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La proposta di legge

Lavoro, uno sciopero nei trasporti pubblici ogni mese: arriva la legge per risarcire i pendolari

Lavoro, uno sciopero nei trasporti pubblici ogni mese: arriva la legge per risarcire i pendolari

Quando gli scioperi nazionali nel trasporto pubblico cominciano ad avere cadenza mensile, nasce sospetto che probabilmente la rivendicazione dei diritti dei lavoratori non sia proprio il principale motivo per il quale le agitazioni vengono indette. Ce n'è stato uno il 17 aprile, poi un altro 15 maggio. Sempre due venerdì, in entrambi i casi promossi da sigle sindacali piccole, con pochi iscritti, come per esempio l'ultimo firmato Usb, organizzazione che nella Capitale può vantare appena 172 aderenti. E se Milano l'ha scampata, lo deve solo alla precettazione degli scioperanti applicata dal Prefetto in virtù dell'Expo in corso. Durante lo sciopero di aprile, a Roma si sono viste scene di rabbia diffusa, minacce ai macchinisti di pendolari esasperati che non si sono visti negati il diritto di una passeggiata a Trastevere, ma la possibilità di andare a lavoro in orario. Cresce quindi il sospetto, si diceva, che una bella giornata di sospensione dal lavoro, sempre a ridosso del weekend, venga organizzata più per fare incetta di nuovi iscritti, rosicchiandoli ai sindacati più corposi, in barba a chi a lavoro ci vuole andare senza problemi. Il governo starebbe lavorando a un giro di vite per rivedere la legge sugli scioperi, ma non prima delle elezioni regionali. Vertici, riunioni, chiacchiere che promettono tempi lunghi e sedute inconcludenti.

La proposta - Alla Camera però, scrive il Messaggero, è arrivata una proposta di legge popolare promossa guarda caso dalla Fit-Cisl, il ramo trasporti del grosso sindacato che nel doversi tutelare potrebbe venire incontro una volta tanto anche ai lavoratori, ogni tanto accade. Il sindacato ha raccolto 80.500 firme proponendo innanzitutto di risarcire chi possiede un abbonamento per i trasporti pubblici nel giorno in cui viene indetto uno sciopero. Non una cascata di gettoni d'oro, si parla naturalmente dell'equivalente del costo dell'abbonamento per una singola giornata, ma è già un passo avanti.

Chi incassa - C'è un altro aspetto spesso poco considerato quando assistiamo inermi agli scioperi degli amanti del weekend lungo. Visto che buona parte delle aziende dei trasporti pubblici non riesce a far quadrare i propri bilanci, ogni anno il ministero del Tesoro trasferisce 5 miliardi di euro per coprire la quasi totalità delle perdite. In un solo giorno le aziende ricevono quindi 13 milioni e 500 mila euro, anche se in quelle 24 ore i lavoratori hanno deciso di protestare e quindi di non far uscire i mezzi dai depositi, con relativo risparmio di carburante, usura e giornata di stipendi. Un bel guadagno che potrebbe essere frenato dalla proposta di legge della Fit-Cisl che vuole bloccare i versamenti nei giorni in cui di fatto l'azienda è stata ferma.

La riforma - Per carità il diritto di sciopero non lo vuole negare quasi nessuno, i lavoratori del trasporto pubblico avranno mille ragioni per scendere in piazza, a cominciare dal contratto nazionale fermo a 8 anni fa. Ma la giungla delle agitazioni ha esasperato gli stessi sindacati, quelli con più iscritti, che propongono anche una scatola nera a bordo dei mezzi, così da verificare i chilometri effettivi percorsi e stanare i furbetti. Ma soprattutto c'è l'idea del governo che vorrebbe riformare l'organizzazione di uno sciopero, cioè passando dalla semplice istanza di un minuscolo sindacato, alla maggioranza dei delegati sindacati di un'azienda.

di Giovanni Ruggiero
@juan_r

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