. Ed è smentita anche dal verbale d'interrogatorio, dove il killer affermerebbe di essere entrato nell'edificio dal varco riservato agli avvocati senza doversi far riconoscere. Del resto, non gli hanno trovato addosso nulla quando lo hanno perquisito, tranne la pistola in tasca con il colpo in canna e un intero caricatore ancora pieno di proiettili. Nulla nemmeno nell'abitazione di Giardiello a Brugherio, dove gli investigatori hanno sì sequestrato alcuni tesserini simili a quelli dei legali. Ma lui a casa non è mai tornato. Di certo non li aveva portati a Milano.
Dunque ha agito indisturbato, eludendo i controlli e la vigilanza, proprio come aveva pianificato: «Quando ho superato il varco ho pensato: se mi fanno passare con la pistola, lo faccio...». Lo conferma lo stesso autore della strage ai carabinieri, subito dopo la cattura: «Avevo lasciato lo scooter parcheggiato in via Manara, fuori dall'ingresso da cui ero entrato».

Sapeva da dove entrare e anche come andarsene, in fretta e furia, dallo stesso cancello. Aveva studiato nei dettagli il dedalo di scale e corridoi che attraversano il palazzo di giustizia di Milano. Conosceva a memoria il percorso che conduce all' aula dell'udienza, al terzo piano, dove ha sparato uccidendo il suo ex difensore Lorenzo Claris Appiani e il suo ex socio in affari Giorgio Erba e ferendo altre tre persone, suo nipote Davide Limongelli, l'avvocato Paolo Brizzi e il commercialista Stefano Verna. Da lì, è sceso al secondo piano, dove ha fatto irruzione nell'ufficio del giudice Fernando Ciampi e lo ha colpito a morte. Poi, nella concitazione, è riuscito a fuggire: «Sono uscito tranquillamente dal tribunale».

Ha riavviato il motorino e si è diretto verso Vimercate per andare a mietere altre vittime, compreso se stesso. «Il tribunale mi ha rovinato, quel posto è l' origine di tutti i miei mali. Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato», ha confessato dopo l'arresto, quasi sollevato: «Meno male che mi avete fermato, stavo andando a uccidere un altro coimputato nella vicenda, che non era in tribunale e poi mi sarei ucciso». Si è salvato così, senza sapere di aver corso un pericolo mortale, Massimo D'Anzuoni, socio di minoranza di Giardiello in una società, il quale pur essendo stato convocato come testimone non si era presentato all'udienza fatale e ora non gli resta che ringraziare il suo legale: «Devo la mia vita all'avvocato che mi ha suggerito di non andare». Rinchiuso nel carcere di Monza, Giardiello sarà interrogato stamane sabato 11 aprile alle 9.30. Il pubblico ministero Franca Macchia gli contesta l'omicidio plurimo con l'aggravante della premeditazione e tentato omicidio. Se le accuse fossero confermate, la procura di Monza potrebbe contestargli anche il reato di strage, per poi trasmettere gli atti a Brescia, competente perché tra le vittime c'è un magistrato in servizio a Milano.

di Andrea Morigi

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Commenti all'articolo

  • cesarezac

    12 Aprile 2015 - 09:09

    Probabilmente gli saranno inflitti gli arresti domiciliari. In fondo in confronto con Schettino lui è un angioletto

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  • doberman

    11 Aprile 2015 - 12:12

    Ora sono tutti buoni........

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  • stefanosulas

    11 Aprile 2015 - 10:10

    Le "frasi agghiaccianti"le ho lette tra i commenti dei lettori dei due quotidiani di propagandaberlusconiana: frasi che fanno di questo assassino un eroe. Frasi di signori che si augurano che sia solo l'inizio di una serie. Quanta gioia per la morte; e pensare che siete voi i difensori dei valori cristiani. tutto ciò solo perchè avete come leader un pregiudicato....

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