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L'Ingegnere in aula a Milano

De Benedetti scorda il suo falso in bilancio

De Benedetti scorda il suo falso in bilancio

Carlo De Benedetti ha 81 anni ben portati. Ci sono pensionati che a 65 danno da mangiare ai piccioni al parco e sembrano più vecchi di lui. Però un buon vestito non basta per evitare gli inciampi dell’età, e così anche all’Ingegnere può capitare di avere vuoti di memoria. Ieri, per esempio, ha dimenticato di aver patteggiato tre mesi di reclusione (poi convertiti in una pena pecuniaria da 50 milioni di lire) per il reato di falso in bilancio relativamente ai bilanci della Olivetti del 1995-1996. A ricordarglielo, nell’aula della quarta sezione penale del tribunale di Milano, è stato l’avvocato Tullio Padovani, che difende Marco Tronchetti Provera dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

La vicenda inizia il 29 ottobre 2013. Quando Tronchetti Provera (da ora MTP) dichiara all’Ansa che lo stesso Ingegnere «è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste Italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro per le vicende di Tangentopoli». Dichiarazione che seguiva quella di De Benedetti sulla gestione Telecom di MTP: «La comunicazione è fatta bene, la rapina ancora meglio». De Benedetti decide di querelare il presidente e ad del Gruppo Pirelli, il quale a sua volta rinuncia all’udienza preliminare per accorciare i tempi e portare il suo accusatore sul banco dei testi.

E allora eccolo lì, in abito grigio, un attimo prima del vuoto di memoria. «Quell’affermazione è falsa - dichiara - nessuno ha mai impugnato i bilanci, erano integri e genuini». Interviene l’avvocato Padovani: «Le chiedo se lei ha memoria di una sentenza di condanna nei suoi confronti da parte del Tribunale di Ivrea del 14 ottobre 1999, poi passata in giudicato, per falso in bilancio in relazione ai bilanci Olivetti». È un gancio al fianco. «No, non ricordo di questa sentenza - risponde De Benedetti - perché sarà finita nel nulla l’accusa». Padovani: «Non è finita nel nulla, ma con una sentenza di patteggiamento a tre mesi di reclusione per falso in bilancio con risarcimento per l’Olivetti. Le imputazioni si riferivano a delle trasformazioni contabili. Lei non ricorda di avere risarcito Olivetti?». Montante al mento. «No», risponde di nuovo il teste. «Eppure questo risulta dalla sentenza - insiste l’avvocato - che mi riservo di produrre. Quindi i bilanci erano criminosamente falsi e lei patteggiò la pena». Nel pugilato sarebbe intervenuto l’arbitro per sospendere l’incontro e avremmo sentito la campanella. Padovani ha poi fatto sapere che «nel 1994 venivano iscritti nel bilancio Olivetti crediti e ricavi inesistenti per circa 45 miliardi di lire, nel 1995 per circa 60 miliardi e nel 1996 per circa 18 miliardi di lire». Va detto che il patteggiamento di De Benedetti e di altri ex vertici dell’Olivetti è stato revocato nel 2003 dal giudice di Ivrea in conseguenza - guarda il caso - della revisione del reato di falso in bilancio introdotta nel 2002 da Berlusconi.

Ogni punto della frase incriminata è stata analizzata e, secondo l’avvocato di MTP, è accertato che risponde al vero. La cacciata dalla Fiat descritta nel 1976 da Repubblica con termini quali «licenziamento» ed «eliminato»; il carcere (per un sol giorno) a Regina Coeli in data 31 ottobre 1993; il coinvolgimento nel Banco Ambrosiano con due condanne per bancarotta fraudolenta poi annullate dalla Cassazione. Sulla frase relativa alle Poste, De Benedetti ha detto che «durante Tangentopoli» è stato «l’unico presidente di un grande gruppo che si è presentato spontaneamente da Di Pietro sostenendo che mi assumevo tutte le responsabilità per quello che sapevo e pure per quello che non sapevo». Era il 16 maggio 1993, due giorni dopo concesse un’intervista al Wall Street Journal in cui l’autrice Lisa Bannon scrisse: «De Benedetti non chiede scusa per le tangenti pagate e dice che lo rifarebbe, perché queste erano le regole del gioco negli anni ’80». E poi un virgolettato dell’intervistato: «Lo rifarei con lo stesso disgusto con cui l’ho fatto negli anni passati».

Per questa vicenda De Benedetti è stato coinvolto in due procedimenti, terminati con proscioglimento e prescrizione. Il suo portavoce ha parlato di «irrilevante entità del fatturato a cavallo di due esercizi» e ha spiegato che secondo i consulenti dei pm che istruirono il caso «non ha avuto la benché minima influenza sul risultato economico degli esercizi» al centro del procedimento. Insomma, una storia che poteva essere dimenticata.

di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • vfangelo75

    12 Agosto 2015 - 16:04

    Sa fare anche il viso di una persona che vuole essere compatiti, povero uomo, non farei una società con te neanche di un euro, comprerei un gelato, altrimenti anche quello ruberesti.

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  • solerosso34

    10 Luglio 2015 - 19:07

    non so se sia vero, ma chi può dovrebbe indagare. sembrerebbe che alcune persone sarebbero intervenute presso la procura, proponedo un trattamento di riguardo a de benedetti, in cambio appoggio del giornale repubblica a mani pulite. (?)

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  • antonio75

    18 Giugno 2015 - 10:10

    Quei vecchietti che vanno al parco a dare a mangiare ai piccioni hanno onore e dignità e posso scagliare la prima pietra . Questo Carlo secondo me non può scagliare nemmeno un fiore di quanto sarà sporca la sua anima.

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  • Vittori0

    28 Aprile 2015 - 18:06

    Una sola persona ha avuto il coraggio di qualificarlo esattamente e non è mai stata contraddetta!!

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