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Giustizia in tilt

Treviso, il giudice non firma la sentenza: "Se sbaglio, devo pagare io". Rinvia tutto alla Corte Costituzionale

Treviso, il giudice non firma la sentenza: "Se sbaglio, devo pagare io". Rinvia tutto alla Corte Costituzionale

Effetti (non previsti) della "responsabilità civile dei magistrati". A Treviso un giudice, Cristian Vettoruzzo, si è rifiutato di emettere una sentenza relativa al caso del locatario di un capannone in cui erano state trovati 47 quintali di contrabbando. In base alle nuove norme varate dal governo, si è giustificata la toga, è troppo rischioso emettere un verdetto sulla base di "semplici elementi indiziari". In caso di errore, il giudice si sarebbe potuto veder trattenere dallo Stato fino a un terzo dello stipendio mensile. Meglio rinviare tutto alla Corte Costituzionale, eccependo sulla costituzionalità della riforma. Stop dunque al processo, in cui il pm aveva chiesto per l'imputato 2 anni di carcere e 8 milioni di euro di multa contro la richiesta di assoluzione piena per insufficienza di prove avanzata dalla difesa. Il ricorso alla Consulta rischia ora di aprire nuove, inquietanti prospettive per la giustizia italiana: se verrà accolta la posizione di Vettoruzzo, i tribunali italiani potrebbero andare in tilt a suon di rinvii e rifiuti di sentenziare da parte dei giudici.

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Commenti all'articolo

  • Angeli1951

    14 Settembre 2015 - 11:11

    Si vergogni di intascare lo stipendio e cambi mestiere. Però è una possibilità assurda ed impossibile in uno stato ignavo e preda di cosche spudoratamente e ipocritamente definite caste.

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  • seve

    14 Settembre 2015 - 11:11

    E' ora che ci si renda conto che siamo un paese marcio a tutti i livelli . l documenti di Mafia capitale in un posto che poi brucia e va tutto in fumo. I beni sequestrati alla Mafia che vengono amministrati da personaggi che non si sa come qualificarli ,è tutta una gran presa per il culo del popolo Italiano e basta.

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  • honhil

    14 Settembre 2015 - 09:09

    Se un giudice è incapace di fare il suo lavoro va licenziato. Si provi ad immaginare cosa succederebbe se un chirurgo in sala operatore si ferma, data la difficolta dell’operazione e dei possibili guai giudiziari, e chiude; se un avvocato, pensando che il suo assistito lo possa poi citare per un motivo qualsiasi, rinvia all’infinito l’appuntamento con l’aula. E via discorrendo.

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  • umberto2312

    15 Giugno 2015 - 08:08

    Se non se la sente,può sempre cambiare mestiere. Per esempio ,c'è un gran bisogno di idraulici.

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