Cerca

La querela

Marco Tronchetti Provera sfida in aula il "fallito" Carlo De Benedetti

Marco Tronchetti Provera sfida in aula il "fallito" Carlo De Benedetti

Lunedì a Milano sono previsti fuochi d’artificio. Ma non per l’Expo o una delle tante sagre estive. No, per un processo. Infatti si svolgerà la penultima udienza del procedimento contro il presidente e amministratore delegato di Pirelli Marco Tronchetti Provera. E questa volta ad essere ascoltato sarà proprio lui. L’avvocato del manager, il professor Tullio Padovani, non sembra preoccupato: «Venga in aula ci sarà da divertirsi». C’è da credergli viste le scintille che aveva offerto il confronto tra lo stesso Padovani e il querelante, l’ingegner Carlo De Benedetti. Tutto è iniziato nell’ottobre del 2013 quando l’editore del gruppo L’Espresso, in tv, si lanciò in durissimi apprezzamenti contro il management di Telecom. Al che Tronchetti Provera, ex presidente della compagnia telefonica, replicò con queste parole: «Se anche io raccontassi la storia delle persone attraverso i luoghi comuni e gli slogan potrei dire che l’ingegner De Benedetti è stato molto discusso per certi bilanci di Olivetti, per lo scandalo legato alla vendita di apparecchiature alle Poste italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro le vicende di Tangentopoli. Invece non lo faccio perché sarebbe sbagliato».

La stessa sera De Benedetti rincarò la dose definendo Tronchetti «avido e incapace» e aggiunse che «con le sue sconsiderate decisioni imprenditoriali ha distrutto miliardi di valore per gli azionisti Pirelli». Non soddisfatto ha querelato Tronchetti per diffamazione. Il processo è iniziato a gennaio e ad aprile ha vissuto la sua giornata più intensa con l’esame di De Benedetti. Nell’occasione Padovani si è concentrato sui bilanci «discussi» della Olivetti e ha domandato all’Ingegnere: «Ricorda la sentenza del gup di Ivrea del 14 ottobre 1999?». Il riferimento è a un patteggiamento di De Benedetti a 3 mesi di reclusione e 15 milioni di lire di multa (il tutto poi convertito in 51,7 milioni di multa) per l’iscrizione nei bilanci della Olivetti di crediti e ricavi inesistenti per oltre 120 miliardi di lire. «Non ne ho memoria» è stato il catenaccio di De Benedetti. A cui Padovani ha replicato da vero attaccante: «Quei bilanci erano falsi criminosamente». Con Libero il legale aggiunge: «In aula abbiamo dimostrato che i fatti, espressi in forma del tutto civile dal mio assistito, sono veri. De Benedetti non era “molto discusso”, ma “molto condannato” per i suoi bilanci"». A maggio Cesare Romiti ex presidente Fiat ha confermato la versione di De Benedetti sull’addio all’azienda torinese. La sentenza del giudice Monica Maria Amicone è attesa per fine luglio.

di Giacomo Amadori

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • carpa1

    05 Luglio 2015 - 10:10

    CDB vs TP. Ovvero, il bue che da del cornuto all'asino.

    Report

    Rispondi

  • honhil

    05 Luglio 2015 - 09:09

    Finora, e a raccontarlo sono i fatti, Carlo De Benedetti è stato sempre benevolmente aiutato, e nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari, dai suoi sinistri compagni. Sarà una sentenza spartiacque? La Giustizia se lo augura.

    Report

    Rispondi

  • sidereus40

    05 Luglio 2015 - 09:09

    De Benedetti che da del fallito a Provera equivale al bue che da del cornuto all'asino.

    Report

    Rispondi

blog