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Il caso

Eni-Saipem, i pm: "Maxi tangente in 7 tranche"

Secondo i pm la mazzetta di 197 milioni versata al governo algerino è arrivata in diversi flussi. Scaroni: "Io totalmente estraneo, già puniti i responsabili"

Eni
La presunta tangente di 197 milioni versata dalla Saipem per aggiudicarsi una commessa di 11 miliardi dal governo algerino sarebbe stata suddivisa in 7 tranche, confluite poi sui conti della Pearl Partners Ltd, società di Hong Kong. E' questa l'ipotesi della Procura di Milano, nell'ambito dell'indagine che vede coinvolto l'amministratore delegato della compagnia petrolifera, Paolo Scaroni, e altre sette persone.

Il decreto di perquisizione - Scorrendo il decreto di perquisizione della procura di Milano, si apprende che Scaroni, secondo i pm di Milano, avrebbe incontato nella sede di Parigi un intermediario della società che avrebbe fatto da collettore della tangente, finita poi al governo algerino in cambio della commessa. Dall'atto emerge anche il coinvolgimento dell'ex-manager Saipem, Pietro Varone, che avrebbe sponsorizzato con una nota per un Cda del 2007, la società presunta intermediaria. Sotto la lente d'ingrandimento dei pm Fabio de Pasquale, Sergio Spadaro e Giordano Baggio, sarebbero finiti poi i rapporti tra Varone e Farid Bedjaoui, intermediario della Pearl Partners Ltd., che sarebebro soci di un'azienda agricola.

Le reazioni - Subito dopo l'uscita della notizia, Eni, controllante di Saipem, si è detta "totalmente estranea all'indagine della Procura di Milano", così come l'ad del cane a sei zampe, che si è dichiarato "estraneo alla vicenda", sottolineando, poi, che "i vertici sono stati già licenziati".

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  • allianz

    09 Febbraio 2013 - 14:02

    Rivolgersi a MPS. Grazie.

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  • 44carlomaria

    09 Febbraio 2013 - 13:01

    Mi hanno insegnato,nei primi anni '60, che il giudice deve agire da buon padre di famiglia. Ora che vengano indagati con suonare di trombe, managers di una industria statale che ci rappresenta nel mondo e porta anche molti utili allo stato, mi sembra una cagata pazzesca. Mi sorge però il dubbio che qualcuno sia incoraggiato dai concorrenti di multinazionali della sfera Obamiana. Un dubbio o una realtà? ai poateri l'ardua sentenza, alle nostre tasche subito il conto. Un'altra osservazione ai pensionati è stata bloccata la rivalutazione ai Giudici è stata aumentata. Asvedommia

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  • Borgofosco

    09 Febbraio 2013 - 12:12

    Il manager ha qualche sponda anche a sinistra, se è vero che ai tempi dei governi dell’Ulivo era circolato il suo nome come possibile risanatore dell’Alitalia; e che la sua nomina ai vertici dell’Enel ha provocato, accanto alle reazioni critiche di Pier Luigi Bersani, anche i commenti soddisfatti di un altro ex ministro dell’allora Quercia, Vincenzo Visco. Un bel risultato, per l’autore di un manuale che consigliava agli aspiranti manager di non schierarsi troppo, di non bruciarsi brandendo una sola bandiera politica. Il corruttore dell’Enel è diventato manager dell’Enel: “Ironica sorte”, come dice il Financial Times. E poi dell’Eni, fino allo scandalo attuale delle mazzette algerine: innocente fino a prova contraria, naturalmente. Ma l’indagine milanese ha fatto riprendere vita nel 2013 ai cattivi spiriti di Tangentopoli. Nell’Italia della Prima Repubblica non si poteva lavorare senza pagare tangenti, scolpisce Scaroni per sempre sulle colonne austere del quotidiano britannico.

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  • Borgofosco

    09 Febbraio 2013 - 11:11

    Il ritorno definitivo in Italia avvenne proprio all’Enel, da amministratore delegato della svolta. Dal progetto di multiutility caro al suo predecessore Franco Tatò, Scaroni si concentra sul core business, cede la controllata Wind e inizia una graduale espansione all’estero, in particolare nell’Est Europa. Tre anni dopo il salto nel settore del petrolio e del gas, come a.d. di Eni, dove spinge ancora forte sul core business energetico e su progetti ambiziosi in Kazakhstan(dove anche lì spuntarono indagini su presunte tangenti), Venezuala e Mozambico. Nel 2006 torna di nuovo in Tribunale, questa volta ad Adria, dove viene processato come ex a.d. di Enel per l’inquinamento del Delta del Po con la centrale di Porto Tolle, viene condannato in Cassazione a un mese di reclusione per un reato però ormai prescritto e già convertito in ammenda da 1.140 euro.

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