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Gianroberto Casaleggio: "Niente migranti vicino a casa mia". Ma la polemica è nata da una bufala

Gianroberto Casaleggio: "Niente migranti vicino a casa mia". Ma la polemica è nata da una bufala

Si è scatenato un putiferio intorno su Gianroberto Casaleggio per il presunto rifiuto di ospitare immigrati nordafricani in un albergo vicino alla sua abitazione nel Comune di Settimo Vittone in zona Caney, paese nel quale Casaleggio abita in una vasta proprietà.

La bufala - "Non voglio i migranti vicino a casa mia" sono le parole che molti giornali hanno attribuito al fondatore del Movimento 5 stelle scatenando contro di lui critiche e polemiche. Peccato che Casaleggio non le abbia mai né dette né scritte. Il sito Lo Spiffero ha pubblicato anche la lettera inviata dall'avvocato di Casaleggio alla Regione Piemonte, alla Prefettura di Torino e al Sindaco di Settimo Vittone: "Premesso che il nostro cliente non ha nulla da obiettare a che la Comunità locale di Settimo Vittone si faccia carico nei limiti delle proprie possibilità e capacità di tale emergenza sociale, nonostante l'impatto che la stessa certamente produrrà, mi ha incaricato di evidenziarvi come la struttura ove sembrerebbe che debbano essere accolti i suddetti migranti, sia in realtà un immobile dismesso e fatiscente, privo dei benché minimi requisiti igienico sanitari e che di alberghiero ha oramai solo la denominazione e sulla carta la destinazione d'uso". Nella lettera quindi, l'avvocato aggiunge: "Invitiamo ciascuno dei destinatari a disporre i necessari controlli igienico sanitari oltre che amministrativi al fine di accertare e verificare che il suddetto immobile sia dotato dei requisiti minimi per l'accoglienza umanitaria di cui trattasi. E ciò a maggior ragione se si consideri altresì come l'utilizzo della struttura comporterà un costo economico per la collettività". Di razzismo non sembra ci siano tracce, ma di sicuro Casaleggio non voleva gli immigrati vicino casa propria in un palazzo pronto a crollare da un momento all'altro.

La reazione - La Regione Piemonte ha smentito l'accordo sull'uso della struttura, provando a spiegare che di solito le strutture sono scelte in base a una serie di verifiche igienico-sanitarie. La Regione Piemonte chiude la lettera dicendo che "Lo sforzo che chiediamo ai cittadini piemontesi è grande solo se non raffrontato alla lotta per la sopravvivenza che ha mosso questi profughi a sfidare il deserto, la fame, le guerre e non da ultimo un viaggio in mare in condizioni più che proibitive". Insomma le istituzioni piemontesi hanno tutto sotto controllo, e nessun profugo finirà nella struttura fatiscente. Almeno non per il momento.

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