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Mafia capitale, Salvatore Buzzi pagava gli stipendi dei dipendenti del Pd di Roma

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Mafia capitale, Salvatore Buzzi pagava gli stipendi dei dipendenti del Pd di Roma

Salvatore Buzzi, l'ex capo delle coop in carcere per l'inchiesta su Mafia capitale e lo scandalo sulla gestione dei centri per l'accoglienza ai profughi, ha pagato parte degli stipendi dei dipendenti del Partito democratico della Capitale. A sostenerlo sono gli inquirenti della Procura di Roma che hanno fatto emergere come gli stipendi dei dipendenti Pd di settembre 2014 siano stati coperti grazie a fondi che fanno capo a Buzzi. Con le casse del partito in difficoltà, il cassiere Carlo Cotticelli chiese un primo versamento di 6-7 mila euro. Il Corriere della sera riporta che il 9 settembre scorso Buzzi e Lionello Cosentino, in quel momento segretario Pd di Roma, si sono incontrati per definire i dettagli con cui Buzzi avrebbe pagato gli stipendi dei dipendenti Dem. L'elargizione di 6-7 mila euro avrebbe avuto cadenza ad ogni primo del mese. Cifra che doveva partire da un conto della coop 29 giugno e regolarmente fatturata dal Pd romano.

Stipendiati - L'analisi delle intercettazioni sta facendo emergere altri sospetti sul sistema di corruzione che il gruppo guidato da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati che avrebbe "arrotondato" gli stipendi anche di magistrati. In una conversazione telefonica, lo stesso Buzzi diceva: "Il prefetto Pecoraro è corrotto! Ha preso un milione di euro da Cerroni, lo tiene per le palle, e lui stava nella cordata con la Polverini per i napoletani...". Il Cerroni citato è Manlio, proprietario dell'enorme discarica di Malagrotta, contro il quale Pecoraro ha sempre sostenuto di essersi opposto: "È solo fango - ha detto l'ex prefetto di Roma - contro Cerroni ho emesso una interdittiva. E sono stato tra i primi a ostacolare il suo monopolio".

Cade il governo - Dall'interrogatorio di Buzzi davanti ai magistrati romani emerge poi uno scambio serrato su ipotetiche notizie deflagranti che Buzzi avrebbe potuto rivelare. In particolare quando il discorso arriva a parlare della gestione del centro di accoglienza per profughi di Mineo, Buzzi dice: "Su Mineo casca il governo". Prima il pm Giuseppe Cascini, poi il procuratore aggiunto Michele Prestipino, cercano di minimizzare la sparata dell'interrogato: "Queste sono frasi inutili - dice Cascini - Noi facciamo un altro mestiere". Buzzi insiste che parla solo a registratore spento, ma i magistrati non accettano: "È vietato dalla legge - dice ancora Cascini - forse lei non ci crederà ma ancora in questo Paese c'è qualcuno che segue le regole".

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