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Papa Francesco, la rivoluzione: "Una data fissa per la Pasqua"

Papa Francesco

Se è per riunificare i cristiani, «la Chiesa è disposta a stabilire una data fissa per la Pasqua», in modo che possa essere festeggiata nello stesso giorno da cattolici, protestanti o ortodossi. Papa Francesco lo annuncia durante la meditazione nella basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione del terzo raduno mondiale dei sacerdoti del movimento carismatico. Rispondendo, davanti a più di mille preti riuniti, a una domanda sull’ecumenismo e sui rapporti con la Chiesa ortodossa, sia di Costantinopoli che di Mosca, il Papa annuncia che «la Chiesa cattolica è disponibile a rinunciare alla data determinata per la domenica di Pasqua dal primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera», per far sì che «la Risurrezione arrivi per tutti lo stesso giorno».

È una svolta che farà discutere le gerarchie ecclesiastiche i fedeli delle diverse confessioni, forse per anni. I tempi della Chiesa sono lunghi e tengono conto anche delle fratture del passato. Il Pontefice non teme né di ricordarle né di assumersene la responsabilità: «Non sono stati i luterani che hanno saccheggiato Costantinopoli, siamo stati noi». Si spinge oltre, per spianare la strada a un rapporto più stretto nei confronti dei fratelli nella fede più lontani, ammettendo che «abbiamo veramente avuto brutti litigi, sono stati i cattolici che hanno invaso la Russia due volte e i russi sono stati molto svegli li hanno fatti entrare e l’inverno si è fatto carico del resto». Ecco una proposta concreta, dopo cinquant’anni dalla fine del Concilio Vaticano II, che obbligherà a schierarsi e a rispondere all’appello.

Mettere d’accordo gli ortodossi fra di loro potrebbe rivelarsi anche più difficile di un’intesa con i cattolici, ma, spiega: «In queste tre capitali simboliche, Roma, Costantinopoli e Mosca, ci sono le tre grandi: il Patriarca ecumenico Bartolomeo, il Patriarca Kirill, e il Papa di Roma. Con il patriarca Bartolomeo ci siamo incontrati diverse volte, parliamo della stessa fede, ci trattiamo come fratelli, anzi di più l’ho invitato a presentare l’enciclica sull’ambiente, il 18 giugno. Non può venire ma manderà il migliore teologo cristiano, l’arcivescovo di Pergamo Giovanni Zizioulas».

L’apertura susciterà perplessità e reazioni. Del resto, Papa Bergoglio non solo se lo aspetta, ma lo auspica perché «che ci sia una discussione è un bene perché dove non si discute c’è una Chiesa morta. Solo nei cimiteri non si discute». La «parresia», cioè la capacità di parlare sinceramente, spiega, «è il principio che ha salvato la Chiesa primitiva, il coraggio di Paolo di dire le cose, il coraggio degli apostoli di discutere tra loro». Esorta all’unità anche nella Chiesa: «Vedere i vescovi insieme ai sacerdoti è la cosa più bella di una Chiesa particolare» e aggiunge «abbiamo bisogno di sacerdoti vicini al popolo di Dio, abbiamo bisogno di vescovi vicini al popolo di Dio».

Purché non si cada nel tentativo di assimilazione, avverte. «Il clericalismo è come il tango, si balla in due: il sacerdote a cui piace clericalizzare il laico che chiede di essere clericalizzato. Lasciate lavorare i laici in pace, non clericalizzateli». Il Papa vuole che si rispettino le vocazioni e ripete: «Il clericalismo è un peccato che frena la libertà della Chiesa», ripercorrendo la sua esperienza. «Quante volte mi è successo che un parroco mi ha detto: ho un laico meraviglioso nella mia parrocchia, lo facciamo diacono? Questo è clericalizzare!».

Sopra tutti, però, dopo Gesù Cristo pone la Madre di Dio. «Non è femminismo osservare che Maria è molto più importante degli Apostoli», ha continuato il Papa che esplicitamente ha detto: «rispondo ai reclami femministi». «Sono molto contento che qui in prima fila ci siano le donne, perché anche le donne ricevono lo Spirito Santo».

Non è per assecondare un’ideologia che riprende quel richiamo del suo predecessore Giovanni Paolo I, secondo il quale Dio è padre ma anche madre.

Sono verità teologiche tradizionali tanto quanto lo è l’appellativo «Nostra Santa Madre Chiesa». Di conseguenza, «il genio femminile nella Chiesa è una grazia. La Chiesa è donna; è “la” Chiesa, non “il” Chiesa, è la sposa di Cristo, è la madre del santo popolo fedele di Dio». Il giorno della Pentecoste, ha ricordato, «le donne erano lì insieme agli apostoli». E le donne, ha aggiunto, sono «immagine della Chiesa e della madre Maria».

di Andrea Morigi

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Commenti all'articolo

  • solomauro

    14 Giugno 2015 - 20:08

    Gesu' nasce il 25 dicembre . Ma muore sempre in giorni diversi. Che razza di decisione è? Era ora che si proponesse una data unica per tutte le varie versioni del cristinesimo!!!

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  • scorpione2

    14 Giugno 2015 - 19:07

    penso che scrivete per spirito di contradizione, la nascita e' certa,la resurrezione si estrae a tombola. siete voi che avete rotto le palle.

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  • antonio75

    14 Giugno 2015 - 09:09

    Mi sembra un uomo che parla troppo e semina poco.Ovvio che le donne fanno parte dei cristiani non c'è bisogno che le dica lui (mica siamo scemi noi uomini ). Mi fa piacere che è ingrassato ,Gesù prima mangiavano gli altri poi Gesù. Lascia che la Pasqua la decidono i cristiani non tu Bergoglio.Scusami se ti do del tu, Gesù; si faceva chiamare o maestro o semplicemente Gesù .

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  • ChiaraSinopoli

    14 Giugno 2015 - 02:02

    Well!!!!!

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