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La prima udienza

Massimo Bossetti confuso in aula: "Avvocato, non riesco a capire nulla"

Massimo Bossetti

Capelli ingellati, abbronzato, polo blu, jeans e scarpe da ginnastica. Così si presenta in Tribunale per la prima udienza del processo Massimo Bossetti, in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, 13 anni, a Brembate. E' spaesato - o forse solo freddo - in aula il muratore di Mapello. Tutti lo guardano entrare, una signora seduta, riporta il Corriere della Sera, nota: "Non vede come è gelido?".

Nessuno prima aveva visto Massimo Bossetti. Di lui giravano solo un paio di foto che lo ritraevano abbronzato steso sul lettino, o col cane in braccio. Ora invece è lì seduto, in carne e ossa: sembra più minuto di quanto appariva in quegli scatti, è magrissimo ma sempre molto abbronzato. Una tintarella presa durante le ore d'aria nel cortile del carcere.

Sembra confuso, sta in piedi finché una guardia si avvicina e gli dice che può sedersi. Lui obbedisce e si sistema, le mani conserte, le labbra dischiuse, l'espressione del viso bloccata. Sembra non provi emozioni, ansia, niente di niente. Alla fine dell'udienza i suoi difensori si avvicinano per salutarlo: "Avvocato, non ci ho capito niente", confessa: "Ho cercato di seguire, ma è molto difficile". Pare dica anche: "Vorrei che arrivasse la sentenza già domani". 

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