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L'intervista

Lo storico Gianni Oliva: "Il tesoro dei vinti? Finito nelle mani del Pci e di privati. Il capitano Neri e Gianna uccisi perché contrari”

Lo storico Gianni Oliva: "Il tesoro dei vinti? Finito nelle mani del Pci e di privati. Il capitano Neri e Gianna uccisi perché contrari”

"Il tesoro dei vinti? Certo è che è rimasto nelle mani del Pci", afferma lo storico piemontese Gianni Oliva, in merito alla sua opera bibliografica Il tesoro dei vinti (Mondadori, 2015). Documenti e preziosi trasportati dalla Colonna Mussolini verso la Svizzera e sequestrati sul Lago di Como, da settant'anni infoltiscono le colonne della cronaca storica, lasciando spesso spazio al gossip, ai colpi di scena e a teorie più o meno fantasiose. Oggi i testimoni di quella vicenda sono quasi tutti morti; la curiosità di Oliva è invece vivissima e, dopo un'avventura nella Legione straniera, l'autore ci propone uno studio volto a gettare un po' di luce su uno dei misteri più avvincenti del dopoguerra.

Professore, perché "tesoro dei vinti"? 
"Perché è il tesoretto stipato nelle auto su cui Mussolini, alcuni gerarchi e alcuni ministri di Salò cercano di allontanarsi dall'insurrezione partigiana nei giorni cruciali di fine aprile 1945. La dizione abituale è l'oro di Dongo, dal luogo in cui la colonna fu fermata e perquisita; tesoro dei vinti si riferisce invece alla condizione dell'ultimo fascismo, giunto al crepuscolo. 
Parliamo della celebre valigia di Mussolini? 
"Nella valigia di Mussolini c'erano fascicoli riservati, con carte relative al carteggio con Churchill, alla questione del confine nordorientale, alla presunta omosessualità del principe Umberto. In realtà, si tratta di documenti su cui c'è stato assai più gossip che ricerca: probabilmente, i documenti avevano un'importanza storica assai minore di quella che è stata raccontata. Sulle altre auto c'erano invece valuta italiana e straniera, rottami d'oro, titoli di stato, gioielli: secondo i servizi segreti americani, oltre 8 miliardi di lire del tempo. Si tratta comunque di cifre ipotetiche: la maggior parte del tesoro è stata presa da privati che, nella confusione di fine guerra, hanno potuto giovarsi di tanta fortuna inattesa".
Quale fu la destinazione delle somme sequestrate? 
"La parte del tesoro inventariata è stata trasferita al la Federazione comunista di Como in due viaggi successivi, con l'impegno di trasmetterla alle future nuove istituzioni nazionali. In realtà, se ne perdono le tracce: dal processo fatto a Padova nel 1957 emerge che il denaro è servito per la smobilitazione delle formazioni garibaldine; secondo altre testimonianze, per sostenere l'organizzazione di un partito che in quell'epoca guardava ad una prospettiva rivoluzionaria; secondo altri ancora per investimenti edilizi. Certo è che è rimasto nelle mani del Pci".
Due nomi: Luigi Canali e la compagna Gianna... 
"Il Capitano Neri (Canali, ndr) e la partigiana Gianna (Giuseppina Tuissi, ndr), che avevano materialmente compilato l'inventario del tesoro poi trasferito alla federazione comunista di Como, erano due comunisti non ortodossi, non venivano dalla scuola di partito, erano estranei alla cultura centralista della Terza Internazionale. E, soprattutto, erano convinti che quella somma dovesse andare allo Stato Italiano. Insomma, erano dei militanti anomali e dei testimoni scomodi. Per questi sono stati soppressi nel clima infuocato della resa dei conti".
Guerra civile, argomento sempre "caldo". Quali sono state le prime reazioni alla sua ricerca? 
"La ricerca ha suscitato interesse, con spazio a Porta a Porta e su molti quotidiani: nessuno si è stupito e nessuno ha censurato. La cosa buffa, semmai, è che quando ho presentato il volume a Dongo,nella stessa stanza del Municipio dove fu prigioniero Mussolini, la domanda preliminare è stata: Professore, ma fa anche i nomi?. Ho rassicurato tutti: che molti privati abbiamo approfittato di quella fortuna è ovvio, ma dal punto di vista storico irrilevante. Storicamente, ha significato la destinazione al Pci, perché aiuta a capire le dinamiche dell'epoca.


di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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Commenti all'articolo

  • allianz

    27 Maggio 2015 - 19:07

    L'oro di Dongo?Se lo sono fregato i gloriosi partigiani per assicurarsi il benessere all'indomani della fine della guerra....Altro che russia o PCI.Questi si sono messi d'accordo.Normale.Sono sempre italiani.

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