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Marocchino arrestato, lo scontro tra pm e Tunisia imbarazza Alfano: "Il giorno della strage Touil a Milano", "Procurò le armi"

Marocchino arrestato, lo scontro tra pm e Tunisia imbarazza Alfano: "Il giorno della strage Touil a Milano", "Procurò le armi"

Ci sono tre Paesi che cercano di capire chi sia Abdelmajid Touil. Per la Tunisia è uno degli organizzatori ed esecutori dell’attentato al museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo. Per l’Italia è un signor nessuno, uno dei tanti migranti arrivati con un barcone; da rintracciare solo perché il suo nome è su un mandato di arresto internazionale. Per il Marocco, la sua nazione d’origine, è una notizia da mettere nelle brevi dei giornali. A due giorni dal suo arresto a Gaggiano (Milano) quel ragazzo di 22 anni resta un mistero. Gli inquirenti italiani, dopo l’iniziale entusiasmo per il colpo messo a segno, hanno cominciato a raffreddarsi rilasciando timide dichiarazioni da cui si intende chiaramente che potrebbe essere stato commesso uno sbaglio. «È in corso un’attenta verifica da parte dell’autorità giudiziaria milanese, soprattutto in merito all’alibi fornito», ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. «Se ci fosse un errore sarebbe della procura di Tunisi - commenta invece un agente che si è occupato dell’arresto - noi ci siamo limitati a eseguire un ordine di cattura internazionale, non abbiamo fatto indagini approfondite sul marocchino». Gli investigatori tunisini, di contro, continuano a sostenere la colpevolezza di Touil e ieri una fonte ufficiale ha spiegato che «è un trafficante d’armi... ha portato le armi per gli attentatori del Bardo dalla Libia alla Tunisia prima della data dell’attacco».





Gli spostamenti del ragazzo sono tracciati fino a un certo punto. Risulta però che sia partito dal Marocco in aereo per raggiungere Tunisi (dove ha dormito tre giorni in albergo) e che da lì sia poi entrato in Libia. La madre ha detto che quei quindici giorni li ha spesi alla ricerca di un lavoro e, non avendolo trovato, ha deciso di imbarcarsi con altri novanta disperati per le coste italiane. Parola di mamma. A cui però ribatte quella delle autorità tunisine, convinte che Touil abbia invece passato i giorni a ultimare i preparativi del piano per l’attentato costato la vita a 24 persone, tra cui 4 italiani. Sarebbe dunque possibile che con la cifra guadagnata - alcune migliaia di dollari - abbia pagato il viaggio agli scafisti. Le condizioni economiche di Touil non fanno pensare a un trafficante di livello. La madre fa da anni la badante in Italia, il padre è rimasto in Marocco perché ammalato, il fratello ha precedenti per piccolo spaccio. Potrebbe aver davvero fatto il viaggio Libia-Tunisia per pagarsi il biglietto del barcone. Ipotesi, semplici ipotesi che avrebbero bisogno di approfondimenti di esperti.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva salutato l’arresto come un successo investigativo. Quando però ieri gli è stato chiesto se la pensasse ancora così ha risposto: «Abbiamo eseguito un mandato di arresto internazionale sulla base di indagini svolte in un altro Paese. È lì che va rivolta la domanda. Un mandato di arresto internazionale non è competenza italiana». In qualunque Paese del mondo questo si chiama “scaricabarile”. Comunque da oggi comincia un nuovo capitolo nella vicenda, quello dell’estradizione. La parola passa agli avvocati e ai magistrati che dovranno sciogliere un complesso nodo di rogatorie, permessi e documentazioni. La Tunisia ha quaranta giorni per far recapitare la richiesta ufficiale all’Italia.

Alle 11.30 è prevista un’udienza davanti al giudice della quinta corte d’Appello di Milano, Antonio Nova, in cui verrà chiesto formalmente a Touil se vuole essere estradato in Tunisia. Prima di pensare a cosa potrebbe rispondere è bene conoscere i capi d’imputazione che gli vengono contestati: omicidio volontario con premeditazione, cospirazione al fine di commettere attentati contro la sicurezza interna dello Stato e commettere un attentato allo scopo di mutare la forma di governo, incitare la popolazione ad armarsi l'una contro l'altra e provocare disordini sul territorio tunisino, sequestro di persona a mano armata, partecipazione ad addestramento militare all'interno del territorio tunisino al fine di commettere reati terroristici, utilizzo del territorio della Repubblica al fine di reclutare e addestrare persone per commettere atti terroristici. Ora è importante sapere che in Tunisia è prevista la pena di morte per buona parte di questi reati. A questo punto cosa pensate che possa rispondere Touil alla domanda?

di Salvatore Garzillo

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