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La prova del nove

Banca dati del Dna, in Italia prelievi per tutti i condannati

Banca dati del Dna, in Italia prelievi per tutti i condannati

L'Italia si allinea alla maggior parte dei Paesi europei e crea una banca dati del Dna per identificare e raccogliere l'identikit genetico dei condannati. Per due motivi: coadiuvare il processo investigativo nazionale e collaborare a livello internazionale con la polizia degli altri stati nella risoluzione delle indagini.

La legge - Ci è voluto qualche anno perché si arrivasse a compiere il passo: è infatti del 2009 la legge che prescriveva la creazione del Dna-database. La paura che oggi incute il terrorismo, per certo, ha sollecitato l'iter burocratico per l'applicazione del provvedimento. Obiettivo primario di questa banca dati è quindi di confrontare le tracce biologiche rinvenute sulla scena di un reato con i profili dei pregiudicati, come già avviene in molti altri Paesi dell'Europa e del mondo.

Gli schedati - Sono cinque le categorie di condannati che verranno così schedate. Persone sottoposte a custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari; persone arrestate in flagranza di reato o sottoposte a fermo perché sospettate di delitto; detenuti o persone internate per sentenza definitiva per delitto intenzionale; persone sottoposte a una misura alternativa al carcere per lo stesso tipo di sentenza; e infine persone sottoposte a misura di sicurezza detentiva in via provvisoria o definitiva. Il campione di Dna verrà prelevato anche a cadaveri e a resti non identificati e ottenuto anche per le persone scomparse, solo con l'obiettivo di procedere nell'identificazione.

La procedura - I condannati verranno identificati attraverso Afis, il sistema automatizzato per l'identificazione delle impronte digitali nella direzione centrale anticrimine della polizia, e saranno sottoposti al prelievo di due campioni di mucosa orale per ottenerne il codice genetico, da parte di personale penitenziario specializzato. Il materiale biologico così ottenuto verrà inviato per l'accettazione, la catalogazione e la conservazione al Laboratorio centrale situato nel Ministero della Giustizia. Qui il materiale biologico verrà conservato per vent'anni, mentre il profilo biologico vi rimarrà per ben quarant'anni.

I costi - La legge stanziava alcuni milioni di euro di fondi per la sua messa in atto. Sono stati impiegati 3,8 milioni per l'allestimento della banca dati, e ben 10,9 milioni per la creazione del laboratorio. Elevati saranno anche i costi per mantenerlo in perfetta funzione: tra la manutenzione delle strutture, il personale che vi lavorerà (29 unità), e lo scambio internazionale di informazioni, si ipotizza una spesa di 1,8 milioni di euro a carico del ministero dell'Interno, e di quasi un milione a carico del ministero della Giustizia. Costano non poco i delinquenti.

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    04 Luglio 2015 - 16:04

    Questa legge mi fa piacere, se aggiungessero le impronte digitali sarebbe meglio, come avviene in altri paesi

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