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L'editoriale

Maurizio Belpietro: il Bergoglio verde non mi convince

Maurizio Belpietro: il Bergoglio verde non mi convince

Avendo difeso ieri il Pontefice per l’appello all’accoglienza degli extracomunitari (il Papa fa il Papa e dunque non può che predicare amore e carità verso tutti gli esseri umani, clandestini compresi), credo di avere titolo per poterlo criticare oggi, dopo aver letto l’enciclica intitolata «Laudato si’». In questo caso Francesco fa Francesco, nel senso che, in linea con il nome che si è scelto all’inizio del suo pontificato, Bergoglio con il documento diffuso ieri interpreta la spiritualità francescana, inserendosi in quel movimento pauperista che ha a lungo condizionato la Chiesa. Quello del Papa è una specie di «Cantico delle creature» riveduto e corretto. Non siamo ancora alla predica agli uccelli e neppure alla conversione del lupo di Gubbio, ma siamo almeno al Cantico della Terra. Nella qual cosa non ci sarebbe nulla di male, perché il rispetto della Terra è giusto, se non fosse che nell’enciclica del Papa si intravede quella serie di luoghi comuni che ha mosso per molti anni il movimento ambientalista. Tornano temi come il surriscaldamento globale, gli stili di vita imposti dal sistema capitalista, i metodi di produzione e consumo in funzione del profitto, l’accesso all’acqua potabile, la crescita delle città. Insomma, una summa di ciò che Greenpeace, Wwf e Verdi hanno predicato per anni. Più che al riscaldamento globale, dunque, pare di essere di fronte al riscaldamento papale, ossia a una minestra riscaldata dell’ecologismo più spinto.
Già, perché invitando a eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale, correggendo i modelli di crescita, Bergoglio sembra dimenticare che grazie a quei modelli di produzione e consumo la vita media delle persone è migliorata e così pure il tenore di vita di intere popolazioni. È un dato di fatto. Se oggi il pianeta è sovraffollato lo si deve a un fattore solo: si muore di meno. Non solo grazie alle scoperte scientifiche, ad una più corretta nutrizione, al debellamento delle malattie si vive di più, ma la prevenzione, l’igiene e le cure fanno sì che nel mondo si nasca di più. Magari ciò non avviene nel Vecchio Continente, dove la fertilità è in calo, ma le nascite nei nuovi continenti controbilanciano il saldo negativo. Risultato: oggi siamo molti più di ieri. Basti il dato italiano: all’inizio del Novecento l’aspettativa media di vita era di 43 anni, quella attuale di 80. Non a caso questa è chiamata l’epoca della longevità. E non potrebbe che essere così, visto che si vive il doppio. Dunque, l’uso della Terra non ha fatto vittime. Di sicuro non più di quelle che si registravano quando la Terra era «usata» meno.


Il Pontefice poi parla di acqua pubblica, sostenendo che soprattutto in Africa esiste una tendenza a privatizzare questa risorsa, trasformandola in merce soggetta alle leggi di mercato. Papa Francesco ricorda che «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale». Giusto. Il Pontefice però dimentica di dire che senza il progresso in Africa non ci sarebbe neppure la poca acqua che c’è. Chi ha costruito gli acquedotti? Chi ha bonificato le paludi? Chi ha portato pozzi, dissalatori e condotte, rendendo vivibili terre che prima non lo erano? Il tanto deprecato modello di crescita. Se i Paesi in via di sviluppo oggi sono sviluppati o quasi, lo si deve a quell’esecrabile sistema chiamato capitalismo.


Ovviamente nessuno nega che nello sviluppo industriale non tutto abbia funzionato e che ci siano stati e ci siano esempi di sfruttamento eccessivo delle risorse e delle persone, così come in diversi casi si è operato senza rispetto del territorio, maltrattando il pianeta. Ma ciò non può significare una condanna dell’interno sistema. È giusto difendere i più deboli e lottare contro l’indigenza, ma Papa Francesco non dovrebbe dimenticare che molte delle tesi che oggi egli fa proprie erano in passato sostenute dal movimento No Global, ossia da quel gruppo di giovani e meno giovani che sosteneva la necessità di fermare la globalizzazione per fermare l’impoverimento dei Paesi poveri. Come si sa, quei giovani e meno giovani avevano torto, perché a distanza di anni molte popolazioni dei Paesi del Terzo Mondo registrano una crescita economica mai avuta prima e ciò ha consentito a intere fasce di popolazione di uscire dalla miseria. Parola di Banca mondiale, secondo la quale oggi i poveri nel mondo sono la metà di ieri. Nel 1990 le persone costrette a vivere con meno di 1,25 dollari al giorno erano quasi 2 miliardi, nel 2008 1 miliardo e 300 milioni. Dunque, l’economia, il progresso, la crescita hanno non solo allungato la vita delle persone, ma l’hanno anche migliorata, consentendo a milioni di persone condizioni e redditi dignitosi.


Bergoglio invita a rispettare la natura? Giusto. Parla di ecologia? Strabene. Sprona a investire nell’agricoltura sostenibile e diversificata, sviluppando forme rinnovabili e poco inquinanti di energia? Ancor meglio. Ma tutto ciò non deve essere motivo per invocare una decrescita felice, perché nella decrescita non c’è felicità ma solo povertà.  Che il Papa si ispiri all’insegnamento del poverello di Assisi va bene, ma che lo erga a modello di sviluppo globale va un po’ meno bene. La conversione ecologista mi sta bene. Il conformismo ecologista no.

Maurizio Belpietro
maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • salvapo

    20 Giugno 2015 - 18:06

    Bene, bravo,bravissimo,Direttore. Speriamo che qualche illuminato trombone non dica che ha attaccato il Papa. Anche il Papa dovrebbe dire :Bravo direttore, ho detto qualche fregnaccia.

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  • Pragmatico81

    20 Giugno 2015 - 16:04

    La Chiesa cattolica da sempre è contro il Marxismo e il Capitalismo...

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  • marcomasiero

    20 Giugno 2015 - 10:10

    giusto ! fatto sta ed è che quei presunti in fuga da guerre e povertà rifiutano e buttano spaghetti sulle nostre navi (tanta fame non ce l' hanno) e si preoccupano di avere disponibile il WifI appena sbarcano.

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  • frankie stein

    20 Giugno 2015 - 08:08

    Peloso (sullo stomaco) e penoso assieme, Belpietro, rilegge ed interpreta Bergoglio in chiave storico- filosofica...Un enciclica post-industriale. Il suo errore sta proprio lì. E poi dov'è la 'conversione' ecologista del Papa? Immagino solo nella sua testa.

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